PER L’UMBRIA È TEMPO DI LEGGE CONTRO L’OMOTRANSFOBIA: STORIA DI UN PERCORSO LUNGO DIECI ANNI – PRIMA PUNTATA8 min read

Riccardo Strappaghetti | 19-03-2017 | Over the rainbow

immagine PER L’UMBRIA È TEMPO DI LEGGE CONTRO L’OMOTRANSFOBIA: STORIA DI UN PERCORSO LUNGO DIECI ANNI – PRIMA PUNTATA8 min read

Intervista a Maria Pia Serlupini, pioniera della lotta all’omotransfobia e prima proponente della legge.

La proposta di legge regionale contro le discriminazioni e le violenze determinate da orientamento sessuale e identità di genere parte da molto lontano: era l’ottobre 2007 quando fu presentata in Consiglio Regionale dell’Umbria per la prima volta. L’iniziativa fu approvata dal Consiglio Comunale di Perugia, che con una votazione qualificata di due terzi il 29 ottobre 2007 inviò la proposta di legge all’esame dell’assemblea legislativa regionale.
La proposta di legge regionale contro le discriminazioni e le violenze determinate da orientamento sessuale e identità di genere parte da molto lontano: era l’ottobre 2007 quando fu presentata in Consiglio Regionale dell’Umbria per la prima volta. L’iniziativa fu approvata dal Consiglio Comunale di Perugia, che con una votazione qualificata di due terzi, il 29 ottobre 2007 inviò la proposta di legge all’esame dell’assemblea legislativa regionale.
Da allora sono passati dieci anni, e dopo tre consiliature, tre proposte di legge, e due governatrici, la legge dovrebbe approdare definitivamente in discussione il prossimo 28 marzo.
Nell’attesa del giorno della votazione, ripercorriamo i passaggi accidentati che questa legge ha dovuto percorrere. La prima puntata di questa storia è dedicata alla persona che ha dato il via a questo percorso: Maria Pia Serlupini, prima proponente della legge contro l’omofobia e la transfobia, attualmente Garante Regionale per l’infanzia e l’adolescenza. L’ho raggiunta telefonicamente per un’intervista.

Dopo dieci anni dalla sua proposta di legge siamo vicini alla discussione in assemblea, quale è il suo stato d’animo?
“Tengo molto a questa legge e sono orgogliosa di aver contribuito a sollevare questo tema ben dieci anni fa in Consiglio Regionale”.

Dieci anni per una legge contro le discriminazioni e le violenze omotransfobiche non saranno un po’ troppi?
“Dieci anni da quando è stata approvata in Consiglio Comunale, in realtà il percorso è iniziato ancora prima…”

Si riferisce all’approvazione del registro comunale delle coppie di fatto?
“Sì, quello fu un risultato importantissimo. Era il marzo 2003: Perugia, dopo Firenze, fu il secondo comune capoluogo di regione in Italia ad essersi dotato di un registro comunale delle coppie di fatto aperto anche alle coppie dello stesso sesso. Non fu per niente facile: la maggioranza in Consiglio si spaccò. Ottenemmo un risultato che speravamo potesse anticipare di qualche anno la normativa nazionale, invece dovemmo attendere altri tredici anni prima della legge Cirinnà. Sulla scorta dell’entusiasmo di quel risultato ho iniziato a individuare altre strategie nella direzione delle pari opportunità anche per le persone omosessuali e trans.”

Come è iniziato il suo impegno per i diritti civili e l’uguaglianza?
“Nel 1999 fui eletta consigliera comunale a Perugia, e ricevetti la delega alle pari opportunità dall’allora sindaco Renato Locchi. Ho sempre interpretato la mia delega non soltanto nel senso che allora era più comune, cioè pari opportunità tra donne e uomini, ma avevo una visione molto più ampia. Ho sempre creduto che le pari opportunità devono essere sostenute per tutti coloro che non hanno gli stessi diritti: donne, persone LGBT, bambine e bambini, adolescenti, migranti. Dal 2000 è iniziata una costante collaborazione su questi temi tra l’Omphalos, la cui presidente era Patrizia Stefani, e l’amministrazione comunale che rappresentavo. Forse a qualcuno la cosa poteva non piacere, ma ho sempre creduto che questa fosse la direzione giusta. Il diritto ad avere diritti deve essere accessibile a tutti, altrimenti diventa una lotta tra poveri, tra poveri di diritti e non solo.”

Quali furono le iniziative più importanti contro l’omotrasfobia?
“L’amministrazione comunale di Perugia aderì fin dalla sua istituzione nel 2006 alla Rete RE.A.DY, la Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Nel 2001 partecipai al progetto europeo “Be Equal Be Different” promosso da una delegazione olandese. Insieme a Omphalos portavamo sui territori un discorso di valorizzazione delle differenze, perché è a partire dalla paura delle differenze che scatta la stigmatizzazione dell’altro e tutto il meccanismo delle discriminazioni. Io ho sempre avuto l’intima convinzione che le differenze sono una ricchezza.
Tutt’ora come Garante Regionale dei diritti dell’infanzia e l’adolescenza sostengo l’importanza dell’educare le ragazze e i ragazzi alle differenze e al rispetto. Studi importanti affermano come il bullismo e il cyberbullismo si basino sulla stigmatizzazione delle differenze: statisticamente i soggetti più bersagliati dal cyberbullismo sono infatti persone LGBT, donne, musulmani e le persone che fisicamente non rientrano in certi parametri estetici. Non è un caso: anche i dati ci dimostrano che per disinnescare l’odio e le discriminazioni occorre fare leva sulla valorizzazione delle differenze.”

