Un treno per la memoria4 min read

ANPI - Sez. Studentesca di Perugia | 09-02-2018 | Attualità - Locale

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Come ogni anno, nel giorno 27 Gennaio, l’associazione ANPI studentesca-Perugia, in collaborazione con l’UDU-Sinistra Universitaria, Altrascuola Rete degli Studenti Medi e Omphalos, ha voluto ricordare e far ricordare i tragici accadimenti che questa particolare giornata rappresenta.
Nello specifico, l’evento si è svolto con la proiezione di un film: il vincitore del premio “David di Donatello” del 1999, “Train de vie, un treno per la vita”. Il tema del film è, ovviamente, parallelo a ciò che si vuole rievocare in questa ricorrenza: la componente ebraica di un piccola cittadina dell’Europa dell’Est, viene a conoscenza dell’adozione della famigerata “Soluzione finale”.
Decide così di tentare la fuga dai propri aguzzini tramite un treno, appunto il treno della vita, che nelle loro speranze li avrebbe portati verso la salvezza: la Russia.
Questo film ha sicuramente il merito di aver raccontato gli orrori e le aberrazioni perpetrate in questo periodo, con una leggerezza e un buon umore (ripresi da una comicità del tutto hamish) rari in film dello stesso filone, soprattutto considerando che il punto di vista assunto è quello delle vittime, stigmatizzate in nome di una non ben giustificata “diversità”, e per ciò legittimamente braccate come animali.
La domanda che immediatamente scaturisce dalla visione di questo film è ovvia, ma mai scontata: quale perversione del pensiero umano ha permesso che ciò si verificasse? Come è stato possibile che un uomo abbia potuto, fino a tal punto, degradare un proprio pari? A distanza di ottant’anni da quei tragici eventi, dopo le più disparate trattazioni e rielaborazioni di testimonianze, forse non siamo ancora riusciti a dare una risposta univoca.
Un dato è però certo e incontrovertibile, è successo, e non è solo in tale occasione che dobbiamo avere memoria di ciò.
Cosa si intende, quindi, per Memoria? Qual è la sua funzione? In una società democratica valori come l’eguaglianza e la dignità umana sono principi fondamentali e fondanti, e forse troppo spesso vengono date per scontate quelle che furono definite delle vere e proprie “conquiste dell’umanità”.
Da allora la memoria viene ridotta a pigra riproduzione mentale, insignificante nozionismo di banchi da scuola, nella convinzione che ormai “il passato è passato”, e che solo la visione del futuro sia importante, tanto nel progresso individuale quanto in quello sociale. Questa prospettiva da “fine della storia” non ha più ragione di essere sostenuta.
Ciò insindacabilmente dimostrato da certi avvenimenti, in Italia come in Europa, che rievocano senza scrupoli dottrine che, in modo ormai evidentemente erroneo, erano state considerate sconfitte, tanto dal punto di vista storico quanto sul versante razionale.
Oggi come allora, ci ritroviamo di fronte interi gruppi di persone che, in virtù di un loro presunto maggior valore, si sentono legittimate a degradare i loro pari, vuoi per questione di “razza”, religione, o semplice idea politica. Questo loro odio, spesso diviene anche violenza. Allora, di fronte a questa marea di violenza cieca, di odio puramente irrazionale, dovremmo tornare a riflettere, ancora una volta, sulla Memoria e la sua funzione, dato che a quanto pare il suo scopo non è ancora stato raggiunto. La memoria individuale, da un punto di vista puramente scientifico, trova la sua funzione primaria nel registrare e categorizzare i ricordi, permettendoci di riconoscere e saper affrontare il futuro grazie a tali categorie, evitando pericoli e orientandoci verso il benessere.
Allora, da un punto di vista collettivo e storico, dunque macroscopico, appare ovvio come la memoria possa e debba avere, la stessa funzione. Appare evidente, dunque, la funzione di questa Memoria: impedire che un tale pericolo possa di nuovo presentarsi; il pericolo del radicarsi nuovamente di un’ idea o meglio di un modo di pensare che, storicamente, ha gettato nazioni intere in una devastante guerra; un’idea che, per coprire i veri interessi di sedicenti dittatori e assassini, ha imbrigliato il malcontento e le legittime istanze di intere popolazioni, incanalandole verso l’odio per un nemico inesistente; un’idea che ha reso “ragione naturale” la divisione, lo sfruttamento, ed infine lo sterminio, di intere classi di individui, che in virtù della loro supposta diversità non avevano diritto di esistere; un principio che, per usare il famoso discorso di un re “se dovesse prevalere, significherebbe la fine di ogni ordine civile”.
Detto questo mi sembra scontato il ruolo che la Memoria assume, di baluardo e argine per una società veramente democratica, pluralista e civile. Perchè se togliamo dignità anche ad un solo uomo, la toglieremo a tutti.
Proprio questa ricorrenza simboleggia un momento in cui nella storia, un’ideologia che spogliata di ogni travestimento è mera, primitiva dottrina; che la ragione è del più forte che ha addormentato la ragione di molti, generando mostri che abbiamo la facoltà di allontanare e rifiutare.
Perchè al di là delle contingenze storiche, e di ciò che è cambiato da allora, il principio di fondo è sempre lo stesso; gli uomini non sono tutti uguali, e il più forte può schiacciare il più debole. Tutto ciò che nel pensiero filosofico di ogni epoca, la Società è chiamata ad impedire. Per ciò, dobbiamo ribadire ancora una volta che ricordare è un dovere, e che la memoria e la coscienza critica della storia sono l’unico strumento che abbiamo veramente per ricordare ciò che abbiamo sofferto e perduto, per non perderlo di nuovo.

 

Leonardo Simonacci, Michael Cargnelutti e Filippo Alunno Rossetti


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