STORIA DEL MOVIMENTO LESBICO A PERUGIA3 min read

Riccardo Strappaghetti | 01-12-2016 | Over the rainbow

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illustrazione di Leonardo Sorbelli

La presenza lesbica nella storia di Perugia inizia ad emergere con il fermento sociale e culturale che ha caratterizzato i primi anni del ‘900. Quando Virginia Woolf visitò Perugia nel 1908 non trovò di certo quel circolo Bloomsbury che in Inghilterra aveva fatto molto parlare di sé per le sue istanze sul femminismo e sulla liberazione sessuale. C’era però un panorama culturale in cui iniziavano ad affermarsi le istanze protofemministe: le donne perugine, per lo più borghesi, si organizzavano in circoli e gruppi che sostenevano attività ricreative come il tennis, letterarie come il gruppo legato alla poetessa Vittoria Aganoor, politiche come i gruppi di donne della Società della Pace e caritatevoli come i comitati per la beneficienza a orfani e indigenti. Dalle ricerche di archivio emergono in questo contesto cittadino testimonianze di relazioni lesbiche clandestine e scandali di “amori illeciti” finiti sulla cronaca locale. Una donna perugina appartenente a questi circoli, accusata di essere lesbica, firmava con uno pseudonimo maschile romanzi nelle cui storie vestiva i panni di un uomo ed esaltava la bellezza delle donne.
Con l’avvento del Fascismo l’associazionismo femminile fu sottoposto al controllo diretto delle autorità del regime: le donne furono assoggettate al controllo politico e le lesbiche furono sottoposte anche alla repressione poliziesca. “Amori lesbici” è l’accusa scritta in rosso in un fascicolo di polizia a carico di una coppia di donne perugine che sul finire degli anni ’20 intratteneva una relazione alla luce del sole: l’una abbandonò il marito per andare a vivere con l’altra. Le indagini scandagliarono i loro corpi e la loro relazione: i domestici rivelarono dettegli spiati dalla loro camera da letto, un ginecologo riscontrò sul corpo di una i segni dell’ “anomalia sessuale”, il marito testimoniò l’aggressione subita per strada per essere il “cornuto di una donna”. Le due donne, evitato il confino, abbandonarono insieme la città nel pieno della bufera causata dallo scandalo del loro amore. Nel dialetto perugino è attestata la parola gallenga per indicare, naturalmente in senso dispregiativo, lesbica: letteralmente significa “gallina che si atteggia a gallo”.
Per la nascita di un movimento lesbico vero e proprio, Perugia dovrà attendere almeno gli anni ’80 quando il clima politico della città consentiva la nascita di gruppi di lesbiche in seno ai movimenti femministi, ai gruppi della sinistra extraparlamentare, e ai gruppi dei movimenti pacifisti. Lo stigma sociale nei confronti delle persone omosessuali era ancora elevatissimo e l’attivismo gay e lesbico in città era difficile da portare avanti, spesso era in mano a gruppi sparuti o a singoli. La più longeva di queste realtà fu Casa Balena: una comune fondata all’inizio degli anni’80 da donne per lo più lesbiche che vivevano in un casolare vicino Spoleto e che si occupavano di agricoltura sostenibile, cultura ed ecologia e fornivano ospitalità esclusivamente ad altre donne facendo della visibilità lesbica e delle istanze femministe una vera e propria vocazione. Dopo l’esperienza della Prima Settimana Lesbica a Bologna nel 1991, delle ragazze universitarie fondarono a Perugia il gruppo lesbico separatista Nitroglicerina con il fine di rivendicare uno spazio politico e sociale alla soggettività lesbica, apportando una forte visione identitaria sia nel movimento femminista che incentrava la sua azione sulla donna eterosessuale sia nel movimento di liberazione omosessuale che vedeva al centro delle sue istanze l’uomo gay. Nel 1992 nasce il circolo Solidarietà Totale, poi Omphalos: qui le donne lavorarono a una politica non separatista a fianco degli uomini gay per la visibilità e l’empowerment delle donne lesbiche organizzando affollate iniziative. Carla, un’attivista di quegli anni ricorda: “Non avevo mai visto tutte quelle lesbiche a Perugia, da dove uscivano?” Finalmente anche a Perugia era caduto il tabù sull’identità lesbica. Ma la strada sarebbe stata ancora in salita.


Riccardo Strappaghetti

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