UN CONSIGLIO DEGLI STUDENTI IN BILICO SULLA LEGGE DI STABILITÀ6 min read

Riccardo Colangeli e Cecilia Ferretti | 30-03-2017 | Politica universitaria - UNIVERSITÀ

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Se credete che un lunedì mattina sui banchi in facoltà sia impegnativo provate a seguire con attenzione il rendiconto delle finanze del nostro Ateneo, come ci è toccato fare in occasione del recente Consiglio degli Studenti.

Al termine del 2016 è stata varata dal governo Gentiloni la legge di bilancio, che va a toccare molteplici aspetti dell’economia del Paese e il mondo universitario non è stato immune dalla manovra. Così i vari atenei si sono trovati a rivedere aspetti della propria politica, in particolare per quanto riguarda la tassazione a carico degli studenti.
Ospite del Consiglio, per illustrare le scelte adottate dall’Università degli Studi di Perugia in questo particolare contesto nazionale, è stato il Delegato del Rettore al bilancio e risorse finanziare, il Professor Alessandro Montrone.
L’intervento del professore ha avuto inizio con l’esposizione di come la nuova tassazione a fasce progressive in vigore dal corrente anno accademico (il nostro giornale aveva trattato il tema a suo tempo http://lalocomotivaonline.com/?p=292) abbia portato a una maggiore equità, come dimostrano le distribuzioni percentuali di studenti nelle fasce più basse, con questo sistema più numerose e dal range ristretto. Questa ideale adesione agli interessi della popolazione studentesca parrebbe non essere stata la stessa linea guida seguita dall’Università nella modifica al Regolamento Procedure, Termini e Tasse, ora Regolamento in materia di Contribuzione Studentesca per adeguarsi alla legge di bilancio. Ma andiamo con ordine.

