Ritorno al passato, attacco alle donne12 min read

Tigist Porretta | 06-05-2019 | Festival del giornalismo

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Se c’è un tema che non viene mai esaurito nella sua trattazione è quello del femminismo, delle lotte delle donne per rivendicare i loro diritti, se n’è parlato infatti anche al Festival Internazionale del Giornalismo. La sala dei Notari ha infatti ospitato un interessante dibattito sul ruolo delle donne nella società moderna. In particolare le speaker, la scrittrice Michela Murgia e la  giornalista Giulia Siviero, si sono concentrate sullattacco sistematico che sta subendo la donna sotto lattuale governo. Il titolo del panel, come è stato da esse sottolineato, è molto significativo: Ritorno al passato: lattacco globale alle donne, ai diritti e alle conquiste sociali.”  

Anche un soggetto non particolarmente attento probabilmente si stupirebbe dellutilizzo del termine passato” in riferimento al presente. E’ infatti oggi, davanti ai nostri occhi, che si consuma uno scempio inspiegabile: il rinnegamento delle conquiste del femminismo, movimento che mosse i primi passi già a partire dal XVII. Sorge spontanea una domanda: perché  dopo secoli di lotte, nel XXI secolo le donne devono ancora lottare per affermare ciò che di più naturale esiste, ciò che di più caro ogni essere umano ha, vale a dire la libertà? Le donne non sono infatti libere di decidere della loro posizione nella società, nel mondo e vedono mettere in discussione quotidianamente il loro diritto allautodeterminazione e la parità dei generi nel mondo del lavoro.  

Quali sono le ragioni di tale situazione? 

E’ una domanda destinata a restare senza alcuna risposta razionale. La risposta è da ricercare molto probabilmente nella stessa impostazione patriarcale della società nella sua interezza e nel filtro con cui gli uomini, e con essi le donne che paradossalmente li appoggiano, osservano la realtà. Ecco allora che la donna viene concepita, riportando le parole di Giulia Siviero, come  un utero ambulante, un mezzo che fornisca prole alla nazione, un essere debole, troppo debole per poter sopportare il peso delle grandi responsabilità che la società moderna prevede, motivo per cui la donna sembra sia più adatta a mansioni più tranquille e consone alla sua natura. In questi ultimi tempi non è raro sentire affermazioni del tipo “ è necessario che la donna faccia ciò per cui è stata creata. Ad esempio, al Congresso Mondiale della Famiglia tenutosi a Verona dal 29 al 31 marzo tra i relatori cera anche il calciatore Nicola Legrottaglie il quale, in unintervista riportata dal giornale Open, ha così parlato: Dio ama la donna così tanto da non farle fare quello che per lei può risultare più faticoso. È ovvio che la donna sia più portata a prendersi cura dei figli, è nella sua indole. Se volesse avere una carriera, potrebbe fare entrambe le cose. Però dovremmo chiedere a lei se la carriera è veramente quello che vuole, capire quali sono le sue motivazioni, l’importante è che lei sia felice 

Dunque la donna per essere felice deve necessariamente essere madre, moglie e stare a casa ad occuparsi delle solite faccende? Il mondo esterno alle mura domestiche viene quindi considerato come una potenziale fonte di infelicità e fatica che la sua esile natura non potrebbe sopportare. Questa è lopinione di un calciatore, ma a conferma di quanto in realtà sia condivisa anche da uomini che ricoprono cariche istituzionali basti pensare che al congresso, oltre ai membri di associazioni anti-abortiste, anti-lgbt e a favore di una società patriarcale, come Dimitrij Smirnov, prete ortodosso fermamente convinto che la donna frequenti il mondo esterno alle mura domestiche perché le sono state instillate pensieri nocivi, erano presenti anche il ministro dellInterno Matteo Salvini e il ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana, fervido sostenitore dellinesistenza delle famiglie arcobaleno.    

