Ringiovanire di ventanni2 min read

Amministratore | 21-05-2015 | Cultura

 

NON CHIEDERCI LA PAROLA

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato

lanimo nostro informe, e a lettere di fuoco

lo dichiari e risplenda come un croco

perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah luomo che se ne va sicuro,

agli altri ed a se stesso amico,

e lombra sua non cura che la canicola

stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,

sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.

Codesto solo oggi possiamo dirti:

ciò che non siamo, ciò che non vogliamo

Eugenio Montale

Ogni persona ricorda il maestro di scuola o un professore. Ma quale ricorda?

Quello più simpatico, quello più severo, quello particolare, quello che ti dava fiducia. Ultimamente ogni ministro della Pubblica Istruzione ha proposto, creando sempre una forte contestazione, una riforma, una “formula”, per dirla con Montale. La scuola però non si basa solo sulle riforme (che poi sono solo economiche o elitàrie) ma sui valori, sui rapporti morali, sulla fiducia, sul domani.

Alla base della scuola, dall’Antico Egitto, dalla Grecia Antica, dallAntica Roma, c’è sempre stato un forte desiderio di poter migliorare la propria vita, e di conseguenza la società, con la cultura e con il sapere. Oggi, dimenticando o misconoscendo gli insegnamenti che dal 600, passando per l’Illuminismo e la Scuola di Barbiana, sono giunti fino a noi, si parla di modelli, di formule, di asfittiche programmazioni. Ma alla base della scuola deve esserci sempre la curiosità, il desiderio di apprendere, di migliorare le proprie capacità logiche e riflessive, di crescere e non la dicotomia “bisogna formare il tecnico o l’uomo”. Certo non si può ignorare la tecnologia copernicana di internet ma questi sono solo mezzi che devono facilitare e portare al sapere come lo sono stati lo stilo dei Sumeri, la carta, la stampa, la macchina da scrivere e la Bic. Il film di Lucchetti, “La scuola”, tratto dal romanzo di Domenico Starnone, evidenzia con un’amara ironia il rapporto “confusionario” tra docenti, regole, strutture scolastiche e alunni, e termina con una parola, quella che sintetizza il messaggio: l’attenzione. Bisogna insegnare agli alunni e ai docenti l’attenzione, ma questo messaggio può essere sia un buon consiglio che una minaccia.

https://www.youtube.com/watch?v=V3Q0hEtno_s&feature=youtu.be

La cicala Nobamascri


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