Oscar 2015, tutto come previsto?6 min read

Amministratore | 28-02-2015 | Cultura - Locomocinema

Allottantasettesima edizione degli Oscar trionfano Birdman e Gran Budapest Hotel, i pronostici senza ombra di dubbio non sono mai stati così azzeccati. Occorre anche dire che sarebbe stato un sacrilegio tradirli: eventuali sorprese sarebbero valse la scomunica a molti membri dellAcademy.
Ma andiamo con ordine, perchè nella notte degli Oscar non si consegnano solo delle statuette; succede molto, molto altro. Levento più atteso dellanno ha sempre qualche asso nella manica.

Lattesa infinita. Qualcuno indica una petizione, una manifestazione pacifica o uno sciopero. Qualsiasi cosa.
Tre ore e mezza. Tre ore e mezza. Va bene il tappeto rosso, va bene parlare dei vestiti delle star, va bene giocare a essere Alfonso Signorini per una notte e criticare chiunque arrivando a definire “inguardabile” anche Scarlett Johansson (si, è successo). Va bene, fa parte degli Oscar dopotutto. Ma dedicargli più di tre maledette ore mi pare un tantino eccessivo. No?

Detto ciò, per chi fosse interessato al gossip, sappiate che Keira Knightley è incinta, Matthew Mcconaughey si è fatto crescere una barba mostruosa e che la trasgressivissima protagonista di “50 sfumature di grigio” Dakota Johnson, si è fatta accompagnare dalla mamma.
La più elegante? Marion Cotillard, ovviamente.

Lo Show. Chiusosi il lungo preludio si accendono finalmente le luci sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles. Al centro lui, Neil Patrick Harris, che sembra esser nato per presentare la notte degli Oscar. Divertente e coinvolgente il musical di apertura, che lo vede protagonista. Bella la scelta “vintage” di catapultare Harris in varie scene di vecchi film di successo, come comparsa di eccezione. Anche se vicino a Dart Fener sembrava un po a disagio a dire la verità. Gli si affiancano poi ballerini vestiti da gangster anni 20, da gladiatori e da soldati dellImpero Galattico, ma soprattutto sale sul palco anche un immenso Jack Black. Il protagonista di School of Rock e Tenacious D, proprio lui. Decisamente un inizio in bello stile.
Top moments. “In bello stile un corno” avrà pensato Benedict Cumberbatch, che viene pescato dalle telecamere mentre si scola chissà cosa dalla sua fiaschetta. In fondo sapeva già di non avere possibilità di vincere lOscar e di non dover salire sul palco; tanto vale ubriacarsi in bello stile.
“No way!” Mr. Cumberbatch, chapeau.

Ma iniziano le premiazioni. Viene incoronata come migliore attrice non protagonista Patricia Arquette. La mamma di Boyhood per la cerimonia di accettazione, un po goffamente, tira fuori occhiali e foglio formato A4 e si cimenta in un discorso che senzaltro resterà nella storia della manifestazione. Un discorso sulla parità salariale per le donne, un discorso giusto, dannatamente vero e sentito, ma forse un po forzato. Il pubblico è in visibilio, in particolar modo Jennifer Lopez e Meryl Streep esultano come se la collega avesse appena fatto touchdown. Perciò corri Patricia, corri!
Un altro momento di epicità ce lo regala ancora Patrick Harris, che in mutande e mocassini si reca dal backstage al palco a ritmo di batteria, suonata nientemeno che dal protagonista di Whipash Andrew Neiman. Chiaramente una parodia della già celebre scena di Birdman che vede Ed Norton e Michael Keaton darsele di santa ragione con indosso solo gli slip. Prima di arrivare sotto i riflettori Harris dice a Neiman “Is not my time”. Eccome se lo è, caro Patrick.
Indescrivibile è, infine, la straordinaria performance di John Legend e Lonnie Lynn, esibitisi in “Glory”.Il pezzo, tratto dal Selma, ha poi vinto il premio come miglior canzone. Unico Oscar portato a casa dal film di Ava DuVernay, uno dei delusi di questa edizione.

