Tutti i giorni è il 27 Gennaio3 min read

ANPI - Sez. Studentesca di Perugia | 27-01-2017 | Attualità - Nazionale

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Il 1° novembre del 2005, durante la 42° plenaria dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in concomitanza del 60° anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti e della fine dell’Olocausto, viene istituita la cosiddetta “Giornata della Memoria”, ricorrenza internazionale per commemorare le vittime del genocidio nazista. La data d’elezione fu il 27 Gennaio, a rievocare la liberazione del campo di sterminio di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche. Il valore di questa giornata è di per sé insindacabile: ricordare e celebrare le vittime di una strage generata da odio e paura, nel periodo più tenebroso che il Novecento abbia mai conosciuto. In un mondo popolato da guerre è dovere di ogni cittadino ed essere umano che si reputi tale fare memoria. Il fine pare palese: ripudiare tale orrore e far sì che nessuno, popolo o singolo che sia, si senta mai più legittimato a compiere atti di siffatta atrocità. Ma come si fa a tener vivo il ricordo di quella tragedia a distanza di così tanto tempo? Come si può prevenire un’eventuale deriva autoritaria in questi tempi di crisi? Nel Ventunesimo secolo paura e disprezzo del diverso imperversano in Europa come nel resto del mondo. Governi di stampo xenofobo e iper-nazionalista si affermano e legittimano dappertutto, forze politiche e sociali che dichiaratamente si rifanno al fascismo ed al nazismo vanno aumentando le proprie fila, imponendo politiche che prediligono risposte semplicistiche e prive di umanità che si concretizzano nell’effettiva accettazione della violenza contro lo straniero e nella giustificazione di misure drastiche, finalizzate più allo sfogo della rabbia accumulata per via della crisi che ad un reale superamento della stessa. Il problema che solleviamo in questo breve ed umile articolo, è culturale. Nessuno metterà in dubbio, almeno nel breve periodo, i valori e la necessità di ricorrenze come quella del 27 Gennaio. Ma bisogna trovare la forza di superare la ritualità intrinseca in queste giornate di ricordo e rammarico. Il nostro compito come cittadini, antifascisti, ma soprattutto come esseri umani, è quello di riuscire a dare di nuovo attualità e concretezza ai sentimenti che una giornata come il 27 Gennaio risveglia in noi. Non basta ricordare, bisogna analizzare e comprendere quelle che sono state le cause politiche e sociali che consentirono ai governi fascisti del tempo di affermarsi, sull’onda di slogan entusiastici e violenti, e bisogna essere consapevoli di quanto queste cause potrebbero replicarsi oggi. Bisogna trovare la forza, nella nostra quotidianità, di superare le frasi ed i concetti semplicistici. Non ci si può limitare a pensare che scenari come quelli della seconda guerra mondiale, con tutti gli orrori che la caratterizzarono, non siano oggi riproponibili. Gli esseri umani sono capaci di errori madornali, di atti ed azioni atroci. L’unica cosa che può permettere all’uomo di non ricadere negli stessi errori è l’esperienza che trae da essi. Ignorare gli sbagli del passato o rinnegarli significa lasciare ad altri uomini la possibilità di ricommetterli. Questo non è ammissibile. Dobbiamo maturare, crescere, e migliorarci. Sarà possibile però solo se saremo in grado di saper ricordare e fare tesoro di queste memorie.

di Leonardo Simonacci

(immagine di copertina da www.museodellashoah.it)


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