PER L’UMBRIA È TEMPO DI LEGGE CONTRO L’OMOTRANSFOBIA: STORIA DI UN PERCORSO LUNGO DIECI ANNI – SECONDA PUNTATA6 min read

Riccardo Strappaghetti | 01-04-2017 | Over the rainbow

immagine PER L’UMBRIA È TEMPO DI LEGGE CONTRO L’OMOTRANSFOBIA: STORIA DI UN PERCORSO LUNGO DIECI ANNI – SECONDA PUNTATA6 min read

Intervista a Manlio Mariotti, proponente del disegno di legge nella scorsa legislatura, rinviato dall’aula per la seconda volta in questi giorni.

La legge contro l’omotransfobia trova nuove difficoltà. L’atto 15/BIS, presentato nel luglio 2015 dai consiglieri Chiacchieroni, Leonelli e Solinas, è stato approvato in terza commissione il 28 giugno 2016. Dopo 20 giorni, o un mese al massimo, sarebbe dovuto approdare in discussione in assemblea: questi sono i tempi, di norma.
Ritardi, intoppi, titubanze della maggioranza e continui rinvii. Sono passati 9 mesi, un vero e proprio record per una legge regionale.
Finalmente sembrava che nella seduta del 14 marzo 2017 dovesse essere esaminato il provvedimento, risultava iscritto nell’ordine del giorno. Niente da fare, discussione annullata all’ultimo momento per un fatto mai accaduto prima: la legge è arrivata in aula senza la copertura finanziaria e questo rendeva impossibile la discussione a causa del nuovo regolamento approvato un mese e mezzo prima.
La presidente dell’assemblea legislativa Porzi sospende la seduta, incontra le associazioni LGBTI e afferma che è stato solo un madornale errore degli uffici legislativi. Difficile da credere per chi attende da dieci anni una risposta dalle istituzioni. Il presidente di Omphalos Stefano Bucaioni afferma lapidario durante l’incontro pubblico: “Sono passati dieci anni, non c’è la volontà politica di approvare questa legge!”. La presidente Porzi rassicura: “La approveremo rapidamente”.
L’aula riprende i lavori, intervengono la governatrice Marini e il segretario regionale del PD Giacomo Leonelli che assicurano tempi certi e approvazione della legge: impegni importanti presi pubblicamente nelle sedi istituzionale del consiglio regionale. A questo punto i protestanti intervenuti escono dall’aula e attendono ancora una volta l’ennesimo rinvio da parte di una classe politica che sembra immobile e distratta sul tema dei diritti.
Tutto rinviato alla seduta del 28 marzo. Questa volta a pochi giorni dal voto, quando sembrava tutto definito, spunta un emendamento “salva omofobi” riprendendo un testo ancor più dannoso dell’emendamento che ha fatto saltare la legge nazionale contro l’omotransfobia nel 2013. Le spaccature all’interno del PD emergono all’ennesimo colpo di scena della seduta di martedì 28 marzo: un ulteriore rinvio per l’assenza del numero legale. Tutto è posticipato alla seduta del 4 aprile.

Anche Manlio Mariotti, ex consigliere regionale del PD nella scorsa legislatura, dovette affrontare i malumori del suo partito per aver riportato il tema dell’omotransfobia all’attenzione della politica regionale. L’ho raggiunto telefonicamente per chiedergli quali sono affinità e differenze tra lo stallo attuale e quello che ha dovuto affrontare a suo tempo.

È venuto a conoscenza dell’ennesimo rinvio della discussione finale?

Sì, ho seguito la vicenda, e devo dire onestamente che non mi sorprendono le difficoltà che si frappongono alla definitiva approvazione della legge.

Le stesse difficoltà che ha vissuto in prima persona?

Quando sono arrivato in Consiglio Regionale nel 2013 entrai a metà legislatura, subentrando ad un altro consigliere: il treno era già in corsa. Mi resi subito conto che la proposta di legge contro l’omofobia avanzata dal Consiglio Comunale di Perugia su iniziativa di Maria Pia Serlupini era in stallo, c’erano sensibilità e dinamiche che non stavano producendo nulla. Eravamo ad un binario morto.

Come si è avvicinato al tema dei diritti civili?

Mi sono cari i temi dei diritti in genere. Vengo dal mondo della tutela dei diritti del lavoro – sono stato segretario regionale della CGIL – e per storia personale sono sensibile ai diritti civili e di cittadinanza. Decisi di farmi promotore di alcuni provvedimenti da tempo inevasi dal consiglio regionale: da una parte la nomina dei garanti regionali dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e dei diritti dei detenuti, e dall’altra la legge contro l’omofobia. Le nomine dei due garanti dopo qualche mese andarono in porto. La legge contro l’omotransfobia necessitava invece di un lavoro più lungo.

