Un restyling non troppo riuscito2 min read

Enrico Guarducci | 25-09-2016 | Cultura - Locomocinema

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I remake sono sempre una sfida difficile, specie se il film da girare nuovamente quasi sessant’anni è un kolossal del cinema western. *I magnifici 7*, per la regia di Antoine Fuqua, è il remake del celebre film di John Sturges del 1960, a sua volta remake de I sette samurai di Akira Kurosawa. Siamo nel 1879 e Rose Creek è un piccolo villaggio minacciato da un ricco e perfido imprenditore, Bartholomew Bogue, che vuole impossessarsi delle ricche miniere di ferro presenti in zona. Gli abitanti del villaggio si affideranno ad una eterogenea e folle banda per liberarsi del mortale problema.
I magnifici 7 sono interpretati da un cast di altissimo livello in cui spiccano Denzel Washington, Chris Pratt, ed Ethan Hawke mentre il cattivo di turno è interpretato da Peter Sarsgaard. Interpretazioni di grande livello impoverite però da un profilo psicologico per qualcuno solo accennato, e da un film che vuole modernizzare il western con trovate registiche e di sceneggiatura altamente discutibili.
E’ un film piacevole ma un po’ tamarro, che si prende la libertà di esagerare sia i silenzi carichi di tensione sia gli scontri, trasformandosi a tratti in una macchietta più che in un remake. Anche nella fotografia, curata dall’italiano Mauro Fiore, ci sono forti esagerazioni e i potentissimi raggi di sole che tagliano soggetti e pareti decine di volte nel corso della storia fanno sospettare che ci si trovi di fronte ad un film di Michael Bay. Estremamente apprezzabile è invece la colonna sonora, ultima opera del compianto James Horner, compositore leggendario e oscar nel 1998 per le musiche di Titanic. Un esperimento quindi non troppo riuscito nel complesso, ma che non ci impedisce di classificarlo come un film divertente e di forte intrattenimento. Semplicemente, dispiace un po’ che si sia snaturato così tanto un genere che ha nella sottigliezza dei dialoghi e nel simbolismo le sue doti più grandi e difficilmente replicabili. Un film che va visto e va goduto, perché diverte e colpisce, e perché la storia è avvincente e regala alcune svolte di trama inaspettate e piazzate nei punti giusti. Visto e goduto, però, con aspettative non troppo alte.


Enrico Guarducci

Enrico Guarducci

Studente di Giurisprudenza atipico. Appassionato della Città di Perugia, di Cinema e di Sport, curo la rubrica Locomocinema sulle nuove uscite in sala e la rubrica Locomotiva Biancorossa sulle imprese del Grifo. «Di vino, di poesia o di virtù: come vi pare. Ma ubriacatevi»