Un vaso di Pandora5 min read

Federica Cozzella | 04-12-2017 | Attualità - Internazionale - Nazionale

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In queste settimane, un fulmine ha fatto tremare il mondo dello spettacolo.
Nell’occhio del ciclone uno dei nomi più influenti di Hollywood e del cinema occidentale, Harvey Weinstein, socio fondatore di Miramax e della Weinstein Company.

Nel mese di ottobre il New York Times e il New Yorker hanno un pubblicato le inchieste rispettivamente di Jodi Kantor e Megan Twohey, e di Ronan Fallow, dando inizio ad una vera e propria reazione a catena: a partire da Asia Argento decine e decine di donne fra cui attrici, modelle, dipendenti delle compagnie sopracitate, produttrici, registe hanno dichiarato di aver subito molestie e abusi da parte del magnate del Cinema. Testimonianze raggelanti che hanno fatto il giro del mondo e continuano ad aumentare: sempre più sono le donne che si uniscono al coro e coraggiosamente confessano le molestie subite, a partire dai primi anni ’80 ad oggi.

Si parla di oltre 80 donne, che hanno subito abusi negli ultimi 30 anni e che rendono Harvey Weinstein un “predatore seriale”, come lo ha definito Asia Argento. L’attrice racconta di aver subito da Weinstein abusi sessuali nel 97’, e nei 5 anni successivi è stata vittima di stalking dallo stesso.
Asia Argento ha recentemente postato su twitter una lista completa di nomi, date e descrizioni delle molestie (fornite dalle donne), fra le quali figurano nomi importanti, come Gwyneth Paltrow, Angelina Jolie, Daryl Hannah, Mia Kirshner, Cara Delavigne e Eva Green.

Tre decenni di molestie, abusi, stupri, ricatti. Tre decenni di insabbiamenti, mazzette, minacce.

Esatto, perché lo scandalo che ha coinvolto Weinstein avrebbe potuto esplodere già anni fa, quando modelle e dipendenti della compagnia tentarono di denunciare gli abusi subiti. I giornali furono messi in silenzio, le donne minacciate. Un sistema perfetto, che avrebbe potuto andare avanti per altri trent’anni, grazie al coinvolgimento di complici, atti ad accompagnare le donne presso i fittizi incontri di lavoro con il terzo produttore più importante al mondo.

Il web è stato invaso dalla notizia. Testate di cronaca, magazine online e riviste di gossip hanno parlato dello scandalo, mentre in Italia un’ondata di sessismo estremo e pronunciato, si è scatenato senza limite, attivando un meccanismo di victim blaming da manuale.

Piuttosto che condannare la violenza di Weinstein e la complicità di attori come Ben Affleck, si è scelto di attaccare le donne che hanno subito abusi.

“Se la sono cercata”
“L’hanno fatto per la carriera”
“In realtà a loro è piaciuto”
“Tutto falso, lo fanno per farsi pubblicità”.

“Io non mi sarei mai presentata, è stata colpa loro”

“Io avrei detto di no”

Lo scandalo ha dato vita ad uno tsunami che ha travolto anche Kevin Spacey, accusato su aver abusato nel 1986 di Anthony Rapp, attore due volte vincitore di un premio Oscar. All’epoca Rapp aveva 14 anni. A seguito dell’accusa di abusi, Netflix ha licenziato l’attore e chiuso la serie House of Cards, di cui Spacey era protagonista.
Un chiaro NO all’omertà di comodo, di cui finora Hollywood si è macchiata. Rapp, come Asia Argento per Weinstein, ha dato inizio ad una tempesta di rivelazioni: il set di House of Cards è stato definito “tossico”, a causa delle continue molestie dell’attore, rivolte principalmente a ragazzi giovani.
A seguito delle accuse, Kevin Spacey ha dichiarato di non ricordare dell’abuso agito su Rapp oltre trent’anni fa. Si è scusato, e ha fatto coming out, dichiarandosi omosessuale.

Un momento infelice per uscire dall’armadio, caro Kevin: il tuo orientamento sessuale non ha alcun legame con gli abusi che hai scelto di agire.

Il corpo altrui è uno spazio altro, che non ci appartiene in alcun modo.
E non è il nostro orientamento sessuale a giustificare una violenza: agire violenza è una scelta, ma non si può scegliere il genere o i generi di cui ci innamoriamo.

Il caso Weinstein ha scoperchiato un pentolone di abusi agiti e subiti, non solo oltreoceano. In Italia a seguito di alcune indagini, il regista Fausto Brizzi è stato accusato di aver molestato e stuprato giovani donne, promettendo fama e successo, in modo più o meno esplicito. Esattamente come Weinstein.
Alle donne che hanno subito violenza dal regista è stato sconsigliato caldamente di agire legalmente o di parlare dell’accaduto.

Perché tutto questo non ci stupisce?
Perché queste donne sono state accusate e non supportate?
Perché questi uomini hanno potuto agire in questo modo così a lungo?
Perché le donne non hanno denunciato subito?

La risposta a tutte queste domande è il potere. Sociale, economico, fisico, politico.
Usarlo per i propri scopi, usarlo per non essere scoperti.
Harvey Weinstein, Kevin Spacey, Fausto Brizzi e centinaia, forse migliaia di altre persone, fra cui la cantante Mariah Carey, accusata di molestie e umiliazioni in pubblico dal suo bodyguard, sono accomunate da questo.

Agire violenza, grazie al proprio potere, prescinde il genere.

Persino le accuse mosse contro tutte le donne e gli uomini che hanno denunciato gli abusi in queste settimane sono figlie di quel potere: la tendenza a evitare di vedere cosa il sessismo abbia fatto alla nostra società è doloroso e comprende la necessità di mettere in discussione prima di tutto se stess*.
Perché il sessismo è così invischiato nella società contemporanea da essersi accaparrato il titolo di consuetudine. Anche per noi.

Un applauso a chi è giunt* a questo punto dell’articolo: ho una chicca per voi.
Andate su Facebook o Twitter (so che l’avreste fatto comunque) e nella barra di ricerca scrivete “#quellavoltache” oppure “#metoo” e buona lettura.

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Federica Cozzella

Federica Cozzella

Salita a bordo a Gennaio 2017 come Art Director e Rappresentante dell'Associazione Omphalos, oggi ricopre il ruolo di Direttora della Redazione. Caleidoscopica, dinamica, distratta. Rappresentate delle vittime di Sindrome di Stendhal in Italia, a volte cinica fino al livello bicarbonato di sodio. Femminista, politicamente scorretta, avida bevitrice di caffè americano, groupie segreta di Iggy Pop dai tempi degli Stooges e di W.A. Mozart (gli anni se li porta comunque molto bene).