UNA PIAZZA ARCOBALENO7 min read

Amministratore | 26-01-2016 | Over the rainbow

di Daniele Papasso – foto di Anna Di Prima e di Francesco Barberini

Sabato 23 gennaio si è tenuta la manifestazione #SvegliatItalia – È ora di essere civili, a favore delle unioni civili, in contemporanea in oltre cento piazze italiane. Una di queste è stata la perugina Piazza Italia, gremita, a partire dal primo pomeriggio da tanti manifestanti accorsi da diverse parti della regione, ma non solo. È da qui, sotto un cielo che minaccia di aprirsi in un rovescio dacqua sui vessilli multicolore, che parte lintervista ai presenti.

I primi in cui mi imbatto sono due studenti universitari, Damiano e Saverio, rispettivamente di 21 e 24 anni, provenienti da Roma, qui a Perugia per festeggiare in piazza il compleanno di Saverio. “La ragione per cui siamo qui risiede nel principio di uguaglianza dettato della nostra Costituzione, secondo cui tutti i cittadini devono essere trattati in egual misura. Anche gli omosessuali sono contribuenti che pagano le tasse come gli altri, non vedo perché a tali doveri non debbano corrispondere dei diritti in termini di riconoscimento delle coppie di fatto.”

Faccio notare come, però, che la Costituzione parla soltanto di un tipo di famiglia, ovvero quella fondata sul matrimonio, al che mi rispondono: “No, la Costituzione dice che la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio, ma non menziona la diversità dei sessi e quando parla di società naturale intende una società che nasce da un bisogno spontaneo e naturale dellessere umano di costituire una formazione sociale nella quale sviluppare una propria personalità. Non cè insomma lesclusiva del rapporto tra uomo e donna.”

Scorgo da lontano, nella piazza che continua ad affollarsi, un cartello rosso con una caricatura di Papa Francesco su cui campeggia la scritta “Che confusione, sarà perché ti amo!”. A reggerlo è Micaela, 36 anni, della compagnia Mikamale Teatro. Vive a Perugia e mi dice di essere scesa in piazza“per difendere i miei diritti di cittadina in uno Stato laico. È triste e frustrante dover manifestare per affermare una cosa così ovvia”. Le chiedo perché ha preso di mira proprio il Pontefice: “Non ho nessun problema con il Papa, al limite è lui ad averne con gli omosessuali, lo dimostrano le dichiarazioni di ieri che ha fatto allinaugurazione dellanno giuridico della Sacra Rota (non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione n.d.r.): da Medioevo!”. Qualche gocciolina indispettita continua a picchiare dallalto dei cieli sulle nostre teste.

Mi sposto e incrocio un signore piccoletto, sorriso bonario ed occhi azzurri, con una sveglia rossa che penzola dal collo. Si chiama Edoardo, 52 anni, sociologo e psicoterapeuta per giocatori dazzardo. Intuisco dalla cadenza che è ispanico; infatti è messicano, ma vive a Siena da 26 anni. Porto al collo questa sveglia perché è ora che lItalia si svegli e che lo Stato italiano riconosca i nostri diritti. È incredibile che in Messico i miei diritti siano riconosciuti e qui no (in Messico esistono leggi federali, differenti a seconda dello stato; nei più popolosi, come quello della capitale, è previsto il matrimonio, altrove unioni civili, mentre nei pochi rimasti ancora privi di una legislazione ad hoc, la Corte Suprema si è espressa comunque a favore del riconoscimento delle unioni civili siglate negli altri stati n.d.r.).

Il corteo è ormai pronto a partire, i rappresentanti delle 40 associazioni umbre si stanno lentamente disponendo dietro ai propri striscioni. Tra le bandiere che si levano e cominciano a sventolare, compaiono due teste barbute che si incrociano in un dolce bacio. Mi avvicino rapidamente e mi presento provocatoriamente informando la coppietta che il loro scambio di effusioni avrebbe fatto orripilare diversi benpensanti. Sia Simone di Bologna, 28enne progettista software, che Fabio, 27enne perugino, mi rispondono tranquillamente: “Se lo fanno gli eterosessuali, perché noi no?”. Scopro che i due bei ragazzi stanno insieme ormai da un anno, chiedo quindi se, in un ipotetico futuro, avrebbero in mente di formare una famiglia: “Sì, e saremmo favorevoli a crescere un figlio. Saremmo felici di dare amore ad un bambino che non ha una famiglia.” Nessuno dei due sarebbe invece propenso a ricorrere alla fecondazione eterologa, anche se “ognuno è libero di farlo, anche se, al momento, non è il caso di affrontare largomento per non confondere le questioni”.

Mentre il fiume di gente inonda Corso Vannucci, cè ancora qualcuno che tarda, impegnato in pose e scatti fotografici. Tra questi, punto un gruppetto di signori col simbolo dei pentastellati. Mi avvicino e si presenta il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Stefano Giaffreda. Gli chiedo subito il motivo della titubanza del Movimento perugino nelladerire alla manifestazione odierna: “Allinizio il Movimento 5 Stelle Perugia non aveva aderito ufficialmente soltanto a causa di un fisiologico dibattito interno. In Parlamento, invece, non verranno sorprese dai 5Stelle; temo piuttosto il comportamento del PD, cavallo di Troia di se stesso, che potrebbe finire per emendare ed affossare il ddl Cirinnà”.

