TRA PRECARIATO E PENSIONAMENTO: UNA VISIONE GIOVANILE3 min read

Francesca Ricci | 21-08-2016 | Nazionale

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Nasce una collaborazione tra La Locomotiva e Generazioni, periodico dello Spi Cgil

Abbiamo deciso di intervistare ragazze e ragazzi per capire cosa i giovani di oggi pensano riguardo al rapporto tra precariato e pensionamento, l’utilità del versamento dei contributi e le loro prospettive di lavoro futuro. Il sistema pensionistico pubblico è oggetto di un incessante processo di riforma e ridimensionamento. Dagli anni Novanta ad oggi si sono succedute innumerevoli riforme che hanno innalzato l’età pensionabile e gli anni di versamento dei contributi, abbandonando progressivamente il sistema di calcolo retributivo. Dal primo gennaio del 2016 l’età pensionabile è stata fissata a 66 anni e 7 mesi con la possibilità di ricorrere ad un pensionamento anticipato con 42 anni e 10 mesi di contributi, adeguando le cifre all’aumentata speranza di vita, secondo le rilevazioni effettuate dall’ISTAT.

Tutto questo spaventa non poco le giovani generazioni che vedono in questo progressivo innalzamento dei requisiti pensionistici conseguenze negative. Erica, 21 anni, studentessa in Giurisprudenza, ancora indecisa sul suo domani post laurea, sottolinea: “È controproducente sia per la qualità dello stesso lavoro, nel caso in cui la prestazione richieda mansioni particolarmente pesanti e un grande sforzo fisico, sia per l’evidente conseguenza di limitare le nuove assunzioni.” Alla domanda cosa ne pensi dei contributi? ci risponde : “Li ritengo molto utili e uno strumento importante per l’attuazione dello Stato Sociale in quanto permettono una tutela assistenziale a tutti quei soggetti che non sono più in grado di mantenersi con un proprio lavoro. La contribuzione non sempre però risulta stabile, dati i sempre più frequenti contratti a tempo determinato, somministrati o atipici, che non sono in grado di garantire in modo sicuro un idoneo servizio previdenziale.”
Larissa, invece, aspirante infermiera, parla di distacco: “Molto spesso un giovane neanche ci pensa alla pensione ed è disposto a tutto per un po’ di indipendenza accettando anche contratti a tempo determinato, voucher o addirittura lavoro nero. Oppure per non pesare sulle spalle dei genitori si è costretti ad andare a fare il lavapiatti a Berlino o lavorare il un call center in Polonia. Si deve rinunciare al proprio percorso formativo, ad accettare l’affitto al posto del mutuo, dovendo preferire l’abbonamento di un mezzo pubblico, all’assicurazione della macchina.” Aggiunge poi : “La necessità di parificazione richiesta dall’UE di età pensionabile in nome di un’eguaglianza sostanziale non è stata fattiva, ad uguali doveri non sono corrisposti uguali diritti e le donne continuano ad essere quella categoria sottopagata a parità di prestazioni e con non sufficienti tutele circa la maternità.”
Pietro, 29 anni, neo Dottore in Economia e Finanza ci dice: “L’attenzione dovrebbe essere incentrata sul più delicato problema della disparità nell’elargizione delle pensioni: c’è chi a fine del mese può contare su un introito dallo Stato di migliaia di euro, e chi di sole poche centinaia. Occorrerebbe un sistema capace di assottigliare queste differenze. “
Abbiamo poi chiesto a tutti: Come vedi la categoria dei pensionati e come pensi che possa migliorarsi il rapporto tra generazioni tanto diverse ma non poi così distanti?. Larissa risponde : “Ad accomunarci forse c’è quel senso di solitudine e smarrimento rispetto al contesto sociale ed economico del Paese.” Erica ci dice: ” La categoria dei pensionati va protetta e tutelata, si dovrebbe porre l’attenzione non tanto sul rapporto di lavoro, quanto sul lavoratore singolarmente considerato, dagli inizi della sua formazione al pensionamento.”
Insomma il futuro lavorativo e professionale al giorno d’oggi appare sempre più incerto, arduo e pieno di incognite, i giovani si sentono troppo spesso inascoltati e non ripagati di tutti gli sforzi e i sacrifici fatti, nella quasi totale assenza di un sostegno governativo. Pensiero comune a tutti è la necessità di dialogo da cui possa nascere un confronto costante e positivo, mezzo di analisi del contesto e di crescita personale e comune.

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Francesca Ricci

Francesca Ricci

Caparedattrice da settembre 2015 a settembre 2016. Vicedirettrice editoriale da ottobre a dicembre 2016 e ora Direttrice editoriale. Perugina dalla nascita, studia Giurisprudenza. Cura gli articoli per l'associazione Libera, di cui coordina il Presidio Università. Quando può viaggia, fa foto e gioca a calcio a 5.