SCUOLE DI SPECIALIZZAZIONE MEDICA: BASTA IMBUTO FORMATIVO6 min read

Tigist Porretta | 22-07-2019 | UNIVERSITÀ

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Martedì 2 luglio 2019, per decine di migliaia di medici neo abilitati si è svolto uno dei momenti più importanti del percorso formativo di un medico: il test di accesso alla Scuola Di Specializzazione. 

18.773 candidati hanno dovuto tollerare una serie di condizioni inaccettabili per un test pubblico che dovrebbe essere trasparente: innanzitutto nessuno sapeva il numero di borse di specializzazione disponibili dal momento che il Miur li ha pubblicati solamente lunedì 8 luglio, inoltre non si sapeva il numero esatto di iscritti al test e quali fossero le scuole accreditate. Insomma uno sceglie delle sedi per poi scoprire che la propria scuola non è stata accreditata perché non è magari in regola. ( Se si è interessati alla questione è sufficiente leggere linchiesta di Dataroom sullaccreditamento delle scuole di specializzazione secondo cui ben 41 scuole non sarebbero in regola)  

Raddoppiate le borse di specializzazione 

Da quando il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti, poco prima del test, il 24 giugno ha pubblicamente annunciato un aumento del 20% dei posti per i Corsi di Laurea in Medicina e Odontoiatria per lanno accademico 2019/2020, sul web è scoppiata una protesta al grido di Raddoppiate le borse di specializzazione, mancano specialisti non mediciInfatti laumento delle borse di specializzazione di 1800 unità, come comunicato, è una misura insufficiente rispetto alla richiesta dei giovani medici.  

Coerentemente con lo scopo di ledere sempre più alla qualità della formazione, il Governo ha tagliato questanno 100 milioni di euro dai fondi per le Università. Già restava difficile comprendere come le università avrebbero gestito un eventuale incremento del numero degli studenti, ma è assurdo pretendere che lo facciano con minori risorse, senza un adeguato finanziamento per assumere i docenti e per ampliare le strutture universitarie e ospedaliere. A pagare le conseguenze di una politica che punta sempre al mero consenso sono sempre loro: le persone che si impegnano per rendere la nostra società migliore, in questo caso gli studenti ,ma in generale tutta la popolazione che di questo passo avrà a disposizione una sanità malfunzionante.  

Bussetti ha anche affermato: Non ha alcuna utilità avere più laureati se poi non si specializzano e non possono esercitare.”  Si può perdonare un errore a chi lo commette in maniera ignara, ma così caro ministro siete doppiamente in errore perché è da stolti sbagliare in maniera consapevole. Se veramente siete a conoscenza del problema, prima risolvereste il problema dei circa 10.000 laureati abilitati ma senza accesso scuole di specializzazione poi potreste occuparvi di aumentare i posti al test di accesso al corso di Medicina e Chirurgia. 

La grande piaga dellimbuto formativo  

E sempre più allarmante infatti la problematica dellimbuto formativo secondo cui ogni anno cresce il numero di neolaureati che non riusciranno ad accedere ad una scuola di specializzazione a causa del ridotto numero di queste. Questo numero cresce ogni anno e si somma ai neolaureati abilitati non entrati in specializzazione di anni precedenti che sono circa 10.000.  

Ogni anno cresce il disappunto, la disperazione e la quieta rassegnazione di chi si vede i sogni infranti, di chi per 6 anni,se non di più, ha dedicato la propria vita allo studio, senza contare i sacrifici, i momenti sottratti ad amici, famiglia, fidanzati e alla vita in generale per riuscire un giorno a fare quello per cui si sono impegnati: diventare medici competenti, specialisti.  

Lillusione di un accesso programmato 

Laccesso dei medici alle Scuole di specializzazione di area sanitaria è a numero programmato 

Così si legge nella pagina dedicata alle scuole di specializzazione del sito del MIUR. Ma che cosa vuol dire accesso programmato? In teoria dovrebbe essere un metodo di selezione oggettivo volto ad individuare un numero di laureati che può essere inserito nel mondo del lavoro, senza generare un numero spropositato di laureati disoccupati e a mantenere elevati standard nella didattica universitaria. Ebbene ci insegnano a programmarci la nostra vita intera per laurearci in corso ed entrare sul mercato del lavoro il prima possibile eppure loro tradiscono questa stessa logica di programmazione. 