Se negli anni passati anche gli studenti delle prime fasce erano tenuti a pagare oltre ai 140 € di tassa regionale un considerevole contributo all’Ateneo, la manovra ministeriale istituisce la cosiddetta “no tax area”: tutti coloro con un ISEE inferiore ai 13.000 € (l’Unipg pensa di spostare questa soglia a 15.000 €), che non siano fuori corso da più di un anno e che abbiano conseguito entro l’agosto dell’anno accademico 10 cfu se iscritti al primo anno e altri 25 cfu cumulativi per gli anni successivi non sono tenuti a versare il COA (Contributo Onnicomprensivo Annuale, dovuto all’università). Secondo la medesima disposizione è individuata anche la cosiddetta ‘’low tax area’’, secondo la quale chiunque abbia un ISEE compreso tra i 13.001 € e i 30.000 € e rispetti le condizioni di merito sopracitate non può essere posto nella condizione di dover pagare un COA superiore al 7% della quota ISEE eccedente il limite della “no tax area”.
Queste due limitazioni alla tassazione pongono gli atenei in una situazione di perdita di economie, per cui Montrone ha illustrato come l’Università degli Studi di Perugia non incasserà oltre un milione e mezzo di euro annui (1.515.681 € per l’esattezza). L’istruzione è libera e pubblica ma le università sono delle aziende a tutti gli effetti e a ogni perdita deve necessariamente corrispondere un guadagno. A Perugia si è così deciso di rimpinguare la cassa con un aumento progressivo del COA per le fasce superiori ai 30.000 € di ISEE, fino a arrivare al 4.3% di rincaro e soprattutto grazie a un severo intervento ai danni dei fuori corso.
Per la suddetta categoria di studenti la finanziaria prevede una tassa extra da un minimo di 200 € a un massimo corrispondente al 50% del COA. Montrone spiega così, con il sussidio di dettagliate tabelle, che si è proceduto a rendere progressiva la percentuale di contributo aggiuntivo, partendo da un 16% per uno studente in nona fascia al secondo anno fuori corso (228,80 €) fino a toccare il tetto del 50%, per una “signora cifra” di 970 €, per un iscritto oltre il quarto anno fuori corso e in ultima fascia di contribuzione. È stato dunque stimato, grazie a questa vampiresca tassazione, di recuperare ben 752.299 € all’anno, così da far quadrare i conti (vedi tabella seguente).
Un’ulteriore decisione destinata a far discutere è l’anticipazione della scadenza della seconda rata, nonché la più onerosa, al 21 dicembre che garantisce un sostanzioso accredito di liquidità per l’Ateneo all’inizio di ciascun anno solare. Dall’anno accademico 2017/2018 inoltre chi presenterà tardivamente l’attestazione ISEE sarà tenuto al pagamento di una mora pari a 70 € se il modello verrà consegnato entro il 21 dicembre e 200 € entro il 28 febbraio.
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Queste importanti decisioni dell’università hanno suscitato una fisiologica reazione nella rappresentanza studentesca, che ha intavolato un dibattito interno al Consiglio. Il gruppo consiliare UdU ha così presentato una lettera ufficiale in cui è reclamata la mancata convocazione dei rappresentanti degli studenti a un dovuto tavolo tecnico per l’esame della legge di stabilità e delle sue applicazioni locali. Il management universitario ha infatti decretato di una materia così delicata come la tassazione senza interpellare chi ne è interessato, ovvero la popolazione studentesca. Montrone ha giustificato l’accaduto con la pressante scadenza (31 marzo) presentata agli atenei per l’adeguazione alla normativa, ma è stato fatto presente che si ha tempo fino al mese di agosto per l’approvazione definitiva del Regolamento in materia di Contribuzione Studentesca. Ulteriori appunti contenuti nella lettera sono il configgere dei nuovi onerosi contributi a carico dei fuori corso con la politica varata l’anno scorso dallo stesso ateneo, che prevedeva una sopratassa non superiore al 20% e il fatto che le scuole di specializzazione siano sottoposte a un sistema di tassazione difforme rispetto agli studenti iscritti ai corsi di laurea, nonostante la legge richieda l’uniformità.
A difendere l’operato dell’Università degli Studi di Perugia è stato il consigliere Luzi (Idee in Movimento) che ha sottolineato come l’adeguamento alla manovra ministeriale sia stato compiuto in maniera efficiente e che le tempistiche imposte non avrebbero consentito margine di contrattazione: bloccare l’elaborazione del regolamento sarebbe andato contro l’interesse degli studenti stessi.
Un’altra perplessità è stata sollevata da Marchesi (Student’s Office), il quale ha identificato i toni della lettera presentata dall’UdU come troppo perentori, un dialogo, benché auspicabile, è bene che transiti attraverso una più esplicita rivendicazione dell’importanza della rappresentanza studentesca nel tipo di determinazioni in oggetto.
La pacatezza dei consiglieri di Idm e Student’s office è forse comprensibile nell’ottica in cui Montrone ha lasciato intendere la sua disponibilità per farsi da tramite per lievi modifiche di suggerite dalla rappresentanza studentesca al regolamento presentato. Su questa paventata possibilità la Presidente Martina Domina (UdU) ha voluto mettere in guardia i consiglieri, in quanto qualora l’università avesse realmente voluto consultare gli studenti avrebbe risposto alla richiesta di un tavolo tecnico avanzata nel mese di gennaio e non avrebbe interpellato l’organo per un parere consultivo a normativa già stilata, a soli tre giorni dalla scadenza per la sua approvazione.
Finita la discussione, si è proceduto a delibare in merito al Regolamento presentato dall’Università, con 10 voti contrari dell’ UdU, 2 astenuti (Marchesi e Filippi) e 5 voti favorevoli di Idee in Movimento, il Consiglio degli Studenti ha così espresso un parere negativo.

Dopo questa discussione travagliata e dai toni piuttosto accesi, il Consiglio ha recuperato la propria armonia nell’approvazione all’unanimità di una mozione UdU, poi emendata dal consigliere Marchesi, che presenta la richiesta all’Ateneo di digitalizzare le procedure amministrative per il conseguimento della laurea. L’emendamento applicato ha portato all’inserimento in questa istanza di avviare lo stesso iter per le pratiche di immatricolazione. Se questa mozione vedesse una sua reale attuazione la nostra università farebbe un importante passo avanti per la sua modernizzazione e per agevolare gli studenti, spesso alle prese con pratiche tutt’altro che snelle, processi che sono auspicabili per un ateneo che voglia essere attrattivo.

Ci auguriamo che il management universitario sia però consapevole che non sono tanto le piccole modifiche a processi secondari a richiamare un gran numero di studenti quanto corsi di studio validi e formativi e un sistema di tassazione che sia realmente equo, progressivo e corrispondente a servizi di qualità.

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Riccardo Colangeli e Cecilia Ferretti

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