Peaky Blinders4 min read

Giorgio Casella | 27-02-2019 | Cultura

immagine Peaky Blinders4 min read

Dalla famiglia Crain alla famiglia Shelby. Cambia il tempo, cambia il continente, cambia la società, cambiano i valori. Ma la famiglia resta. E questa trasuda epicità. Fin dai primi fotogrammi.
Birmingham, 1919,  gli zoccoli di un cavallo sulla ghiaia sovrastati dagli altiforni, il cielo grigio come le case e tutto immerso nel fumo, abbagliato soltanto dalle fiamme.  Gli occhi lucenti e magnetici di Cillian Murphy, la voce profonda e suadente di Nick Cave e infine l’accento irish di questo misterioso individuo. Tutto Peaky Blinders nei primi due minuti di scena.

Prodotta dalla BBC nel 2013, Peaky Blinders è diventata una serie di culto per tutti gli amanti del genere gangster e non solo. Vi piacciono le serie in quartieri malfamati, strade piene di prostitute ed ubriachi in un’atmosfera un po’ noir? Peaky Blinders fa per voi. Vi piacciono le storie di soldi sporchi, guerre tra bande e affari illeciti? Peaky Blinders fa per voi. Vi piacciono personaggi misteriosi, dalle mille sfaccettature e il tocco british all’interno di una storia piena di intrighi? Peaky Blinders fa per voi. Siete amanti di serie tv? Peaky Blinder fa sempre per voi.

Non c’è nessun dubbio riguardo la qualità della regia, dell’ambientazione minuziosamente curata, della profondità dei personaggi e dell’ottima sceneggiatura di questa serie, che si annovera senza se e senza ma tra le migliori serie all’attivo. Per non parlare del cast. A disposizione dell’egregio Steven Knight (già conosciuto su Locke e Taboo) abbiamo Cillian Murphy in primis, che più di tutti spicca con il suo immenso lavoro nel rendere Tommy Shelby mai banale, sempre intrigante e misterioso, ambiguo e ricco di sfaccettature; Paul Anderson, Joe Cole, Ele McCroy e Sophie Rundle a dar vita agli altri Shelby; e come non nominare i grandi antagonisti (e non) per eccellenza come Sam Neil, Tom Hardy nel ruolo di uno dei più folli e amati personaggi della serie, di Aidan Gillen famosi ai più per essere Petyr Baelish in Game Of Thrones e il premio Oscar Adrien Brody.
Insomma, una troupe da far invidia.
Ma quindi, di cosa parla Peaky Blinders? Peaky Blinders è la storia di questa gang, i Peaky Blinders appunto, che in realtà sono veramente esistiti nell’Inghilterra di inizio Novecento. Ora, la versione di Knight è leggermente diversa da questa pittoresca organizzazione, ma non per questo meno affascinante. La famiglia Shelby si occupa di gioco d’azzardo, corse truccate, vendita di alcolici, pizzo e sane risse da strada. Tutto ciò che più si volere da una serie tv di questo genere. Ma gli Shelby hanno un tocco in più: hanno il carisma e la mente di Thomas e la saggezza di zia Polly. Non sono semplicemente degli attaccabrighe, un rissoso gruppo che risolve tutto a suon di pugni. Anche se il ritmo indemoniato di alcune scene con tirapugni e lamette nei cappelli sono musica per le nostre orecchie.

Da Small Heath, quartiere di Birmingham e base dei nostri Peaky Blinders, nel corso delle stagioni ci si allarga fino a Londra, poi l’Inghilterra e infine oltreoceano. Ma senza mai perdere di vista la famiglia. Semplici nemici d’affari, nemici in cerca di vendetta, autorità e perfino la politica. Tutto converge nella figura di Thomas Shelby che mi addosso la responsabilità di definire il protagonista della serie, figura cardine di tutti gli avvenimenti, che fa da collante tra tutti i personaggi della serie, che in un modo o nell’altro hanno a che fare con lui.

Peaky Blinders riesce ad intrattenere come poche altre cose riescono. Mantenendo una tradizione inglese e una gran cura nei dettagli, ma sapendo anche essere innovativa. Il grande pregio di Knight è riuscire a raccontare tante storie attraverso pochi personaggi, diverse ideologie e filosofie di vita, tradizioni e culture che trovano ognuna posto in qualcuno. Dagli operai di fabbrica ai politici sulle poltrone, quelli fedeli e non fedeli al re, i comunisti dell’IRA e gli zingari gitani, ebrei e italiani. Tutti con un modo differente di vivere la vita, tutti con valori diversi, ma tutti con il proprio codice d’onore.

Gli episodi scorrono in maniera piacevole, sia nei ritmi concitati e incalzanti delle scene d’azione e anche durante i lunghi monologhi introspettivi e nei dialoghi, che regalano grandi perle e momenti e spunti di riflessioni interessanti, che siano sulla serie stessa che non.  Addirittura, alla fine dello scorso anno sono trapelate notizie riguardanti la produzione di un film ispirato alla serie tv, in cui i nostri amati Shelby troveranno spazio anche sul grande schermo. Insomma, non ci resta che attendere e goderci le gesta della famiglia più “amata” di Birmingham.
Peaky Blinders è una serie tv che consiglio a tutti, per gli amanti del genere gangster mafioso che ancora non la conoscono… Non siete dei veri amanti del genere allora. Un po’ cruda, decisamente poco delicata ma si è visto ben di peggio sul piccolo schermo. Intrighi politici, risse da strada, locali pieni di birra, codici d’onore e patti di sangue. In due parole? Peaky Blinders. Da non perdere.


Giorgio Casella

Descrizione non presente.