Verità per Giulio3 min read

Simone Emili | 25-01-2019 | Attualità

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Verità per Giulio. Dopo tre anni dalla morte di Giulio Regeni l’urlo che si è innalzato in quel ormai lontano 25 gennaio 2016 quando Giulio Regeni venne rapito e morì per cause ancora ignote in Egitto non si è ancora spento. Oggi nella nostra Perugia come in molte piazze italiane migliaia di persone si riuniranno in un abbraccio fraterno per chiedere risposte ad una tragedia che ancora non ne ha.  Giulio Regeni venne rapito il 25 gennaio del 2016, giorno del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir e venne trovato lungo l’autostrada per Alessandria. Le condizioni del corpo mostrarono segni evidenti di tortura, Regeni era stato ucciso per dei motivi,probabilmente politici. Giulio Regeni era uno dottorando italiano dell’Università di Cambridge parlava 5 lingue e si era iscritto come ricercatore ospite all’Università aericana del Cairo. Regeni seguiva con attenzione il comportamento del governo di Al Sisi e aveva deciso di studiare i sindacati indipendenti egiziani che attraverso le proteste del 2006 aveva preparato la popolazione alla destituzione di Mubarak. Si era soprattutto occupato dei sindacati degli ambulanti per capire se il loro sindacato poteva portare un cambiamento sociale e politico in Egitto. Il 25 gennaio Regeni decide di restare nella sua casa che si trovava a Dokki. Un suo amico lo aveva invitato alla festa di compleanno di un egiziano di sinistra. Si dovevano vedere inun bar vicino a piazza Tahir. L’ultimo messaggio di Giulio è delle 19.41 da quel momento Regeni scompare.

La notizia della scomparsa circolò prima con un Hastag #whereisgiulio poi anche i genitori andarono in Egitto a cercarlo. L’ambasciata non riusci a scoprire nulla e tutti iministri più importanti egiziani sostenavano tutti di non sapere nulla di Giulio. Il 3 febbraio un’autista di autobus di linea trovo lungo la strada che collega il Cairo ad Alessandria un corpo, nudo dalla cintola in giù e coperto di sangue. Da allora iniziarono i depistaggi del governo egiziano che dapprima dissero che Giulio Regeni era omosessuale e che forse era quella la causa della sua morte. Poi iniziarono a dire che Regeni era stato ucciso da criminali comuni o per vendetta. I risultati dell’autopsia però dicevano che il ragazzo italiano era stato torturato da professionisti della tortura. Inoltre il governo egizioano ostacolò in tutti i modi le indagini italiane sul caso. L’ambascaitore italiano in Egitto Maurizio Massari venne richiamato in Italia in segno di protesta contro il governo egiziano. Solo dopo un anno e mezzo però il governo italiano invia un nuovo ambasciatore al Cairo tra le proteste dei familiari.
In questi anni si sono susseguite parole e sono scorsi fiumi di inchiostro per chiedere che venisse fatta giustizia ad un caso terribile. Dopo tre anni dalla scomparsa però non dobbiamo mollare e chiedere che quella storia non svanisca nel nulla. Giulio era uno di noi, uno studente affamato di cultura e di sapere ed era curioso e forse è proprio quest’ultima virtù che lo ha portato alla morte. Giulio inoltre rappresenta tutte quelle persone senza nome che vengono torturate, a cui vengono tolti i diritti personali in cui paesi spesso nostri partner economici e che non trovano giustizia. E allora domani scendiamo in piazza in nome di Giulio, della giustizia e dei diritti umani.


Simone Emili

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