QUANDO L’UMANITA’ PERDE UN PEZZO DI SE’2 min read

Fabio Calcioli | 30-01-2019 | Attualità

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Lo scorso 29 novembre sono state depositate le motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione nei confronti dei tre militari dell’Arma dei Carabinieri accusati della morte di Riccardo Magherini, morto nel 2014 a Firenze a seguito del fermo effettuato dai tre militari. La Suprema Corte basa il suo giudizio sulle urla di Magherini e di una frase “sto morendo”, che poteva essere ritenuta dagli accusati una frase delirante, quindi l’evento della morte non potesse essere previdibile, e che l’unico abuso fossero i due calci rifilati da uno degli accusati a Magherini quando lo stesso era già a terra e “contenuto”. Ho letto la motivazione della sentenza di assoluzione dei Carabinieri nel processo Magherini e, pur con rispetto, non la condivido. Da una lettura veloce, mi pare che nella sentenza della Cassazione non ci siano censure alla sentenza impugnata dalla Corte d’Appello, se non in punto che l’autore – oltre che aver violato una regola cautelare generica – (non) potesse prevedere ex ante quello specifico sviluppo causale ed attivarsi per evitarlo; e se il comportamento alternativo lecito avrebbe evitato l’evento. E dice la Corte che il giudizio controfattuale è valido. Al di là di altre valutazioni… La Suprema Corte cita quanto scritto nella sentenza impugnata:“avere trascurato di considerare che il placarsi delle grida e l’affievolimento della voce e l’assenza di movimenti del corpo significavano, o comunque potevano significare, una grave sofferenza asfittica….”. A proposito di prevedibilità, dice la Cassazione,va considerata(e basta) anche la sola possibilità per il soggetto di rappresentarsi una categoria di danni, sia pure indistinta, potenzialmente derivante dal suo agire, tale che avrebbe dovuto convincerlo ad astenersi o ad adottare più sicure regole di prevenzione; si deve aver riguardo alla potenziale idoneità della condotta a dar vita ad una situazione di danno e non anche alla specifica rappresentazione ex ante dell’evento dannoso… La frase“sto morendo”– secondo la Corte di Cassazione – poteva essere valutata nel quadro delle affermazioni deliranti. Però, considerata la premessa, fatta dalla stessa Cassazione, che è sufficiente la sola possibilità di rappresentarsi una categoria di danni sia pure indistinta non convince la svalutazione della frase “sto morendo”, laddove la stessa Cassazione non afferma che tale frase era senz’altro ascrivibile all’atteggiamento delirante, ma che “poteva” esser valutata nel quadro di affermazioni deliranti. Con ciò appare evidente che ben poteva sembrare altrimenti, tanto più che la voce si affievoliva e, a dire il vero, per come stava Riccardo, sembrava una frase tutto meno che “delirante”, bensì una conceta richiesta di aiuto.


Fabio Calcioli

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