Pro/Contro Perugia 14164 min read

Leonardo Sorbelli | 29-05-2016 | Locale

La città di Perugia nel mese di giugno sarà la protagonista della prima edizione del progetto “Perugia 1416”, rievocazione del periodo del governo sulla città di Braccio Fortebraccio da Montone, mercenario e condottiero molto discusso. Attualmente il progetto è in fase di costruzione ma non mancano da parte della popolazione critiche alle motivazioni e ai metodi di organizzazione. Abbiamo contattato due ragazzi che possano rappresentare le anime favorevoli e contrarie a questo progetto ambizioso e abbiamo posto loro tre semplici domande per riuscire a farci un’idea di cosa si spera o si teme che sarà il progetto.

Intervistati:

Giovanni Pedercini – Responsabile del regolamento dei giochi e socio fondatore

Tiziano Scricciolo – membro dell’esecutivo nazionale UdU

Gli eventi che hanno caratterizzato la città durante il periodo del tardo Medioevo, primo Rinascimento sono effettivamente di così grande importanza per il capoluogo umbro?

G. Il 1416 è stato scelto come periodo per vari motivi: la precedente epoca dei comuni è già rievocata in numerose città italiane e quindi meno originale, ma il più importante è che Perugia in quel periodo ha una storia travagliata e poco conosciuta. Il Rinascimento a Perugia entra con Fortebraccio, non dal punto di vista artistico ma politico. Infatti Fortebraccio aveva iniziato un progetto di unificazione del territorio dell’Italia centrale con Perugia capitale e se non fosse stato sconfitto in seguito avrebbe creato il primo embrione di stato italiano.

T. La motivazione per cui è stata organizzata questa manifestazione è ideologica. Perugia nel 1416 vede l’arrivo di un mercenario al soldo di chi lo pagava meglio, che prende la città e dal governo delle famiglie nobili la riporta sotto il controllo del Papa. In netto contrasto con la storia perugina dal 20 giugno del 1860 in poi, dichiaratamente anticlericale, ancora oggi fortemente sentita dalla popolazione. La scelta del periodo è di parte, come se ci fosse l’intenzione di alcuni esponenti politici di rievocare un “ritorno all’ordine” che esiste soltanto nelle loro idee e non è rappresentativo di tutta la storia perugina.

“Perugia 1416” è ovviamente da considerare un investimento per la città e ha richiesto una spesa da parte degli enti pubblici. Una somma da parte del Comune di 275.000 euro per le prime tre edizioni dell’evento. Molte polemiche sono state fatte sulla cifra, mentre i finanziamenti a disposizione di altri eventi culturali sono scarsi o addirittura inesistenti. Critiche legittime o meno?

G. Secondo me una manifestazione di questo tipo ha solo bisogno di uno slancio. Tutte le rievocazioni storiche dell’Italia centrale sono nate nel secondo dopo guerra con edizioni “piccole” che poi si sono trasformate in grandi manifestazioni. Il Comune ha investito moltissimo in questo progetto riuscendo a unire molte associazioni cittadine. C’è da considerare che con questo evento si metterà in moto una serie di meccanismi economici che, si spera, porteranno introiti diretti al nostro capoluogo; è una scommessa. Se alla fine del terzo anno la messa in moto non sarà avvenuta avremo fallito. Vale la pena tentare.

T. Premetto che non si parla soltanto di 275.000 euro, c’è anche il finanziamento proveniente dal progetto Capitale europea della cultura e altri fondi chiesti alla Regione (che non si sa ancora se arriveranno). Il problema è sul fatto che il Comune sta togliendo tutti i fondi destinati a molte altre iniziative culturali. Tra le più importanti il Teatro stabile dell’Umbria, il Festival del Giornalismo e Umbria Jazz. Perugia è sempre stata una città internazionale, per le due università e per l’immagine che si è data con le attività culturali nel corso degli anni. Questo tipo di rivalorizzazione del periodo medioevale non esalta lo spirito internazionale che contraddistingue la città.

Dal punto di vista socio-culturale questa manifestazione è effettivamente valida. Gli investimenti economici avranno un ritorno anche sulla sfera culturale della cittadinanza e sull’immagine di Perugia come centro di cultura e aggregazione per il turismo?

T. Se organizzi una serata in centro con la bottega o le bancherelle dei prodotti locali coinvolgi i perugini e chi abita nelle vicinanze ma probabilmente ti fermi lì. Si perde l’occasione di creare un profilo per questa città che sia da esempio per gli altri capoluoghi italiani, come invece fanno egregiamente il festival del Giornalismo e Umbria Jazz. Io prendo come esempio Mantova che con i soldi della candidatura per Capitale della Cultura ha finanziato diverse iniziative sul territorio che hanno generato una prospettiva economica per il futuro (molti posti fissi di lavoro) oltre che culturale. Vogliamo un capoluogo che come tutti i borghi del centro Italia sia conosciuto per una rievocazione storica oppure per i suoi investimenti sui giovani, sulle startup che a Perugia abbondano, creativity lab, lavoro, turismo, ecc?

G. Secondo me assolutamente sì. Prima di tutto i perugini verranno a conoscenza della loro storia, di questo ne avevo parlato già a una conferenza con dei ragazzi del Giordano Bruno e mi avevano chiesto: “Ma io che cosa ci faccio con questa cosa? io voglio andare a studiare fuori.” Io gli ho risposto che è meglio andare via con il ricordo di una città con una storia ricca e variegata piuttosto che di un posto senza attrattive e dal passato povero di eventi. Lo dico da perugino, abbiamo il vizio di dire che in questa città non c’è niente da fare e sbagliamo. Spero che questo tipo di manifestazione ci possa far riscoprire l’enorme patrimonio artistico e culturale di questo borgo.

 

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Leonardo Sorbelli

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