Un’estate infuocata in Siberia5 min read

Giovanni Mattioni | 06-09-2019 | Ambiente

immagine Un’estate infuocata in Siberia5 min read

Qualcuno di voi è mai stato in Belgio? Se la risposta è sì, probabilmente potreste avere un’idea più o meno definita delle dimensioni di questo Stato che, nonostante non sia tra i più grandi in Europa, gode comunque di una superficie di estensione pari a circa 30.528 km². Ora provate a pensare che l’intero Belgio sia andato a fuoco quest’estate. Questo è esattamente quello che è successo in Siberia per tutta l’estate da maggio 2019. Se anche voi siete rimasti turbati da questa notizia, fermatevi a leggere questo breve articolo che vi darà  qualche delucidazione sulla situazione.
La Siberia è un territorio molto esteso della Russia e per ragioni geografico-climatiche non rappresenta un’area particolarmente favorevole alla vita per l’uomo. O perlomeno, non tutte le sue parti. Questo è il motivo per cui in Siberia è stimato che abitino “solamente” circa 30 milioni di persone, con una densità demografica di circa 3 abitanti/km². Per fare un paragone, considerate che l’Umbria gode di una densità pari a 104,5 abitanti/km² e l’Australia di 2,79 abitanti/km². Nella Siberia orientale gli inverni sono lunghi e rigidi e le medie del mese di gennaio si abbassano. Irkutsk (famosissima) ha una media di -20 °C, Čita di – 27,6 °C e Aldan di -40 °C, mentre le medie estive sono rispettivamente di 12 °C, 15 °C, 14 °C. A Verkojansk, sulla Jana, la media del mese di gennaio è di -50,5  °C e quella del luglio di 15,5 °C; durante gennaio il termometro non sale mai al di sopra di -16 °C. Quindi ecco, di sicuro non si gira in maglietta a maniche corte.
Normalmente durante l’anno si verificano degli incendi nella regione della Siberia, quindi nulla di nuovo sotto al sole. Questi incendi sono spesso spontanei e si verificano a causa dell’aumento delle temperature durante i mesi primaverili/estivi, a partire quindi da aprile o maggio. Infatti, come potete notare dalle temperature di cui abbiamo parlato prima, l’escursione termica è notevole, passando da -20°C a 20°C.

Perché stavolta se ne è parlato così tanto?
Il cambiamento climatico è un fenomeno definito naturale ma che sta subendo una forte accelerazione grazie all’azione dell’uomo. Per tale ragione si sente sempre più parlare di “inquinamento di origine antropica”, cioè di origine legata all’uomo. Esso è responsabile dell’innalzamento delle temperature nel globo, portando a una serie di modificazioni: aumento delle T° dell’atmosfera e dell’acqua, favorendo lo scioglimento dei ghiacci, la necessità di adattamento delle specie viventi, fenomeni migratori in caso di mancato adattamento, difficoltà per tutti i vegetali che non riescono ad adattarsi alle nuove T° ed altro ancora. In questo altro ancora vi rientra anche l’aumento della frequenza degli incendi.
Sì ma…incendi dove? Gli incendi nascono nella vegetazione, nelle foreste e tendono a propagarsi soprattutto quanto il clima è secco e caldo, in presenza di vento. Capite bene che tutta la descrizione vista sopra di riscaldamento globale sembra proprio essere la perfetta scintilla (tanto per rimanere in tema). Ma se in Siberia abitano così poche persone, perché è importante parlarne?
Perché gli incendi che si sono verificati in Siberia hanno delle dimensioni che non sono mai state descritte fino ad ora, non sono comuni. Questo fa sì che si creino alcune principali problematiche:

1. la combustione genera CO2, principale gas serra (cioè che favorisce l’innalzamento delle T° sulla Terra in parole povere). Peraltro essa induce anche la fusione del permafrost della Siberia, liberando nell’atmosfera il metano, altro importante gas serra.

2. nelle aree vicine all’incendio nell’aria viene liberata materia particolata, CO e altre sostanze tossiche che sono nocive per la salute dell’essere umano

3. il fumo, essendo opaco, non consente la riflessione dei raggi solari ma li assorbe completamente trattenendone il calore. Questo aumenta ancora di più la T° terrestre

4. la perdita di alberi dovuta agli incendi è una conseguenza indiretta di riscaldamento globale, poiché normalmente essi consumano CO2 e rilasciano O2. Venendo meno questi, viene meno un importante sistema di omeostasi climatica per la Terra

5. Il permafrost della Siberia viene meno, liberando nell’atmosfera il metano, altro importante gas serra.

In totale sono state rilasciate 1.500 tonnellate di acqua nelle aree più difficili, con 236 missioni. E’ stato stimato che circa 7.500 km² di fiamme sono state domate dalle operazioni di cui sopra. Addirittura nel 7 agosto l’Agenzia Forestale russa ha istruito tre dipartimenti regionali per velocizzare il trasferimento delle forze impiegate contro gli incendi.

In aggiunta a tutto ciò ecco i primi effetti dannosi di questi incendi, per fortuna contenuti. Il Delegato del Ministro delle Situazioni di Emergenza Alexandr Chuprián ha infatti affermato che centinaia di persone sono colpite dai fumi derivanti dagli incendi, con possibili effetti sulla loro salute. In ragione di ciò, insieme alle motivazioni ambientali, in alcune regioni russe quali Irkutsk, Buryatia, Sakha e Krasnoyarsk è stata dichiarato lo stato di emergenza. Ciò è stato favorito anche dalla malconento della popolazione, spinta soprattutto da petizioni online su Change.org per dichiarare l’emergenza climatica in Siberia. In alcuni articoli peraltro si legge che i fumi hanno raggiunto il nord America, l’Alaska, innescando qualche timore. Fortunatamente la NASA ha parallelamente rassicurato che questi fumi non dovrebbero diffondersi a tal punto da impattare nella qualità dell’aria negli Stati Uniti.
Sulla vicenda, in ogni caso, la Russia non è stata assolutamente chiara ed univoca (come piace a qualcuno qua in Italia, non a caso!). Inizialmente Alexander Uss, governatore della regione Krasnoyarsk, ha affermato che sarebbe stato “inutile e forse dannoso” impiegare le forze per contenere questi incendi. Si è parlato di costi talmente elevati da non essere giustificati dall’evento in sé.
Ciò ha però provocato l’attacco dei media e la reazione negativa della popolazione, suggerendo alla politica di intervenire e rivedere la propria strategia. Lo Stato russo inizialmente  è stato molto silenzioso e Putin non ha dato indicazioni ad intervenire. Da un lato poteva anche essere plausibile, in quanto come già affermato all’inizio dell’articolo, questi incendi sono fenomeni naturali ricorrenti e combatterli ogni volta potrebbe non sortire un effetto favorevole. Ma dopo che la situazione è precipitata, neanche superPutin si è potuto tirare indietro. Questo fenomeno non è l’unico ma sicuramente è uno dei più imponenti campanelli di allarme che l’ambiente ci sta inviando. E’ importante coglierlo.


Giovanni Mattioni

Descrizione non presente.