Scatto in avanti per non restare in coda, mentre il cielo è più sereno e si rischiara lorizzonte che si staglia dal belvedere dei Giardini Carducci, lasciato da poco alle mie spalle. Mi affianco allo striscione della Rete delle Donne Anti-Violenza, onlus di Perugia. Chiacchiero un po con la signora Silvana, esodata e femminista. “Nella sfera privata ognuno ha il diritto di amare chi vuole ed avere rapporti sentimentali e sessuali, purché consenzienti, con chi meglio crede.” E se in questa coppia entra un terzo soggetto, come nel caso di un bambino? “Mi sono occupata di affidi familiari e penso che per un bambino crescere allinterno di una famiglia in cui esiste amore è bellissimo, per cui limportante è che ci sia amore e rispetto”.

Si entra finalmente in Piazza IV novembre. Esplodono in un urlo di gioia gli slogan, ora festosi, ora goliardici, ora rabbiosi, attorno alla Fontana Maggiore. Fermo Simone, 20 anni, studente di Agraria. Indossa una maschera di Putin, truccato e glitterato (il buon Vladimir, non Simone!). Gli chiedo perché la indossa: “Beh, semplicemente è il volto internazionale dellomofobia.” Se invece dovesse scegliere un personaggio positivo, in materia dei diritti LGBT? “Ian McKellen, attore britannico gay, attivista per i diritti degli omosessuali, celebre per il ruolo di Gandalf.” Nessun politico? “Mah, forse Nichi Vendola, che, a prescindere dalle sue posizioni politiche non sempre condivisibili, è di sicuro un testimone vivente per la lotta dei diritti LGBT nella politica italiana”.

Mentre iniziano a riecheggiare dalle casse le voci dei vari esponenti delle associazioni, provo a defilarmi nel
tentativo di cercare qualche voce fuori dal coro. Trovo una coppia di mezzetà dallespressione molto confusa, ai margini della piazza. Capisco, mente mi appropinquo a loro, che si tratta di anglofoni: sono marito e moglie, “born catholics” e vengono dal Connecticut, mi domandano se i manifestanti siano lavoratori in sciopero. Si invertono per un attimo i ruoli e rispolvero il mio inglese maccheronico, spiegando loro le ragioni della protesta: “theyre fighting for their rights, its like a gay pride, you know?”. Annuiscono e sorridono. Mi chiedono quindi se in Italia i gay hanno problemi a trovare lavoro, ad uscire liberamente o cosa. “No, but they cant marry…no marriage…”. Capiscono, quindi torno al mio ruolo e chiedo loro se sono daccordo con il matrimonio tra coppie dello stesso sesso. Mi spiegano che in America è ormai un problema largamente superato e si dicono dispiaciuti del fatto che in Italia ci siano anocra difficoltà in tal senso. Prende la parola il marito e si dice fiducioso di un cambiamento, anche alla luce della frase del Papa che ha fatto il giro del mondo “Who am I to judge?”, mentre la moglie è più realista: “The Church will never change”.

Cerco sempre più disperatamente qualche dissidente. Ho unintuizione: attendo qualcuno alluscita della Cattedrale! Intercetto subito una ragazza alta, in cappotto e con i capelli raccolti. Si chiama Julia, ha 21 anni e studia qui a Perugia. Non è credente, mi spiega che è passata in chiesa “su commissione”, per motivi familiari. Le chiedo cosa ne pensa della manifestazione: “Questa piazza mi piace molto, sono già stata al Gay Pride a Varsavia. In Polonia la situazione per gli omosessuali è più difficile che in Italia. Lì cera più gente, ma qui cè più energia, è tutto più festoso e, soprattutto, mentre in Polonia questo genere di manifestazioni sono sempre accompagnate da veglie di preghiera, qui mi sembra tutto più tranquillo”. Incontro incantevole, ma poco proficuo per i miei intenti.

Rincorro allora un gruppetto di giovani che si sposta ai margini della piazza. Sono quattro, sono impiegati, sono credenti e…assolutamente a favore delle ragioni della manifestazione.

Mentre si accendono tutte le luci e la piazza si scioglie in una liberatoria “Bella Ciao”, blocco, come ultimo tentativo, un signore che scende dalle scale di San Lorenzo, capelli bianchi ed occhiali pesanti, in uscita dalla chiesa. Il suo nome è Umberto, credente e viene da Modena: finalmente ho beccato un parente di Giovanardi! Con un piglio deciso e la parlata pastosa, afferma perentorio quanto segue: “Io non sono omosessuale, il Papa non poteva fare di meglio, ma sono daccordissimo con le rivendicazioni di questi giovanotti!”

Non mi resta che tornare a casa tutto triste e sconsolato.


Amministratore

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