VUOI FARE IL GIORNALISTA? NON FARLO!4 min read

Nicola Fico | 29-04-2015 | Cultura

Anche per il 2015, la città di Perugia è stata teatro di uno degli eventi più importanti d’Italia.
Stiamo parlando del Festival Internazionale del Giornalismo, giunto alla sua nona edizione e durante il quale per 5 giorni (dal 15 al 19 Aprile) il capoluogo umbro ha visto ospitare speakers e volontari da ogni parte del mondo.
Tantissimi i temi nazionali e internazionali toccati nei vari panel.
Sullo sfondo emerge però, come in ogni edizione del festival, un unico grande punto di domanda: è possibile oggigiorno fare carriera nel mondo del giornalismo?
Significativo a tal proposito è stato l’incontro tenutosi nel secondo giorno del festival, nella Sala del Dottorato in piazza IV Novembre.
Un panel dal titolo abbastanza eloquente: “ Vuoi fare il giornalista? Non farlo!”.
Tra gli ospiti ad aprire le danze è stato Giuseppe Smorto, condirettore di Repubblica.it.
Nel suo intervento, Smorto ha ribadito come oggi ci sia ancora un grande bisogno di giornalisti e di nuove forme di giornalismo e comunicazione, riferendosi ovviamente ai potenti mezzi tecnologici e al web.
Il tutto per poter far fronte al crescente numero di lettori di quotidiani, soprattutto online.
A parer suo, se gli aspiranti giornalisti sono in possesso di unimportante dote come la motivazione, a prevalere sarà la meritocrazia. Ma ovviamente oltre alla componente motivazionale, conta anche quella che è la preparazione del giornalista, che non può svilupparsi soltanto nelle scuole di giornalismo.

Successivamente, Smorto ha riservato una critica velata all’ordine dei giornalisti, giudicato a parer suo inadatto e “un po’ datato” rispetto all’epoca in cui viviamo.
Abbastanza duro invece è stato l’intervento iniziale di Caterina Soffici, scrittrice e collaboratrice esterna del “Fatto Quotidiano”.
Smontate completamente le tesi precedentemente esposte da Smorto, la Soffici ha esordito sconsigliando vivamente agli aspiranti giornalisti presenti in sala di inserirsi in questo mestiere.
Il problema principale a parer suo è proprio la mancanza di meritocrazia in questo settore, andando quindi totalmente controcorrente al condirettore di Repubblica.it.
Ma soprattutto ciò che sottolinea nel suo intervento è la differenza che c’è tra ieri e oggi.
In passato, secondo Soffici, fare il giornalista significava avere un lavoro.
Oggi invece lo è un po’ meno, riferendosi anche ai tanti giovani giornalisti che scrivono senza ricevere nessuna forma di retribuzione.
Ed è proprio questo il punto su cui si concentra il pensiero della scrittrice.
Non è minimamente pensabile lavorare gratuitamente per una qualsiasi testata online o giornale.
La “visibilità” cui tanti giovani perseguono anche lavorando gratis può valere in qualche modo per i giovani di 18-20 anni, non per chi ha comunque raggiunto un età superiore.
Giovanna Zucconi, nel ruolo di “moderatrice”del panel ha posto il punto su cui sviluppare il dibattito.
L’imprenditrice sostiene che non è in discussione la bellezza del “fare il giornalista”, ma bisogna chiedersi se possa ancora trattarsi di un lavoro vero e proprio con cui “campare”, riagganciandosi cosi allintervento di Caterina Soffici.
Detto ciò la parola è stata data agli ospiti più giovani.
Tra questi, Max Brod, collaboratore come video-maker da un anno circa per il Fatto Quotidiano.
Laureato in Enologia, con un curriculum importante che faceva presagire un futuro nel settore, Brod racconta come a un certo punto della sua vita abbia preso la decisione di cambiare pagina e perseguire il sogno di diventare giornalista. Volontà e un pizzico di fortuna.
La partecipazione come volontario nel 2014 e l’incontro col direttore Peter Gomez gli hanno permesso di entrare nella squadra del Fatto Quotidiano.it
In tutto ciò Brod ha riservato parole di incoraggiamento per i tanti giovani in sala, dicendo che se è vero che è diventato più difficile oggi imporsi come giornalista, un eventuale arrivo o sfida vinta comporterà sicuramente una maggiore soddisfazione, sottolineando il fatto che “se ce l’ho fatta io, possono farcela tutti”.
Critica invece la sua posizione riguardo le scuole di giornalismo, ribadendo il fatto che molti giovani abili restano fuori per il semplice motivo di non potersi permettere le spese di mantenimento a questi istituti.
In ultimo, segnaliamo l’intervento di Chiara Baldi, laureata nel 2012 con una tesi-inchiesta economica sui giornalisti precari e ritrovatasi però a 28 anni a frequentare la scuola di giornalismo a Perugia.
Baldi ha spulciato un dato non incoraggiante, ovvero che su 112.000 iscritti allalbo dei giornalisti, solo circa 55.000 sono attivi, di cui la metà free-lance.
Oltre a questo è vicina alle tesi di Smorto e Brod, secondo cui molto importanti siano qualità come la volontà e la passione, ma che da sole non bastano, dando maggiore importanza invece alla preparazione del giornalista, richiamando invece il ruolo importante che possono dare le le scuole di giornalismo.
Un dibattito di circa un’oretta e mezzo, forse un po demoralizzante per i giovani presenti, ma sicuramente molto “reale”.
Probabilmente però, partire sconfitti già in partenza non è di certo la soluzione migliore.

Sembra quasi doveroso a tal proposito riprendere le parole di un grande regista e produttore cinematografico ,Walt Disney: “if you can dream it, you can do it”.

Se puoi sognarlo, puoi farlo!


Nicola Fico

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