Bisognerebbe capire il motivo di questa assurda dicotomia per cui la donna debba decidere se fare ciò per cui tradizionalmente si pensa sia più adatta, essere madre e moglie, o fare carriera. E’ indiscutibile che ci sia nella donna questo desiderio di creare le fondamenta della famiglia perchè la donna ha questo meraviglioso privilegio di poter dare vita a un nuovo essere umano, di prendersene cura nel suo grembo non solo fino al momento del parto, ma per tutta la vita. La donna è capace di questo grande atto di amore, tuttavia ciò non significa che una donna si possa realizzare soltanto diventando madre o che tutte le donne  aspirino a diventare un giorno madri o mogli. Ci sono donne che sognano anche di affermarsi nel settore di lavoro che si sono scelte e ci sono donne che puntano ad entrambe le cose. Perchè allora la società deve imporre questo Aut-Aut alla donna? Ecco anche questo è un atto di stupro nei confronti della libertà di completa affermazione di tutte noi donne: costringerci a scegliere tra due obiettivi che che molte di noi si prefiggono in ugual misura, costruire una famiglia e affermarsi nel mondo del lavoro. Non si dovrebbe modificare la società affinché la donna possa ottenere tutto ciò che desidera senza compiere delle rinunce che invece al sesso maschile non vengono richieste? 

Questa convinzione poi che la donna sia più adatta ad educare i figli  non è forse un goffo tentativo di giustificare lassenza dei padri, di deresponsabilizzarli in questo sacro compito che è la creazione di una famiglia? Ci sono evidentemente delle differenze caratteriali tra uomo e donna, ma ciò che rende poi la donna attenta alle sue creature, alla casa non è altro che lAmore e quello deve e può venire anche dai padri. Perciò anche noi donne dovremmo smetterla di giustificare gli uomini rischiando così di diventare noi stesse artefici di questa guerra contro i nostri diritti.  

 Il connubio donna-madre  

 Alla donna è stata così per tanto tempo affibbiato letichetta di madre che non ha neanche il diritto di poter decidere in libertà, e questo non significa con leggerezza, di interrompere una eventuale gravidanza involontaria. Uno dei temi che è stato affrontato al congresso mondiale della Famiglia è infatti quello della 194, legge che ha depenalizzato e disciplinato linterruzione volontaria della gravidanza. Questa stessa legge è oggi nel mirino del senatore della lega Simone Pillon che punta ad abolirla a tutela del diritto alla vita del nascituro e per prevenire “ lestinzione degli italiani. Premesso che abolire una legge che rappresenta una conquista di lotte di rivendicazione di diritti  è un chiaro segno di minaccia alla democrazia, è innegabile che laborto è un tema delicato che andrebbe analizzato attentamente. Bisognerebbe ad esempio distinguere i casi in cui la donna o meglio la coppia non ha preso le dovute precauzioni, i casi in cui il parto costituisca un pericolo per la salute sia fisica che psichica  della donna o banalmente i casi in cui, nonostante tutte le precauzioni prese, la donna sia rimasta incinta, ma non possa permettersi in alcun modo di diventare madre per una serie di motivazioni personali e legittime.  Tuttavia, una volta che sia stato fatto tutto il possibile per informare a dovere la donna su ciò che comporta laborto, delle eventuali alternative e una volta che sia stata data ogni forma di supporto, la decisione finale spetta alla donna, a nessun altro e non ci dovrebbe essere nessun ostacolo che renda ulteriormente gravosa tale scelta. Al congresso era ovviamente presente anche Renzo Puccetti, il medico sponsor dell’obiezione di coscienza e come studentessa di medicina non posso che trovare inaccetabile che ci siano colleghi obiettori di coscienza, è venire meno al proprio compito, quindi essere incoerenti. Se la responsabilità di aiutare una donna ad abortire è eccessiva, la medicina offre numerose altre specializzazioni che non prevedano di trovarsi di fronte a questa evenienza.  