Quindi la chiave di tutto è il valore della differenza?
“Ne sono convinta. Quando fui rieletta nel 2004 cambiai la denominazione della mia delega in “Pari opportunità e politiche delle differenze”. Non fu una cosa formale, volevo che si comprendesse l’ampio spettro che occorreva dare alle politiche antidiscriminatorie. A Perugia non c’era un assessorato alle pari opportunità come a Bologna, ma riuscimmo a portare avanti importanti iniziative lo stesso, benché senza soldi. Il 17 maggio 2006 Perugia fu una delle prime città d’Italia a celebrare la giornata internazionale contro l’omotransfobia, e fummo tra le prime amministrazioni a parlare di omocausto (lo sterminio nazifascista degli omosessuali) in occasione della celebrazione della memoria della Shoah. Conservo ancora alcune di queste storiche locandine di iniziative, una la tengo nel mio ufficio a ricordo di quegli anni per me molto importanti: l’amministrazione comunale era presente e dimostrava attenzione per questi temi.”

Come è arrivata a proporre una legge contro l’omotransfobia?
“Io e la mia collaboratrice Vera Magini cercavamo di tenerci sempre aggiornate, seguivamo anche seminari all’estero sul tema dell’omotrasfobia. Iniziai a guardarmi intorno per avere modelli di riferimento qui in Italia. In quel periodo c’era solo la Regione Toscana ad essersi dotata di una normativa contro l’omotransfobia che fu approvata nel 2005. Subito iniziai a interessarmi del percorso che portò la Toscana all’approvazione di una legge del genere, ricordo che partecipai ad incontri sul tema per poi mutuare da quella legge un testo base da proporre in Consiglio Comunale.”

Nel frattempo svariate regioni hanno approvato leggi regionali contro l’omotransfobia: Liguria, Piemonte, Marche, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Campania, e Sicilia. Pare proprio che in questo caso il primato sulla legge regionale contro l’omotransfobia ce lo siamo lasciati sfuggire, eppure la sua proposta è del 2007!
“Purtroppo i diritti vengono sempre per ultimi, prima ci sono gli equilibri della politica!”

Come si arrivò all’approvazione della proposta in Consiglio Comunale?
“Nell’estate del 2007 lavorai con i segretari di partito di maggioranza per trovare l’accordo con i miei colleghi consiglieri. Mi arrivarono adesioni da chi non immaginavo, e viceversa, mi ritrovai l’ostilità di compagni di partito. L’approvazione non era scontata ma arrivai alla discussione fiduciosa dopo aver incassato il sì di chi pur avendo sensibilità molto diverse dalle mie, rispetto alle discriminazioni e alle violenza non voleva lasciare spazio ad ambiguità. Quella fu la strada che ci consentì di raggiungere il quorum dei due terzi per inviare la proposta in Consiglio Regionale.”

E dopo l’approvazione in comune che fine fece la legge?
“Dopo che il Consiglio Comunale la inviò in Regione, io della proposta di legge non ne seppi più nulla. Rimase per anni sepolta in un cassetto, finché non fu riproposta nel 2014 dal Consigliere Manlio Mariotti. Con lui la riscrivemmo insieme anche grazie all’aiuto del giurista Antonio Rotelli. Dopo sette anni l’aggiornamento del testo era necessario: c’erano sentenze importanti di cui tenere conto e la normativa europea sul tema si era evoluta, ma l’impianto di fondo rimase lo stesso. Fu la seconda proposta di legge depositata in Consiglio, ma nemmeno questa andò a buon fine.”

Sette anni di oblio per una legge di civiltà, evidentemente a qualcuno quella proposta di legge non piaceva proprio.
“Questo non so dirlo, so solo che nessuno la portò avanti. Era una proposta di legge su cui occorreva lavorare per creare consenso. Successe lo stesso con la proposta popolare del registro delle coppie di fatto a Perugia: i radicali guidati da Andrea Maori, allora consigliere di circoscrizione, dettero un grande input per far arrivare la proposta delle unioni civili in Consiglio Comunale. Una volta arrivata però, era necessario prendersene politicamente carico, e così facemmo, altrimenti sarebbe rimasta in un cassetto anche quella!”

Si sente un po’ una pioniera per il lavoro iniziato oltre dieci anni fa su questo progetto di legge?
“All’epoca non era semplice parlare di questi temi, erano politicamente sconvenienti, sicuramente in misura maggiore di oggi. Non ho ricevuto di certo vantaggi nel portare avanti le politiche di pari opportunità e uguaglianza, ma rifarei esattamente tutto quello che ho fatto. Ho sempre creduto che la politica deve occuparsi dei bisogni sociali delle persone per migliorare la loro vita, specialmente di fronte a ingiuste discriminazioni. Un mio amico mi prende in giro per questo dicendomi che sono di altri tempi. Se la politica deve diventare unicamente un gioco di equilibri, allora invece che una pioniera sono orgogliosa di sentirmi una donna d’altri tempi!”


Riccardo Strappaghetti

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