PER ASPERA AD ASTRA, O QUASI3 min read

Andrea Baccolo | 24-07-2017 | Studenti senza frontiere

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Ricordo nitidamente il giorno della partenza. Presi un aereo a Venezia, arrivai all’aeroporto di Basilea, da lì una navetta mi accompagnò ad una piccola stazione ferroviaria, St Louis, due binari, 4/5 persone, un caldo afoso. Arrivò un vecchio regionale scricchiolante con poltrone in stoffa e polvere, vetri non più trasparenti e pareti ingiallite.

Il viaggio mi diede il tempo di pensare ad un arrivederci di un caro amico, mi disse « vedila così, tutto è reversibile, non ti preoccupare ».  Fu proprio il concetto di reversibilità che non riuscivo a metabolizzare. Cosa mi aveva spinto a partire? Voglia di cambiamento, no?! Perché, allora, mi avrebbe dovuto consolare lo status quo? Seppur questo ossimoro, ci stava riuscendo perfettamente, consolava.

Nel frattempo arrivai, Strasburgo era là.  Avevo riservato una camera per una settimana attraverso airB&B così da poter trovare un alloggio per l’anno intero. Raggiunsi l’appartamento e dal suono di quel campanello iniziò il mio Erasmus. Non rispose nessuno, chiamai il locatore, mi disse che mi aveva scritto il giorno stesso, aveva avuto dei contrattempi, sarebbe arrivato tre ore più tardi. Aspettai sul marciapiede per tre lunghe ore. Entrai, vidi, e non vici, ma pregai. La positività, però, era con me.

La ricerca di una camera iniziò il giorno dopo. Inviai innumerevoli mail ma non ricevevo alcuna risposta. Mai. In una settimana riuscii a visitare una sola casa. Non andò a buon fine. Nel frattempo conobbi su Facebook degli erasmus italiani, e un buon samaritano si offrì di darmi in dono il suo divano per “n” giorni. Partecipai ad una “selezione”, 5 camere per 100 persone, non so come, la ottenni. Una grossa botta di culo. Trovare una camera in Francia è infatti una guerra perché se non avete un lavoro, vi serve un garante, quest’ultimo dev’essere il più delle volte, a seconda del proprietario, francese. Ma sapete cosa vi serve per avere un lavoro? Un contratto d’affitto. “WTF FRANCE?”

Tutto non avveniva a compartimenti stagni, i problemi si accumulavano, giorno dopo giorno. Le lezioni infatti erano iniziate senza che nessuno ci spiegasse come funzionasse effettivamente il sistema Francia. In questo Paese esistono due tipi di approcci didattici, il primo è la classica lezione all’italiana, definito “cours magistraux“, il professore parla davanti ad un’aula semivuota di studenti, non vi è infatti frequenza obbligatoria per questi corsi, il secondo invece consiste in piccoli gruppi di lavoro interattivi, “travaux dirigés“, dove all’inizio viene effettuato un piccolo esame su conoscenze teoricamente già acquisite, il quale inciderà per il 10/15% sulla valutazione finale, e in seguito vengono discussi casi clinici con specializzandi o professori. Le lezioni durano due mesi, alla fine delle quali, vengono effettuati nell’immediato gli esami da te scelti. Ne avevo preventivati 5, ne feci 3, ne passai 1. Gli esami si possono riprovare una sola volta, e la possibilità di recuperarli viene data esclusivamente agli Erasmus due mesi dopo, i locals recuperano tutto a settembre. Fortunatamente li recuperai ma lo venni a sapere solamente a fine febbraio. Questo perturbò il clima erasmus di molti.

Sicuramente partire con una debolissima base di francese non giocò a mio favore, ma volli rischiare. La Francia era stata la mia sola meta contemplata, avevo voglia di approcciarmi alla cultura di questo Paese, avevo voglia di dedicarmi a quelle che sono le mie tre principali passioni, il viaggio, il cibo e il vino.  Purtroppo ciò che effettivamente è mancato in questo erasmus è stata la tranquillità, ll fatto che l’impegno non fosse effettivamente garanzia di successo, sia per la non chiarezza di molti aspetti burocratici e didattici sia per la complicazione in generale, e tutto ciò ha messo molti di noi davanti a delle scelte che si sono tradotte, a volte, in ritorni e rinunce.

In ogni caso, indipendentemente dalle innumerevoli difficoltà che si sono palesate lungo il mio percorso, non potrei mai dirvi “non partite”, l’erasmus può essere duro, può essere snervante può essere addirittura un’esperienza negativa, ma la ricchezza postuma di cui ti puoi beare resta, da cliché, indescrivibile.


Andrea Baccolo

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