Rocco Petrone: L’Italia sulla Luna.4 min read

Vito Girelli | 20-07-2019 | Cultura - Scienza

immagine Rocco Petrone: L’Italia sulla Luna.4 min read

“Un piccolo passo per l’uomo, un balzo per l’umanità 

Queste le parole di Neil Armstrong dette, nella notte tra il 20 e il 21 luglio 1969, mentre un uomo per la prima volta posava i piedi sulla luna. 

Prima d’allora solamente ai poeti era consentito viaggiare sulla luna, da quel giorno di cinquant’anni fa, anche l’uomo poteva lodarsi per aver raggiunto un traguardo così importante. Un traguardo che ha visto la partecipazione attiva di più di cinquecentomila persone tra astronauti, geologi, scienziati ed ingegneri. 

Negli anni cinquanta erano stati i sovietici a mandare la prima sonda e il primo uomo nello spazio. Nel pieno della guerra fredda gli americani si videro quasi costretti a dover dimostrare la loro superiorità scientifica sui russi, mossi dall’idea del presidente Kennedy che riteneva la missione di grande importanza, proprio per l’elevato grado di difficoltà che comportava.

«Credo che questa nazione si debba impegnare a raggiungere l’obiettivo, prima che finisca questo decennio, di far atterrare un uomo sulla Luna e di farlo tornare sano e salvo sulla Terra. Nessun progetto spaziale di questo periodo sarà più impressionante per il genere umano, o più importante per l’esplorazione spaziale a lungo raggio; e nessuno sarà così difficile e dispendioso da compiere.”                                                                        25 maggio 1961, John F. Kennedy.

Nell’equipe che raggiunse questo grandioso risultato, ai cosiddetti piani alti, c’era un uomo di nome Rocco Petrone, un italiano voluto con forza nel progetto NASA Apollo 11, grazie alla sua spiccata intelligenza in ambito ingegneristico. Rocco, figlio di Antonio e Teresa, aveva umili origini. I suoi genitori erano immigrati italiani, originari di una terra contadina della Basilicata: Sasso di Castalda. Nel 1921, come molti altri italiani, decisero di cercare fortuna nel paese delle grandi occasioni. Rocco nacque ad Amsterdam, cittadina dello stato di New York. Antonio, il padre, perse la vita sei mesi dopo la sua nascita a causa di un tragico incidente, lasciando la moglie Teresa sola con tre figli. Nonostante lo sconforto iniziale della donna e la voglia di tornare nella sua terra, grazie ad una grande forza di volontà decise di rimanere per il bene dei figli. Rocco, il terzogenito, dimostra ben presto spiccate doti accademiche. Vinse un posto nell’Accademia militare degli stati uniti, laureandosi a pieni voti in ingegneria meccanica nel 1946. Dal 1947 al 1950 prese servizio in Germania, dal quale ritornò nel 1951 per proseguire gli studi nel noto e prestigioso college M.I.T, nel Massachusetts. Durante gli anni nell’esercito Petrone prese parte alla realizzazione del razzo Redstone, il primo prototipo lanciato nello spazio dagli Stati Uniti. Nel 1960 entrò a far parte della Nasa, e nel 1969, all’epoca della missione Apollo 11, era il direttore di lancio della stazione spaziale.

Mentre in diretta mondiale il mondo ammirava con trepidazione l’uomo sulla luna, Petrone dalla stazione spaziale era ansioso del ritorno degli astronauti per avere la certezza del successo della missione. L’ingegnere di origini lucane riteneva che la superficie della luna fosse come una Stele di Rosetta, ossia un punto dal quale poter direttamente arrivare a comprendere l’origine stessa del satellite e, di conseguenza, di tutto il nostro sistema planetario.  Subito dopo il successo della missione Rocco Petrone divenne il direttore dell’intero progetto Apollo 11. Il sogno americano di quei contadini lucani si poteva dire largamente compiuto.

Il 24 luglio 1969, tornati dalla prima missione sulla luna, gli scienziati americani avevano a disposizione numerosi campioni di roccia lunare. Studiare da vicino un qualcosa che solo poche ore prima era solo nei racconti fantastici e nei sogni di molti. Un balzo, però, che ancora oggi molti stentano a ritenere vero. 

Sono innumerevoli le teorie complottistiche che ritengono un falso storico il viaggio sulla luna. Non spetta a me dire se sia vero o meno, piuttosto la domanda che mi pongo è una: Un italiano negli anni sessanta prendeva parte ad un progetto simbolo della potenza americana. L’italiano in quegli anni è dalla fazione opposta, l’italiano solo qualche anno prima era dalla parte dei nazisti, l’italiano era fondamentalmente un nemico. Nonostante tutti questi limiti sociali e storici, Rocco Petrone era in quel progetto. Mi chiedo, quindi, oggi saremmo in grado di superare delle questioni irrisolte con altri paesi pur di raggiungere un obiettivo comune per l’intera umanità? Saremmo in grado di capire finalmente il significato della parola meritocrazia priva di colore, razza ed etnia?

Lascio a voi l’ardua sentenza, sperando che non ci sia bisogno di raggiungere Nettuno prima di avere una risposta da questa nostra società in guerra con sé stessa, dove gli uomini si sparano a colpi di odio e discriminazione.


Vito Girelli

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