Se si pensa che tra i giovani si faccia ricorso allaborto con troppa leggerezza forse più che imporre un divieto si dovrebbe puntare a informare noi giovani sin dalladolescenza. Le lezioni di educazione sessuale non solo possono servire in tale, ambito, ma anche per prevenire gli stupri andando a impartire lezioni sul rispetto del corpo e della volontà della donna, sullimportanza di affermare la propria virilità senza la forza, sullimportanza del processo di conquista/corteggiamento di una donna.  

 Un movimento in trasformazione  

Ciò che stupisce e inquieta allo stesso tempo, come ha voluto sottolineare Michela Murgia è lorganizzazione di questo sentimento reazionario, oltranzista in un movimento solido, sistematico che gode dellappoggio anche delle istituzioni. Questo nuovo movimento, dice Michela, sta adottando una tecnica che sta permettendo di ricevere sempre più consensi: avvalersi dello stesso linguaggio, dello stesso lessico impiegato dalle femministe in tutela di quelli che sono i reali diritti della Donna. Vengono ad esempio utilizzati i termini tutela dei bambiniparità di responsabilità” ma vengono svuotati del loro significato originario e strumentalizzati al  fine di creare consenso. E’ dunque ormai chiaro quanto sia  pericoloso sottovalutare questo movimento che non è infatti costituito solo da gente ignorante, folle e sprovveduta senza unidea chiara di ciò che rivendica. 

Al congresso era presente anche il ministro dellistruzione Marco Bussetti, fatto vergognoso e inaccettabile. Quale messaggio si veicola ai giovani? La presenza di un ministro dellistruzione è un pericoloso strumento di deviazione delle menti dei più giovani, una vera e propria manipolazione. E’ inammissibile che chi ha il compito di educare le nuove generazione si permetta di far entrare tra le proprie mura movimenti di intolleranza e discriminazione. E’ proprio sui giovani che bisognerebbe agire per sconfiggere questi movimenti. Se sin da bambini i giovani vengono abituati a rispettare le donne, le diversità, le scelte altrui, a trattare ogni tematiche con raziocinio ecco che probabilmente non ci troveremmo davanti a situazioni del genere. Forse al di là di riempire le teste di nozioni bisognerebbe anche puntare a ritrovare il ruolo originario della scuola, formare gli uomini  e la società di domani. Gli insegnati visto il loro ruolo sacro, il più importante di tutti probabilmente,  dovrebbero sentirsi investiti di una grande responsabilità e adempiere al loro compito con preparazione, rigore e passione.  

 Esiste una soluzione a questa situazione?  

 Come contrastare questa ideologia maschilista? Non basta infatti leccezione per segnare un cambiamento dei tempi, vale a dire non basta che una donna ricopra un ruolo in precedenza di un uomo, questa è solo uneccezione alla regola.  

La regola doro, secondo Michela Murgia, è che una donna che acquisisce potere deve imperativamente utilizzarlo per tutte quelle che non ce lhanno e chi non ce lha pretenderlo e lottare per averlo. La donna invece che gode del patriarcato senza fare nulla per le donne che ne restano fuori diventa alla fine un acerrima nemica delle donne stesse.  

Le prime che possono agire sono dunque innanzitutto le donne, ma serve anche un lavoro capillare sui territori, un lavoro per sensibilizzare la popolazione, a partire dai giovani.  

