Una mattina con le Sentinelle5 min read

Amministratore | 26-01-2016 | Locale

di Pier Luca Cantoni – foto di Bianca Buhus

Cosa legge? Asimov. E lei? Chomsky.

Non ci troviamo ad un raduno di nerd anarchici, tutt’altro. Siamo alla veglia delle Sentinelle in piedi di Perugia che ha avuto luogo il 24 gennaio scorso e in cui testi di quei due autori spiccavano tra i numerosissimi libri di Mario Adinolfi, del Papa e gli immancabili Vangeli.

Numerosi poliziotti affollano Piazza IV novembre, transennata per l’occasione. Prende la parola per primo (e ultimo) un ragazzo biondo, sulla trentina, tale Luca Vignaroli, con un atteggiamento da consumato predicatore. Immediatamente parte con un’arringa in difesa della famiglia naturale affrontando i soliti temi di cui si è più volte parlato nel corso del dibattito sul ddl Cirinnà e in altre sedi e che non ritengo utile ribadire ora. Ovviamente contraria è la posizione sulla stepchild adoption, la quale ha un nome nella lingua d’Albione “per non capicce niente”, sostiene il nostro.
Tralasciando le deficienze relative all’insegnamento della lingua inglese in Italia, decido di scambiare quattro parole con Luca, il quale nel frattempo aveva indossato una casacca gialla del Forum delle associazioni familiari (dice prestatagli perché le Sentinelle in piedi sono a corto di fondi e quindi non possono permettersi casacche personalizzate) il quale si dimostra subito disponibile.

Non pensa che la stepchild adoption, che consente l’adozione del figlio biologico del partner, sia semplicemente un modo per riconoscere una situazione di fatto? Cioè i bambini esistono comunque, che la legge li riconosca o meno.
No. Se io andassi in America e facessi un figlio grazie all’utero in affitto poi il mio compagno lo potrebbe adottare, ma prima che io mettessi coscientemente in atto questa procedura il bambino non esisteva.

 

E per quanto riguarda le coppie omosessuali con un figlio derivante da un precedente rapporto di uno dei due partner?
Ci sono già leggi a tutela di questa situazione! Nel caso in cui venissero a mancare entrambi i genitori biologici, la tutela del minore verrebbe affidata al convivente. Il ddl Cirinnà non ha lo scopo che manifesta.

Ma quella non è un’adozione, al limite un affido. È sicuro poi che riguardi anche le coppie omosessuali?
Non sono un giurista.

Come sarebbe possibile tutelare diritti, come l’assistenza ospedaliera o l’autorizzazione di interventi medici urgenti e rischiosi, oggi garantiti alle coppie sposate ma non a quelle di fatto?
Per una tutela del genere non serve scomodare il ddl Cirinnà. Basterebbe una legge ad hoc, con autorizzazioni preventive (la conoscenza esatta di quali interventi medici urgenti saranno necessari in futuro resta un mistero della fede ndr).

Una leggina?
Eh sì, tipo.

Se dovesse passare il ddl Cirinnà come vi comporterete?
La mia vita continua. Siamo in democrazia.

Posso fare domande ai partecipanti?
No, loro non possono parlare.

Mi atterrò religiosamente a questultima disposizione fino alla fine della manifestazione, quando, tornati tutti liberi cittadini e in possesso della favella, proveranno a rispondere alle mie domande con la costante presenza di Luca Vignaroli alle mie spalle, il quale mi seguiva per evitare che i manifestanti esprimessero, in loro piena coscienza, chissà quale eretica idea.

Inoltrandomi nellarea di svolgimento dell’evento, delimitata da transenne, passo in mezzo sopratutto a uomini e donne di mezz’età assorti nella lettura del magazine Notizie Pro Vita, Voglio la mamma, libri di Kafka e Nicholas Sparks (questultimo letto soprattutto da adolescenti al seguito dei genitori). Cè persino un’insegnante impegnata nella correzione dei compiti in classe. Colpisce, per chi è abituato ad assistere a manifestazioni chiassose e colorate, la rigida disciplina che caratterizza i presenti: libro in mano, ben distanziati gli uni dagli altri a comporre uno scacchiere di silenti lettori (non più di un centinaio). Per poco meno di unora, il clima in questa porzione di piazza allombra di Palazzo dei Priori risulta essere alquanto surreale, fossilizzato in queste statue viventi, quasi fuori dal tempo.

Esco dalle transenne che delimitano la zona e mi avvio verso un gruppo che guarda con fare curioso la manifestazione.

Siete di passaggio?
No, siamo venuti perché non credevamo esistessero realmente le Sentinelle in piedi.

Cosa ne pensate di tutto ciò?
Cosa ne dovremmo pensare? Lottare per la tutela di diritti che nessun vuole toglierti ci sembra sintomo di poca intelligenza. Lottano per preservare un’idea, quella cattolica, che vede un’inferiorità della persona omosessuale.

Viene sostenuto che i gay siano non parte della natura perché non possono riprodursi.
Allora io sarò stato creato in laboratorio (dice uno dei membri del gruppo, omosessuale). E le coppie eterosessuali che non possono riprodursi allora? (continua un’altra, eterosessuale)

Non sarebbe possibile procedere ad una scrittura privata per tutelare i propri diritti?
Io e il mio compagno abbiamo fatto scritture private ad incrocio, che possono comunque essere impugnate da un parente di qualsiasi ordine e grado. Ho notato però che, tolte le adozioni e tutti gli altri temi scottanti, quando si arriva alla fatidica domanda “ma se anche io ottengo diritti fondamentali che tu già hai (assistenza, successione ecc) a te cosa cambia?” non si ottiene risposta. O almeno non una motivata ed intelligente.

Terminata la manifestazione tento di parlare con molteplici manifestanti, con l’esito prima descritto e il sorridente organizzatore che mi dice, spero scherzando, “vedi come li ho indottrinati bene!”. La risposta più frequente alla domanda sul perché della loro partecipazione è un lapidario “per testimoniare”.
Ad un distributore automatico di tabacchi in Corso Vannucci incontro Ugo, il quale aveva partecipato alla manifestazione e che si dimostra ragionevole. È aperto alle unioni civili senza adozione di alcun tipo per le coppie omosessuali e legge un libro di poesie acquistato per aiutare la popolazione del Nepal.

Si smontano le transenne e le Sentinelle si danno appuntamento a Roma per il Family Day. Purtroppo dovranno pagare il biglietto ferroviario intero, Italo non passa in Umbria.
Mentre osservo la Fontana Maggiore sento un uomo di oltre settant’anni, chiamato Augusto e di professione costruttore edile, che conversa animatamente con un suo amico. Mi avvicino per chiedergli il suo parere sulla manifestazione e sui diritti LGBT.
Dopo aver enunciato il suo “amore per le cose naturali” e quindi l’odio per i gay che, andando contro natura, “non devono esistere”, sostiene che i problemi italiani sono ben altri.
Lo lascio mentre dice “che schifo!” pensando agli omosessuali.


Amministratore

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