Sciopero universitario: chi, cosa, quando, dove e perché?

Federico Rughi | 13-09-2017 | Attualità - Locale - UNIVERSITÀ

immagine Sciopero universitario: chi, cosa, quando, dove e perché?

di Federico Rughi

Sullo sciopero dei docenti universitari tanto si è discusso e altrettante sono state le domande degli studenti spaventati da questa iniziativa. Grande è stato l’impegno dei rappresentanti degli studenti dei vari dipartimenti nel provare a dare linee guida utili su come comportarsi. Facciamo il punto della situazione, utilizzando la semplice regola delle 5 W.

1- WHO? (chi?) /2- WHAT? (cosa?): i protagonisti, come detto sopra, sono tutti i Professori e i Ricercatori che hanno aderito allo sciopero indetto dal Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria. Sebbene i firmatari della lettera di proclamazione della protesta siano 5444, tutti i 49000 Professori in servizio hanno il diritto di aderire alla contestazione.

3- WHEN? (quando?): le agitazioni sono partite il 31 di agosto per concludersi il 31 di ottobre, in poche parole per tutta la durata della sessione d’esame autunnale. Lo sciopero prevede che il docente si astenga SOLO nel primo giorno utile del primo appello in ordine temporale. Se questa data coincide con l’unico appello della sessione, lo studente avrà diritto al recupero della stessa, in quanto sarà il docente ad avere l’obbligo di richiedere in segreteria un appello straordinario a partire dal quattordicesimo giorno dopo la data originaria. Se invece l’insegnamento prevede due o più appelli, la data “persa” non verrà recuperata.
NON È POSSIBILE SPOSTARE LA DATA DELLO SCIOPERO AL SECONDO APPELLO O SI USCIREBBE DAI TERMINI AUTORIZZATI.

4- WHERE? (dove?): ogni Professore può esercitare il suo diritto allo sciopero solo, come detto, nella prima data disponibile della sessione e solo nell’Ateneo dove svolge la professione.

5- WHY? (perchè?): lo sciopero dei docenti universitari è stato indetto per rivendicare il diritto alle progressioni di carriera. Lo stop per gli scatti di anzianità per il pubblico impiego (al quale appartiene il mondo dell’Università pubblica) è stato disposto dal governo Berlusconi per gli anni 2011-2014. Se per gli altri dipendenti pubblici lo sblocco è stato nel 2015, i Docenti universitari lo hanno avuto solo nel 2016; un anno dopo. A questo va aggiunto poi il danno economico subito con il non riconoscimento degli effetti giuridici al momento dello sblocco; danno stimato in migliaia di euro. Le motivazioni che hanno indotto il corpo docente a scioperare risiedono nei mancati riscontri da parte della Presidenza del Consiglio, interpellata già nel 2014, e del Ministero Istruzione Università e Ricerca, incontrato senza esiti positivi il 7 giugno 2017.

Quello che viene da chiedersi “di qua dalla cattedra” è se le legittime istanze del corpo docente avrebbero potuto essere rivendicate con modalità differenti, cioè senza penalizzare l’unica componente sicuramente incolpevole della grande «macchina università»: quella studentesca. Forse sarebbe stato più efficace convogliare le forze per avviare modalità di protesta con l’unione di studenti e professori, per il bene di un settore pubblico in crisi, su tantissimi fronti, come quello universitario.

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Federico Rughi

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