Basti pensare che non sono pochi i giovani di sesso maschile che  sono fermamente  convinti che le specializzazioni chirurgiche in medicina dovrebbero essere intraprese esclusivamente dai maschi o al massimo da donne che hanno per un carattere più maschile, perché a loro avviso le donne non sono adatte, sono troppo deboli fisicamente, troppo coinvolte emotivamente, instabili dumore. Per fare il chirurgo serve una grande capacità di mantenere la calma, la concentrazione” A sentire i colleghi pare che le donne non ne siano capaci. E’ evidente che ci sia una differenza sostanziale di fisico per cui un uomo è maggiormente portato magari a sostenere le lunghe ore in piedi, la deprivazione di sonno e cibo per lunghe ore, ma ciò non implica che le donne non ne siano capaci. Oggigiorno piuttosto che andare in contro alle esigenze delle donne anche di orario e  tutelare la donna affinché possa fare ciò che desidera della sua vita, fare ad esempio il chirurgo senza rinunciare a quelle che sono le mansioni prettamente considerate, erroneamente, femminili (famiglia, casa) si tende a portarla ad escludere quella opzione lavorativa. Inoltre è a tutti risaputo che uomini e donne, anche se svolgono le stesse mansioni, hanno differente remunerazione e ciò è una realtà ancora ampiamente diffuso e inspiegabilmente accettata.   

Occorre dunque reimpostare le menti per rivalorizzare la donna in tutta la sua interezza e le prime a dover fare un passo in questa direzione siamo proprio noi donne. Si deve partire dalla rivendicazione dei propri diritti che sono gli stessi rispetto a quelli del sesso maschile,  senza usufruire di favori che sono prettamente femminili ma che non fanno altro che aumentare il sessismo. Banalmente io reputo dannoso labitudine, durante un lungo viaggio, a far guidare  solamente luomo. Credo che la donna per amore, attenzione debba quanto meno chiedere al proprio partner se vuole il cambio così che possa riposarsi, se poi questo rifiuta lofferta allora non esiste alcun problema. Bisogna quindi ribellarsi  a questo sistema perché purtroppo è come se ormai ci fossimo abituate a questa realtà di cui prendiamo atto senza combattere con indignazione e rabbia ogni qual volta che, ad esempio, il nostro corpo viene strumentalizzato volgarmente per rendere più commerciabili alcuni prodotti, più virali alcune campagne pubblicitarie. Di recente ho letto su Facebook un articolo, di cui riporto il link a fine articolo, in cui alcune donne hanno letteralmente prestato il proprio corpo per pubblicizzare prodotti e servizi che nulla hanno a che fare con il corpo della donna o  con i messaggi subliminali che i gesti, le pose, lo sguardo languido delle donne vogliono trasmettere. Ecco questa tipologia di donna è la prima nemica delle donne stesse perché contribuisce a rafforzare lidea maschilista della donna come mero mezzo di soddisfazione del proprio piacere sessuale. 

Occorre dunque  una presa di posizione delle donne contro la mercificazione del loro corpo. Basti guardare ai video musicali per capire che se non cominciamo a pretendere noi stesse rispetto per il nostro corpo non possiamo di certo aspettarci che lo faccia il sesso maschile. Le donne nei video musicali sono spesso e volentieri mezze nude, volgari e tutto ciò che fanno rimanda al sesso. Possiamo definire questa libertà di espressione artistica? La mia non è certamente un condanna alla libertà della donna di mostrare la propria sensualità, la propria bellezza anche tramite la nudità, ma al modo volgare in cui il corpo femminile viene utilizzato. Certamente ottenere lo stesso risultato di visibilità e successo in un mondo ormai sempre più devoto alla superficialità, senza mostrare questo genere di contenuti è difficile e allora si evita la complessità, la fatica di trovare valide alternative e ci si rifugia nella soluzione più semplice che è quella di scadere nella volgarità. 

Proprio in nome di questa mercificazione del corpo della donna, essa spesso sul posto di lavoro ottiene proposte indecenti di sesso in cambio di una promozione, di un ruolo nuovo nel mondo dello spettacolo. Bassi pensare al movimento Me too” o, senza andare troppo lontano dalle nostre realtà locali, alle recenti  inchieste sulla sanità in Umbria. Ogni donna ha lobbligo morale di rifiutarsi di scendere a compromessi di questo genere e di denunciare anche a costo di perdere il posto di lavoro, perché se non si comincia a combattere è già una battaglia persa.  


Tigist Porretta

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