Vikings6 min read

Giorgio Casella | 29-03-2019 | Cultura - Recensioni

immagine Vikings6 min read

“ Odino ha dato il suo occhio per conoscere l’ignoto, ma io farò molto di più. “

– Ragnar Lothbrok.

E questa è solo una delle innumerevoli ed emblematiche citazioni di una delle serie tv più belle degli ultimi anni ed una delle mie preferite, se non forse la mia preferita. Vikings, il piccolo capolavoro canadese pensato e scritto dalla mente di Michael Hirst, che ispirandosi alla vera esistenza di quest’uomo, di questo vichingo venuto dalla Scandinavia fino all’Inghilterra – tale Ragnar – e dei suoi figli, ci catapulta nel cuore della cultura degli antichi norreni. Una serie tv storico-drammatica, mandata in onda per la prima volta nel 2013, che cura nel dettaglio il mostrarci come vivessero a quel tempo gli uomini di tale cultura, di tale credo. In sei stagioni, la sesta ancora non distribuita da History che ne ha recentemente concluso le riprese, vediamo la storia di quest’uomo, un semplice contadino che aspira alla grandezza. L’ultima stagione sembra che sarà messa in onda quest’autunno o al massimo a primavera 2020, i cui venti episodi verranno suddivisi in due tranche da dieci.
Ma perché vedere Vikings? I motivi sono molti:

Se siete amanti della mitologia norrena o dei vichinghi fa assolutamente al caso vostro. La troupe canadese è stata meticolosa nel mostrarci con quanta più possibile esattezza storica gli usi e i costumi degli scandinavi, con abiti, ambientazioni, comportamenti e perfino tatuaggi tipici del tempo. Ci hanno mostrato la dedizione alla famiglia che avevano; ai loro dei, mettendoli a confronto con il Dio cristiano, attraverso le esperienze in quel di Kattegat – luogo principale dove si svolgono gli eventi – di un monaco inglese che si trova a condividere la propria quotidianità con coloro i quali considerava meri barbari; all’onore e alla battaglia, unico mezzo per raggiungere il Valhalla, quel luogo in cui il Padre di Tutti, Odino, accoglierà i suoi guerrieri valorosi per la battaglia finale del Ragnarok, l’apocalisse norrena; la sete di conoscenza, attraverso gli occhi di un Ragnar che vuole osare, che non si accontenta del suo terreno, della sua casa, del suo piccolo angolo di mondo, ma che non aspetta altro che scoprire nuovi popoli, nuove usanze, nuovi posti; ci mostra come le donne siano pari agli uomini, capaci di crescere un figlio come di imbracciare una spada ed uno scudo e combattere al fianco del loro marito, libere di scegliere la loro vita in tutto e per tutto; ci mostra come un popolo, forse spesso troppo stereotipato a semplici barbari guerrieri incapaci di mostrare acume alcuno.

Le ambientazioni e le musiche. I luoghi meravigliosi dell’Irlanda, dove sono state girate la maggior parte delle scene, sono una delizia per lo sguardo dello spettatore. Forse non vi sono grandi colpi di regia, ma la bellezza visiva è tale da non renderli poi così necessari, a volte. E non solo, molti altri posti sono capaci di rapire gli occhi di chi guarda, ma di cui non farò nome per non farvi spoiler.
Componente di nicchia, ma di egual importanza, sono le musiche, offerte dal gruppo nordic folk dei Wardruna, che accompagna ogni episodio con sonorità mistiche e affascinante, che permettono un’immersione ancora più completa in ciò che è la cultura norrena, come se fosse un viaggio all’interno di un grande mito. E forse lo è davvero.

I personaggi sono molto curati, belli nel loro differenziarsi per modi di fare, per filosofie di pensiero. Dalla sete di conoscenz di Ragnar, al bellissimo parallelismo tra Floki e Athelstan ( che mettono in contrapposizione la religione norrena e la religione cristiana), Rollo e la sua voglia di rivalsa e di uscire dall’ombra scomoda del fratello, per non parlare di Lagertha e di tutti gli altri personaggi femminili che sanno essere vere donne, guerriere e mogli, fino ai figli di Ragnar, Bjorn e Ivarr su tutti. Non c’è un personaggio che non scaturirà in voi forti emozioni, che siano positive o negative.

Se si è poi amanti di aforismi o citazioni ad effetto, Vikings ne è stracolma. Le parole di Ragnar con cui ho aperto l’articolo sono solo una delle innumerevoli perle sparse nella serie. La maggior parte, bisogna dirlo, sono pronunciate proprio da quest’ultimo, ma anche gli altri danno il loro onesto contributo, in particolar modo Floki e Athelstan, i due uomini più legati alla religiosità della serie, benché non si inginocchino davanti alle stesse. Tutto questo è dato da dialoghi veramente di livello, che portano a riflettere, che rendono fede a quelle atmosfere di epicità che si vengono a creare in determinate occasioni o anche semplicemente ad argomenti sempre attuali, come la famiglia, l’esistenza, la vita oltre la morte.

Infine, volevo spendere qualche parola su Ragnar e sul suo attore, Travis Fimmel. Prima del guerriero norreno, il buon Travis, canadese di nascita, non aveva mai recitato e l’unica cosa che lo aveva portato sotto le luci della ribalta era stato il suo prestarsi come modello di intimo a Calvin Klein. Tra l’altro, si dice che a Londra furono costretti a togliere il suo cartellone pubblicitario di intimo per via dei numerosi incidenti che provocava, visto che le auto rallentavano di colpo per fermarsi ad ammirarlo.
In ogni caso, venne notato da Michael Hirst ai provini, che inizialmente lui aveva fatto per ricoprire il ruolo di Floki, ma venne preso per fare il protagonista. Malgrado qualche iniziale titubanza, il suo lavoro, insieme a quello del produttore/regista è stato qualcosa di fenomenale. Grazie al suo sguardo chiaro e intenso e ad un’espressività pari a pochi, è riuscito a dare vita ad un personaggio enigmatico, dalle mille sfaccettature, un uomo d’ascia ma al contempo di mente, che sa che le due armi devono andare di pari passo. Ad un uomo dall’apertura mentale ampiamente sopra la media rispetto ai suoi compagni, ma che al contempo conosce l’importanza delle tradizioni. Un uomo misterioso, dalle poche parole, ma anche dalle grandi abilità oratorie quando necessario. Ragnar potrebbe far capire qualcosa sia senza dire una sola parola, ma sia anche con un gran discorso ad effetto. Un uomo che non sa far parlare solo la bocca, ma anche gli occhi e, quando necessario, l’ascia. Un personaggio completo, uno dei più belli mai concepiti negli ultimi anni. E sicuramente il mio preferito.

Non voglio dilungarmi ulteriormente, avendo già parlato abbastanza su questo tema a me molto caro, e non voglio neanche rischiare di dire troppo, finendo per rovinare qualcosa a qualcuno. Vikings è una serie storica, che sa catturare per molteplici aspetti, che sia per l’epicità che trasmette, per i dialoghi emozionanti e le scene intense, per la colonna sonora e le location, fino ai personaggi così diversi, così particolari. Vikings è una finestra su una terra ed un popolo ormai passato di cui spesso ci ergiamo a grandi conoscitori, ma di cui forse ignoriamo alcune cose fondamentali. E io vi consiglio di affacciarvici.


Giorgio Casella

Descrizione non presente.