Unita e colorata la piazza di chi rifiuta i neo-fascismi7 min read

La redazione | 18-12-2017 | Attualità - Locale

immagine Unita e colorata la piazza di chi rifiuta i neo-fascismi7 min read

In questi giorni il web perugino si è scatenato a colpi di attacchi e difese nei confronti di “fascisti” e “antifascisti”. Lo scorso 16 Dicembre si è tenuta infatti, prima a Ponte San Giovanni e poi nel centro di Perugia, la tanto discussa manifestazione di CasaPound. Parole d’ordine della marcia: “Degrado, furti, immigrazione. Riprendiamoci il quartiere”.
Il corteo ha visto la presenza del segretario nazionale del partito Simone Di Stefano e di un nutrito gruppo di militanti provenienti dalla capitale e regioni limitrofe, per un totale di circa 150 manifestanti che hanno sfilato dalla stazione per il corso principale della frazione perugina intorno alle 16 del pomeriggio di sabato.

Come detto, la parata non è passata inosservata: nella settimana precedente il corteo, appena avuta la notizia, le fazioni antifasciste della città hanno lanciato un appello per una risposta di legalità e democrazia nella stessa Ponte San Giovanni. In particolare, associazioni, partiti, sindacati, movimenti in un primo momento hanno inoltrato formali richieste a questore e prefetto perchè fosse negata l’autorizzazione per il corteo, riferendosi al tono antidemocratico degli abituali slogan (e delle note pratiche) con cui si distingue il partito intitolato ad Ezra Pound. Negata la richiesta, le stesse si sono mosse per chiedere alle istituzioni l’allestimento di un presidio nella Piazza del mercato di Ponte San Giovanni, uno dei luoghi in cui sarebbe stato di passaggio il corteo. In quella piazza si sono svolti proprio in quel giorno i tradizionali Mercatini di Natale, promossi dall’Associazione Genitori dell’Istituto Comprensivo Perugia 12, la quale sottolineava in un suo comunicato: A coloro che organizzano tale corteo, vogliamo dire che il quartiere nessuno ce lo ha tolto, noi lo viviamo tutti i giorni, con il lavoro prezioso nelle associazioni che da anni si adoperano per rendere la comunità unita, inclusiva, per dare risposte alle necessità, insieme alle scuole, alla Parrocchia e alle persone che hanno a cuore questo territorio, a prescindere dalla loro nazionalità o religione. Ponte San Giovanni ha attraversato stagioni diverse, non tutte felici, ma è un quartiere dove coesistono culture differenti, dove bambini e bambine crescono e vanno a scuola e giocano con coetanei di ogni paese del mondo, dove le comunità straniere sono da tempo integrate e non possiamo accettare che si venga a soffiare sul fuoco dell’odio in una giornata di festa che vedrà insieme proprio la diversità di cui è ricco questo quartiere, in un momento dedicato ai più piccoli e alla comunità, quale quella dedicata ai mercatini natalizi delle scuole. Non possiamo accettare che si venga a “occupare” un territorio con le parole dell’odio e con azioni che già in altre parti d’Italia hanno causato tensioni e scontri.

ANPI provincia di Perugia a Ponte San Giovanni

In sintesi: ridotto il percorso di CasaPound, scortata dalle forze dell’ordine dal primo all’ultimo metro, e concesso il presidio antifascista nel Parco Bellini. Lì si sono ritrovati più di 300 fra attivisti, esponenti di partito, militanti di associazioni e movimenti, uniti come raramente accade a Perugia per manifestare chiaro dissenso con quanto stava accadendo meno di un chilometro più lontano. La risposta della cittadinanza è stata chiara e positiva, c’è stata soddisfazione da parte di chi ha diffuso l’appello alla contro-mobilitazione (Altrascuola Rete degli Studenti Medi, Amnesty International, Anpi provinciale Perugia, Anpi Studentesca sez. Perugia, Arci Umbria, Associazione culturale Arrivo, Cgil Perugia, Cgil Umbria, Circolo culturale Primo Maggio, Circolo Island, Cisl Umbria, Comitato per la Democrazia Costituzionale, Confederazione Cobas Perugia, Emergency Perugia, Giovani Comunisti Perugia, Giovani Democratici Perugia, Libera Umbria, Liberi e Uguali Umbria, Non una di meno Perugia, Omphalos LGBTI, Partito Democratico Perugia, Potere al Popolo Umbria, Rifondazione Comunista Perugia, Sinistra Universitaria – Udu Perugia, Società operaia mutuo soccorso Perugia, Spazio Popolare RudeGrifo, Terra Fuori Mercato, Uil Umbria). Striscioni, bandiere, musica e vino hanno dato voce e colore a una giornata grigia e piovosa, che non si è tinta di nero nonostante le minacce. A questo, verso sera, si è aggiunto un corteo dimostrativo, spontaneo e pacifico, che ha visto la partecipazione dell’intera compagine antifascista, non appena è stata messa in sicurezza la viabilità della zona interessata, fino alla Piazza del Mercato dove si erano appena conclusi i mercatini.