Vi siete mai chiesti quanto costi uno studente allo stato e alla famiglia? 

La spesa dello Stato per i 6 anni di laurea di ciascun studente ammonta a circa 24.800 euro e la spesa per “specializzare” un singolo medico a circa 128.000 euro per un costo totale superiore a 150.000 euro per l’intero iter formativo di 11 anni (fonte: statistica MIUR e portali atenei). 

Dunqueogni anno circa 10.000 nuovi studenti si immatricolano e lo Stato investe in essi una spesa complessiva per una formazione completa pari a circa 1.5 miliardi di euro. Dallattuale situazione se ne deduce che lo stato non è stato in grado di programmare i costi e così alla fine, ci si ritrova da una parte a dover chiudere i rubinetti per risparmiare e dallaltra ci si trova senza specialisti perché si risparmia anche sulle le borse di specializzazione.  E così ogni anno aumenta il numero dei camici grigi che si trovano nel limbo di non appartenenza al Sistema Sanitario Nazionale (SSN), dove un laureato e abilitato è costretto a vivere in attesa di vincere un concorso mentre i medici del SSN fanno innumerevoli ore di straordinari perchè mancano medici specialisti formati che li possano sostituire. 

In aggiunta a tutto ciò occorre anche considerare che sono sempre più i medici che decidono di darsi unopportunità andando a specializzarsi allestero. Quando capirà lo stato che non si tratta solo di una fuga di cervelli, ma di una emorragia economica destinata a concorrere al collasso del nostro Sistema Sanitario?  

In aggiunta alle spese sostenute dallo stato occorre considerare anche quelle sostenute dalle famiglie: uno studente fuorisede, che sono la maggioranza, secondo Federconsumatori, costa alle proprie famiglie 27.000 euro per una Laurea Triennale e fino 45.000 euro se si prosegue anche con il biennio Magistrale, cifre che nel caso di uno studente di medicina aumentano.  Luniversità come si deduce dai dati è un investimento per lo studente, per lo stato, per la famiglia, ma come ogni investimento ci si aspetta che porti un guadagno e non parlo solo di quello economico. Per la maggioranza dei medici neolaureati questo guadagno verrà raggiunto, nella migliore delle ipotesi, dopo molti anni dal conseguimento della laurea.  

Uno stato sordo e cieco 

 Al di là di ogni speculazione, dellinfinita lista di problemi che ci sarebbero da risolvere in aggiunta a quelli precedentemente trattati (qualità della formazione specialista italiana, qualità della formazione universitaria troppo variabile tra i vari atenei) la realtà dei fatti resta una: dopo 6 anni di studio, spese e sacrifici non si ha la possibilità di proseguire il percorso per cui ci si è preparati. Alla laurea tutti ci arriviamo chi prima chi poi, il vero percorso soprattutto per come è impostato lo studio della medicina in Italia ha inizio con la specializzazione, unico momento, in molte città, in cui lo studente si relaziona veramente con il paziente e comincia ad applicare ciò che ha studiato. Senza la specializzazione con la sola laurea non resta molto da fare nel pubblico se non le guardie o lestero.  

In questi ultimi mesi c’è stata una mobilitazione senza precedenti sui social che ha portato allattenzione dei vari politici il problema, come si può allora rimanere indifferenti allurlo di disperazione di giovani che hanno studiato, che hanno la testa sulle spalle e che vogliono solo mettersi al servizio di questo sistema sanitario allo sbaraglio e di tutta la popolazione? Lo stato è padre e madre di ogni cittadino ed è tenuto a rispondere alle esigenze del figlio e non divorarlo come Crono nella mitologia greca, perché alla fine lo Stato questo sta facendo, tarpare le ali di decine di migliaia di neolaureati.


Tigist Porretta

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