Orgoglio italiano. Prima di trattare dei principali riconoscimenti è doveroso ricordare quello assegnato a Milena Canonero. Per la costumista italiana è il quarto Oscar su nove nomination, arrivato grazie alle eccezionali confezioni di Gran Budapest Hotel. La Canonero ha attribuito gran parte del merito a Wes Anderson, definito come un ispiratore,un vero “direttore dorchestra”.
Dopo il successo de La Grande Bellezza alla scorsa edizione, anche questanno il nostro Presidente del Consiglio saprà che hashtag usare per i suoi tweet.

Le statuette più pesanti. Per quanto riguarda i cosiddetti “Oscar tecnici”, Gran Budapest Hotel ha senzaltro fatto razzia. Oltre al già citato premio per i migliori costumi, sono arrivati anche quelli per il trucco, la scenografia e per la miglior colonna sonora originale. Non saranno certo fra gli Oscar più ambiti, ma conferiscono al vincitore uneccellenza oggettiva indiscutibile. Perfino Stanley Kubrick ha elogiato il lavoro di Anderson, dichiarando che lhotel gli ricordava quello del suo caro Shining.
A Interstellar il premio per i migliori effetti speciali. Un misero riconoscimento che sa tanto di “contentino” per la Paramaunt, che forse avrebbe fatto meglio a puntare di più su Selma.
Anche The Imitation Game è riuscito a non restare a mani vuote. Nonostante le otto candidature il rischio era infatti elevatissimo. Graham Moore sale sul palco a ritirare lOscar per la miglior
sceneggiatura non originale e, visibilmente emozionato, racconta la sua storia. É il momento più toccante della serata. Racconta di aver provato a suicidarsi a 16 anni perchè si sentiva diverso, escluso. Racconta lingiustizia subita da Alan Turing e da molti altri dopo di lui. Esorta e sprona i presenti a essere se stessi, perchè prima o poi verrà anche il loro momento. Un “grazie di cuore” è
più che meritato.
Il premio come miglior attore non protagonista è ovviamente assegnato a J.K. Simmons, per la sua parte in Whiplash. Un nuovo sergente Hartman calato nel mondo della musica, uninterpretazione straordinaria.
Come attore protagonista trionfa Eddie Redmayne, il giovanissimo Stephen Hawking de La teoria
del Tutto. Dopo essersi fatto conoscere per il suo ruolo ne Les Miserables, raggiunge così la consacrazione. La spontanea, incontenibile felicità con cui ritira la statuetta è una delle fotografie più belle e fresche della serata. Va a Juliane Moore, invece, il titolo di migliore attrice per Still Alice. E così anche questanno non viene smentito il taboo per cui “la malattia paga”.
Ed eccoci arrivati allindiscutibile trionfo di Birdman o limprevedibile virtù dellignoranza, il miglior film dellanno. Iñárritu vince anche il riconoscimento come miglior regista, secondo messicano di fila dopo Quaron. Premiata la coraggiosa scelta di utilizzare lunghi piani sequenza per realizzare la pellicola: da sola vale lOscar per la miglior sceneggiatura originale. Quello per la fotografia Birdman lo ha sempre avuto saldamente in tasca.

Un bilancio. Iñárritu e Wes Anderson possono tornare senzaltro a casa felici e contenti, così come la 20th Centur
y Fox, distributrice di entrambi i film più premiati. Non so come Cumberbatch affronta le sbornie, ma anche lui e il cast di The Imitation Game possono sorridere. Alla bellissima Emma Stone, delusa per non essere stata eletta miglior attrice, è stata consegnata una meravigliosa statuetta in Lego che sembra averla consolata. Ma questedizione sarà ricordata anche e soprattutto per gli snobbati di eccellenza come Interstellar, Boyhood (un solo oscar a testa) ma anche Big Eyes di Tim Burton o Gone Girl ­ Lamore bugiardo, di David Fincher. Per non parlare di American Sniper: il discusso cecchino di Clint Eastwood, nonostante i clamorosi incassi, fa cilecca e manca il bersaglio grosso.

Ultimora. Fonti attendibili dicono che Leonardo Di Caprio è stato avvistato dietro le quinte mentre cercava di rubare una statuetta, #lavoltabuona.


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