La redazione di questo Giornale nei giorni precedenti e seguenti l’evento ha osservato con preoccupazione e sgomento alcune esternazioni arrivate nella grande e caotica piazza dei social network. Non è antidemocratico voler negare la libertà d’espressione a chi la pensa differentemente da voi?, Ha senso nel 2017 parlare di fascismo e antifascismo? e ancora Una società tollerante non dovrebbe tollerare ogni pluralismo? Crediamo che miglior risposta a tali dubbi e sillogismi non possa che venire che dall’ospite d’onore di sabato pomeriggio, il segretario Di Stefano. Un giornalista gli ha rivolto la domanda Qual è il rapporto fra il suo movimento e il fascismo? e questa è stata la sua risposta: Bè, c’è un rapporto di continuità storica, così come i comunisti oggi si sentono eredi di quella tradizione noi ci sentiamo eredi di quell’esperienza politica. Insomma, non è che chiediamo alle persone di tornare indietro di ottant’anni, guardiamo al futuro, viviamo in democrazia […] se non esistessero i centri sociali non esisterebbe la violenza politica. Sono loro che regolarmente vanno ad assaltare i nostri banchetti, le nostre sedi, anche le sedi della Lega Nord, insomma loro vogliono decidere chi ha il diritto di essere in piazza a esprimere le proprie idee.

Il corteo di casapound di sabato 16 dicembre

Contraddizioni, mistificazioni, un pieno di retorica – e di spregiudicate falsità. Chiunque stia leggendo questo articolo sa come il fascismo ottenne il potere, con le squadracce e l’olio di ricino, al tempo di una monarchia accondiscendente. Qualcun altro saprà anche che CasaPound stessa nasce come occupazione abusiva di uno stabile nel quartiere Esquilino di Roma: nel 2008 fu il primo centro sociale di ispirazione fascista d’Italia. Di certo a tutti sarà arrivata voce delle ribalte del movimento romano sulle cronache nazionali: agguati e violenze nei confronti di migranti, membri di ONG, giornalisti, gruppi e associazioni politiche di sinistra costanti nel tempo e anzi in aumento negli ultimi mesi. Proprio a questo proposito riportiamo un estratto della lettera firmata da 40 docenti universitari contro la marcia a Ponte San Giovanni: La crisi sociale che precipita sempre più in basso, frutto di un capitalismo neo-liberista che accresce le diseguaglianze, togliendo speranza e futuro ai giovani, schiacciati dai fantasmi della disoccupazione e della distruzione del welfare state, produce il ritorno di valori regressivi come il razzismo, la xenofobia, la mixofobia, l’omofobia, il maschilismo. L’insicurezza che assale i soggetti spinge a sfogare la paura e la frustrazione contro coloro che percepiamo ancora più deboli. In assenza di una soggettivazione di classe che incanali la rabbia contro l’elite economica che sta acquisendo privatamente la gran parte delle risorse economiche, depredando i beni pubblici e comuni, la protesta si rivolge sterilmente ed inumanamente contro gli stranieri, i migranti, i devianti, considerati responsabili del cosiddetto “degrado”.

In conclusione, continuiamo a chiederci perchè mai un giovane, uno studente, un lavoratore dovrebbe affidare a realtà come CasaPound le proprie idee, progetti, speranze, lotte? Cosa manca a questa società per arginare definitivamente certe pericolose nostalgie, violente e antidemocratiche? Una (triste) risposta può risiedere nella discordia di prese di posizione nei confronti di certi atteggiamenti. Certo, sarebbe più facile combattere i fascismi del terzo millennio se si desse reale attuazione alla disposizione costituzionale, la stessa che cita Di Stefano, che vieta l’apologia del partito fascista e la sua riorganizzazione. Così come sarebbe d’aiuto che il Primo Cittadino di un Comune, nel quale non si verificavano manifestazioni fasciste dagli anni ’70, appoggiasse la causa democratica insieme alla sua Giunta, invece che girare la testa come, a Perugia, accade ogni volta che se ne presenta la necessità.

Attorno all’antifascismo non possono alzarsi muri di fumo di alcun tipo, piuttosto deve essere chiara la funzione di tutte quelle pratiche che, ancora e soprattutto oggi nel 2017, sono necessarie per la crescita sana di un individuo e della comunità di cui fa parte. Politica e mutualismo sociale, educazione civica che sia parte integrante dell’iter scolastico e dei luoghi di studio, aggregazione e lavoro di ognuno, sono presupposti per arginare odio e violenza. Siamo di fronte a una bestia morente a cui dare il colpo di grazia, è un peccato – ed è un problema – che la società civile si trovi, ad ogni occasione, privata della possibilità di infliggerle l’ultima battuta.

Il presidio antifascista a Ponte San Giovanni il 16 dicembre


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