Stephen Hawking, addio a chi camminò una vita per l’Universo4 min read

Riccardo Rinalducci | 14-03-2018 | Cultura

immagine Stephen Hawking, addio a chi camminò una vita per l’Universo4 min read

Una delle più illustri icone della scienza moderna, se non la più luminosa, ci ha lasciati questa notte all’età di 76 anni nella sua casa di Cambridge. Stephen Hawking ha vissuto una vita segnata da una grave malattia degenerativa dei motoneuroni, riconducibile a una forma particolare e rara di SLA, eppure è riuscito a non abbandonare mai i suoi studi affermandosi come fisico, cosmologo, astrofisico e matematico a livello mondiale. Perse la capacità di muoversi, di parlare se non per mezzo di un sintetizzatore vocale, progressivamente anche la vista, ma mai rinunciò a uno spiccato senso dell’umorismo, al coraggio e alla perseveranza.

“Siamo profondamente rattristati per la morte oggi del nostro padre adorato. E’ stato un grandissimo scienziato e un uomo straordinario. I suoi lavori vivranno ancora per molti anni dopo la sua scomparsa”, scrivono oggi Lucy, Robert e Tim Hawking. Stephen ha trascorso una vita lottando contro la malattia e per il sapere, anche inserendosi nei dibattiti pubblici su questioni di rilevanza come la difesa del sistema sanitario britannico, quando negli anni ’80 stava incontrando consistenti ridimensionamenti. Si schierò contro l’oppressione israeliana in Palestina e nel 2014 per la fine del conflitto siriano. Ha sempre sostenuto i diritti dei disabili, pronunciandosi favorevolmente per l’eutanasia e il suicidio assistito. Ha manifestato preoccupazioni per la natura disumana dell’uomo, denunciando la sua scarsa cura per l’ambiente, la criminalità dell’uso di armi chimiche, tenendo sempre a monito il sapere come motore sociale, affermando “il più grande nemico della conoscenza non è l’ignoranza, ma l’illusione della conoscenza”. Fu insignito di innumerevoli onoreficenze, fra cui quelle di numerose Università e della medaglia presidenziale della libertà degli Stati Uniti riconosciutagli nel 2009 da Barack Obama.

Stephen Hawking e Barack Obama nel 2009

La sua formazione universitaria lo vide conseguire con il massimo dei voti il corso di Fisica dell’University College di Oxford nel 1962, con cui ottenne l’accesso al corso di Cosmologia della facoltà di Scienze Naturali dell’Università di Cambridge. Si appassionò al dibattito sul Big Bang e sulle origini dell’universo, incentrò su questo la sua tesi di laurea e ottenne nel 1966 una borsa di ricerca persso il Gonville and Caius College, conseguì il dottorato in Matematica applicata e Fisica teorica, vincendo il più importante riconoscimento internazionale con il suo Singularities and the Geometry of Space-Time. Il suo contributo alla scienza ha una portata enorme. Hawking ha innanzitutto lavorato sulle singolarità nelle soluzioni delle equazioni di campo dalla teoria della relatività generale, concentrandosi sui buchi neri. A questo proposito dimostrò nel 1971 l’esistenza delle singolarità gravitazionali nello spaziotempo, indicando lo stesso Big Bang come una singolarità in cui le leggi della relatività generale cessano di validità per gli effetti quantistici. Altri suoi importanti studi furono quelli sui buchi neri, cui fornì la prova matematica della loro caratterizzazione solo per la massa, momento angolare e carica elettrica. Con il teorema dell’Area di Hawking del 1972 individuò come la superficie totale di un buco nero non diminuisce mai, e nel 1974 dimostrò a livello termodinamico la radiazione termica emessa dai buchi neri a causa degli effetti quantistici. Il non essere riuscito a fornire evidenze sperimentali sull’argomento gli costò probabilmente il premio Nobel per la Fisica, sebbene recentemente, nel 2016, nei laboratori dell’Istituto israeliano Technion di Haifa, si sono simulati buchi neri ed è stata verificata la teoria dell’evaporazione degli oggetti come descritta dal fisico britannico 42 anni prima. La sua collaborazione con altri scienziati ha contribuito all’elaborazione di numerose teorie fisiche e astronomiche: il multiverso, la formazione ed evoluzione galattica e l’inflazione cosmica. Sempre spiegate con chiarezza e semplicità, le sue teorie hanno raggiunto il grande pubblico attraverso numerosi testi di divulgazione scientifica.

Locandina di “La teoria del tutto” di James Marsh del 2014

L’enorme mole di conoscenze necessarie a comprendere le sue teorie ha probabilmente fatto sì che l’Hawking cosmologo fosse preceduto per fama e popolarità dall’Hawking “genio-disabile”, l’uomo cui a 21 anni furono dati 2 anni di vita e che invece con la ricerca scientifica e la passione ha proseguito la sua strada. Nell’immaginario collettivo è enorme la sua grandezza, nella cultura di massa Hawking è apparso molto spesso in televisione, in documentari e trasmissioni. Del 2004 e 2008 sono Hawking, documentario per la televisione della BBC, e Superhero Movie di Craig Mazin. Ha lavorato con Discovery Channel a diversi programmi sulle sue teorie sull’universo, con riprese originali della NASA, anche prestando il suo caratteristico sintetizzatore vocale. Apparve in una partita a poker con Einstein, Newton e il comandante Data nella sesta stagione di Star Trek, e numerose volte in serie – animate e non: più volte nei Simpson, in Futurama e ne I Griffin, in The Big Bang Theory e in Due Fantagenitori. Appare nei panni di se stesso in età matura in Hawking, che contribuì a scrivere insieme a Ben Bowie e Stephen Finnigan nel 2013, e sempre sulla sua figura è incentrato La teoria del tutto, pellicola di James Marsh del 2014 che valse all’interprete Eddie Redmayne l’Oscar come Miglior attore protagonista. Talkin’ Hawkin’, nell’ultimo album dei Pink Floyd, ha ancora la sua voce sintetizzata.

Stephen Hawking ne I Simpson di Matt Groening


Riccardo Rinalducci

Riccardo Rinalducci

Studente di Scienze della Comunicazione all'Università di Perugia, entra in redazione nel 2017 come vicedirettore. Appassionato di calcio e tifoso del Grifo, si interessa di musica e cinema italiani - più sono d'autore e noiosi, meglio è. Ama viaggiare e discutere di attualità e politica, più volentieri davanti a una birra che a un touch-screen.