Rari nantes in gurgite vasto4 min read

Amministratore | 30-11-2014 | Cultura

Una giovane studentessa siciliana si cimenta a scrivere una storia, una delle tante del profondo sud. Il dialetto, il dialetto è la sua ricchezza.

 

Da settimane, al largo di Portopalo di Capo Passero, giaceva un enorme barcone affondato.  Un vecchio peschereccio, verde e rosso e blu, e lacqua e i pesci avevano ripreso il loro dominio anche allinterno dello scafo, lì dove merci e uomini avevano viaggiato per anni, per secoli, per le interminabili ere dei viaggi per mare. Con i pesci cerano anche uomini, o quello che di loro era rimasto. Per capire le cose del mondo si dice che basti intravederne lo scheletro, la sua struttura interna, come quando guardi gli ingranaggi di un orologio girare, nudi sotto la lampadina. Ma gli scheletri non hanno più storie da raccontare, cibo da mangiare o aria da respirare, e diventano nutrimento per gli abitanti del mare. 

 

Quel barcone, durante quellestate, diventò il simbolo degli infaticabili viaggi di chi si sposta seguendo una speranza, o un sogno, a volte una storia. 

 

Trentanni fa, o forse più, o forse mai, un uomo decise dandarsene in Australia. 

 

Era un povero contadino, e viveva già su unisola, piccola rispetto allAustralia, povera ma fertile, e sicuramente il posto più bello del mondo. Possedeva già un piccolo uliveto, che gli faceva ogni anno olive sempre più grosse e sempre più profumate, ma per quante ne riuscisse a vendere giù in paese, restava sempre più povero. Possedeva un orticello di melanzane, zucchine e pomodori, che ogni anno diventavano sempre più grandi e succosi, ma per quante riuscisse a venderne, restava sempre un poveraccio. I pochi soldi che guadagnava, li doveva spendere in pane e tasse. Così, un giorno, arrivò un suo cugino di sa Dio quale grado da parte di so ma, e gli raccontò una storia.

“Cuscì, taddumannasti cchi fici negli ultimi decanni? Mi nni fuiu o Bbergiu. Stetti ddocu sino a ora, ie tunnai solo picchì me patri muriu, e devo occuparmi da mammuzza, ca è anziana, e dei miei fratelli, ca ancora un su cosa di travagghiari, ca su picciriddi. O Bbergiu iè tutto diverso. Ti dunano a casa, e u travagghiu, e pagano bene bene bene! Però ti devi spaccare la schiena ogni giorno, lì sotto le miniere, ma è bello, sai? Ci sono tanti nostri compaesani, o cugini, lì sotto, nella panza della terra, tra cuniculi e ascensori, si parla sempre in italiano, o almeno, in un misto di lingue ca su nostre e solo noi del sud capiamo: calabresi, pugliesi, napoletani, e tantissimi siciliani! Ci su di Enna, di Carrapipi, di Sciurbi, di San Giuseppe Iato, di Catania, di Canicattì, dogni angolo di Sicilia ci su colleghi miei! E quando ci fermiamo, e mangiamo tutti insieme quello che abbiamo, ci raccontiamo i curtigli dei rispettivi paesi, e sai quanti si ni sentunu? Curtigli sempre freschi, arrivati via lettera dai parenti o tenuti nella memoria e rinnovati con nuovi particolari ad ogni tornata di racconto, per cui parono sempre freschi, anche se sono sempre le stesse storie di decanni fa, successe prima di lasciare il paese. Attipo ca ci fu unu ca ni cuntau a storia di so frati minore, ca attruau un cadavere nel suo orto. Morto ammazzato, legato, le mani dietro la schiena, e con una pietra nta vucca. Chiddu, u frati, no u cadavere, si nniu nu capofamigghia di dda zona, ca era proprietario e possidente, e ci ivu a spiari se era diddu ddu cavadere, ammesso che i morti abbiano un proprietario diverso dal buon Iddio. E chiddu carrisspunniu “non ti eri lamentato dello scarso raccolto? Non avevi chiesto una razione di concime in più, picchì quello che tabbiamo dato non ti bastò? Tò u concime.” E continuò “A petra nta vucca ci llavi iddu per adesso, ma se vieni unaltra volta a fare domande così stupide, ci toccherà passarla a te la pietra.” Così tunnau a casa, fece una buca grande grande, sotterò il pover uomo e dato che era periodo, ci piantò sopra un fragoleto. E a detta di so frati u ranni, quellanno le fragole di quel fragoleto erano le più grandi e succose e rosse di tutto il paese. Pur avendole vendute tutte, e a buon prezzo, quellanno non riuscì a pagare il fitto mensile al capozona. Dopo di ciò, al poveretto toccò di partirsene, perchè un fuoco estivo, di quelli che gli bruciò tutto lorto, e si nniu in Australia.” 

LAustralia… Terra vergine e inesplorata, dove ti pagano per vivere.

E se ne partì. Con la sua storia in tasca e il suo paese negli occhi. E non mi sembrano tanto diversi da lui tutti i ragazzi che cerano sul barcone blu, con la differenza che le loro storie ci sembrano tanto diverse e lontane perché diversa è la lingua che le racconta. È quella lunica differenza reale. 


Amministratore

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