Protezione,privacy e diritto all’oblio5 min read

Umberto Olivo | 10-04-2019 | Festival del giornalismo

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Con le tecnologie che contraddistinguono la nostra epoca storica, il diritto all’oblio è sicuramente uno dei più difficili da garantire. In molti casi, per motivi principalmente culturali, le vittime di vari crimini discriminatori (con sfondi razzisti, omofobi, transfobi o misogini) vengono attaccati invece che tutelati dalla massa: complici forse anche cattive gestioni della notizia da parte della stampa, ma soprattutto la difficoltà nel far sparire le informazioni dal web una volta che esse vi sono inserite. Notizie date senza etica, con imprecisioni, omissioni o peggio ancora concedendo dettagli che dovrebbero invece rimanere privati perché inerenti alla privacy del cittadino: questi i modi con cui parte della stampa distorce alcune notizie, ben conscia del modo in cui il grande pubblico reagisce a ció. Si tratta di un argomento complesso su cui due esperte di diritto hanno provato a fare chiarezza: si tratta dell’avvocato e professoressa di diritto privato presso l’UNIPG Stefania Stefanelli e dell’avvocato e dottoranda presso l’UNITO Silvia Martinelli.

Le relatrici hanno immediatamente chiarito come gli effetti del cattivo trattamento di dati privati possono essere devastanti, e le conseguenze che si ripercuotono su chi scrive: il giornalista che si ritrova a violare delle semplici norme, legali e di buon senso, puó incorrere a condanne penali e civili per diffamazione qualora la notizia non rispetti i criteri di verità e pertinenza. Allo stesso modo, il giornalista può essere condannato qualora la notizia venga trattata iniquamente, violando il diritto alla riservatezza oppure assegnando a qualcuno colpe che non ha: su questo si fa riferimento alle regole deontologiche approvate dal garante alla privacy a novembre 2018, che bilancia l’essenziabilità dell’informazione con il diritto alla riservatezza.

Al di là delle responsabilità e delle punizioni ricevute dalla stampa, è peró chiaro che i danni ormai provocati ai danni di soggetti di alcune notizie non possono essere facilmente arginati attraverso questi mezzi, andando a creare danni che possono essere di varia natura: morali, economici, lesivi dell’immagine pubblica, in grado di esporre la persona ad attenzioni non desiderate. Questo anche perché ormai il principale veicolo dei cattivi trattamenti delle notizie non è più la stampa ufficiale, ma il web: un mezzo più complesso, sfaccettato e difficilmente controllabile. In questo ambito, il proprietario di un sito dovrebbe agire immediatamente per arginare la minaccia per non incorrere in problemi legali e civili, ma è chiaro che nel web nessuna azione può facilmente eliminare in via definitiva una minaccia per via delle caratteristiche di internet stesso, tra cui la possibilità anche da parte degli utenti di condividere dei contenuti. Il proprietario del sito è responsabile di quanto scritto da parte di utenti, infatti, solo qualora venga dimostrato che egli era a conoscenza della presenza di tale contenuto e non ha provveduto a rimuoverlo. L’ideale è riuscire ad assegnare la colpa a chi commette l’illecito direttamente, ma non sempre capire chi è stato a pubblicare un contenuto è possibile in internet, e molte ingiurie rimangono quindi impunite.

Anche i motori di ricerca sono legiferati da questo punto di vista: se un utente richiede che i suoi dati personali vengano rimossi dai suoi risultati essi sono tenuti ad agire. Inoltre, nuove frontiere si aprono in materia di future legiferazioni riguardanti ambiti come fake news, hate speech, reti terroristiche online, upload di materiale multimediale: da questo punto di vista, però, il diritto al rendere pubbliche informazioni necessarie alla società e quello ad esprimere liberamente la propria opinione e la propria creatività sono fattori che non possono essere ignorati, e le leggi dovranno saper mediare fra vari aspetti. Un ottimo materiale su questa tematica è un accordo appena stipulato fra giganti del web come Facebook e Twitter per arginare hate speech o contenuti che ledono il diritto alla privacy: dati che vanno ad aggiungersi a quelli già presenti nei regolamenti dei siti stessi, che soprattutto nel caso dei social network cercano (o almeno ci provano) di arginare questi comportamenti lesivi.

Il diritto all’oblio insorge anche quando la persona richiede di far cancellare i propri dati (in assenza di interessi prevalenti come un interesse pubblico attualmente presenti relativo a ricerche scientifiche, storiche e culturali) o quando tali dati erano stati concessi per una finalità ormai raggiunta. Si considera chiaramente se i dati possono colpire anche la vita lavorativa della persona, le espressioni utilizzate nell’articolo ed il modo in cui determinate informazioni sono indicizzate nel web: se non si rispettano le regole deontologiche circa questi aspetti siè tenuti a correggersi, altrimenti possono incorrere in condanne. Viene infine concesso il diritto di rettifica, anche nei confronti di blog o siti privati, in caso di condivisione di notizie false. A una domanda rivolta da “La Locomotiva”, le relatrici hanno specificato che in caso di mancato aggiornamento degli sviluppi riguardanti notizie vere ma che possono ledere la reputazione di alcuni soggetti, come ad esempio inchieste per reati gravi che terminano con l’assoluzione, non solo il soggetto della notizia ha diritto alla replica ma il tabloid può essere oggetto di denuncia anche in assenza di un’esplicita richiesta di replica, qualora il protagonista della notizia ritenga di essere stato diffamato dal modo in cui la vicenda è stata gestita.

In definitiva, si tratta di un argomento molto complesso, con un insieme di leggi in continua evoluzione per proteggere le potenziali vittime di cattivo giornalismo e scorrettezze etiche. La sfida è sicuramente complessa, difficilmente la velocità del web ed il diritto all’anonimato saranno mai compatibili, ma vale la pena tentare di arginare il problema, memori dei danni che certe bombe virali hanno apportato alleviate di persone come Tiziana Cantone.


Umberto Olivo

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