Perché appena insediato ha focalizzato la sua attività da consigliere sul tema dell’omotransfobia?

Nelle dinamiche troppo spesso autoreferenziali del funzionamento delle istituzioni a volte si finisce per perdere contatto con il mondo reale, con ciò che sta fuori dal palazzo. Le istanze della società civile finiscono con il venire offuscate dagli equilibrismi della politica. Appena entrato in consiglio regionale, ero in una condizione per comprendere che quello era un tema importante che andava riproposto all’attenzione della politica.

E riprese in mano la proposta già avanzata nel 2007…

Per prima cosa era necessario rendere più incisivi alcune parti del testo: furono coinvolte le associazioni LGBT tra cui Omphalos, la stessa Maria Pia Serlupini, alcuni tecnici e giuristi come Antonio Rotelli fondatore di Rete Lenford, l’avvocatura dei diritti LGBT. Con lo spirito del sindacalista, fin dall’inizio cercai la condivisione con le diverse anime del Partito Democratico per trovare una sintesi. Insieme a me firmarono il testo Cintioli, che aveva una storia politica simile alla mia e anche Barberini, l’attuale assessore regionale, che invece proveniva dall’area cattolica: fu un’adesione per me molto significativa.
Il lavoro fu lungo, arrivai a depositare la legge un anno dopo, nel marzo 2014, esattamente tre anni fa.

Cosa accadde? Perché non fu approvata?

Eravamo nella fase finale della legislatura e non c’era particolare entusiasmo nel prendere il toro per le corna ed esplicitare le rispettive posizioni in campo su questo provvedimento che aveva ad oggetto strumenti di tutela per una parte di cittadine e cittadini senza uguali diritti. Sull’onda dell’entusiasmo della nomina dei due garanti speravo che avremmo potuto terminare la discussione in commissione e arrivare rapidamente in aula. Non accadde.

Fu una sconfitta?

Il testo non arrivò in discussione, ma era comunque da considerare un’ottima base di (ri)partenza per chi sarebbe venuto dopo, speravo davvero che il lavoro fatto nel merito, complesso e partecipato, non andasse perduto. Fortunatamente con la nuova legislatura, l’anno successivo, fu subito presentato un testo che, mi pare, abbia ampiamente ripreso i contenuti del lavoro svolto.

Un disegno di legge presentato nel 2015, per la terza volta, e ancora non approvato; che ne pensa?

Questa volta avrei immaginato un’approvazione più rapida visti i numeri del Partito Democratico in consiglio regionale, da solo ha la maggioranza assoluta dei consiglieri a differenza della precedente legislatura. Dai continui rinvii è scaturita una forte reazione e una giusta indignazione da parte della cittadinanza e delle associazioni. Rispetto le diverse sensibilità politiche, ma a seguito delle proteste sono stati presi degli impegni ben precisi che sono difficili da disattendere, è giunta l’ora che ciascuno si assuma le proprie responsabilità esprimendo alla luce del sole e senza ipocrisie le proprie posizioni e si vada rapidamente ad un voto in assemblea.
Una legge del genere non toglie niente a nessuno e non impone nulla a chi, a torto o a ragione, la pensa diversamente da chi non la condivide. Si tratta di tutelare delle persone dalla discriminazione. Mi auguro che la coscienza laica in consiglio regionale si esprima senza infingimenti. Buona fortuna a noi tutti!

L’appuntamento per un’ulteriore evoluzione (l’epilogo?) di questa storia è martedì 2 aprile.
In concomitanza con l’apertura dei lavori in assemblea, di fronte all’entrata di Palazzo Cesaroni, in Piazza Italia, si terrà un grande presidio della comunità LGBTI convocato da Omphalos per tenere alta l’attenzione sulla legge e assistere ai lavori dell’assemblea aperti al pubblico.
Nel frattempo, contro la legge si è mobilitato l’integralismo religioso sotto il vessillo dello spauracchio del fantomatico “gender”: le parole d’ordine della propaganda fondamentalista sono, come sempre, bufale e disinformazione, arrivando a parlare perfino di “controllo poliziesco contro chiunque non professa i dogmi (sic!) LGBT”.
Stupisce tanto furore ideologico contro una legge che ha lo scopo di prevenire le discriminazioni e le violenze omotransfobiche.


Riccardo Strappaghetti

Descrizione non presente.