OMOTRANSFOBIA, COSA PREVEDE LA LEGGE?6 min read

Riccardo Strappaghetti | 25-03-2017 | Over the rainbow

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Centri d’ascolto, interventi contro il bullismo, amministrazioni accoglienti, monitoraggio del fenomeno, accesso al lavoro: tutti i contenuti della legge regionale umbra in discussione questi giorni.

Il contenuto della legge regionale contro l’omotransfobia si può riassumere con una parola: “prevenzione”.
Prevenzione da discriminazioni e violenze motivate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere delle persone, promossa attraverso misure specifiche nei vari settori di competenza regionale: dalla sanità alle politiche per il lavoro, dall’istruzione alle politiche sociali per favorire una cultura della non discriminazione.

La regione non ha competenza in materia penale, la legge in discussione martedì 28 marzo a Palazzo Cesaroni (http://atti.crumbria.it/mostra_atto.php?id=83424&m=2) non si occupa di sanzionare i comportamenti discriminatori o violenti causati da omofobia e transfobia, il suo obiettivo è prevenire che tali comportamenti siano posti in essere.
Statisticamente è appurato che l’orientamento sessuale e l’identità di genere siano due fattori che espongono ad un forte rischio di discriminazioni e violenze le persone LGBT. Un sondaggio condotto dall’Unione Europea nel 2012 (LGBT Survey 2012 http://fra.europa.eu/en/publications-and-resources/data-and-maps/survey-data-explorer-lgbt-survey-2012) assegna la maglia nera dell’odio omotransfobico proprio al nostro paese.
Studi decennali dimostrano che il tema dell’omofobia e la transfobia (abbreviato in un un’unica parola con “omotransfobia”) non può essere efficacemente affrontato solo attraverso un intervento repressivo di tipo penale, ovvero attraverso la punizione dei colpevoli quando il danno è stato causato.
Si conoscono i fattori di rischio e si possono mettere in campo gli strumenti per prevenire il danno e supportare le potenziali vittime con adeguate tutele. Lo spiega efficacemente Ian Rivers nel suo studio “Bullismo omofobico: Conoscerlo per combatterlo” (Il Saggiatore, 2015). Le discriminazioni, l’emarginazione e le violenze omotransfobiche iniziano infatti fin dalla scuola.
Il bullismo omotransfobico, così come le discriminazioni e le violenze sono una questione di sicurezza psicofisica delle persone. Le politiche di prevenzione mirano a rimuovere gli ostacoli che di fatto limitano la libertà personale all’interno della comunità di appartenenza degli individui, soddisfando il principio di uguaglianza sostanziale dell’art. 3 della Costituzione. L’omotransfobia non è un’opinione ma un problema sociale che riguarda tutta la comunità di un paese civile perché attiene alle regole del vivere insieme.

L’impianto della legge regionale ruota attorno alle politiche attive di prevenzione, predisponendo misure di supporto specifico alle vittime di omotransfobia e favorendo la conoscenza scientifica sui temi correlati all’orientamento sessuale e all’identità di genere.
La violenza familiare, il razzismo, la violenza di genere e altri fenomeni sociali come l’omotransfobia non possono essere affrontati con strumenti generici, occorrono misure specifiche per ciascuno di essi.

La legge prevede l’istituzione di centri d’ascolto per l’accoglienza e il sostegno psicologico delle vittime di omotransfobia che spesso non hanno accesso alla possibilità di denunciare le violenze, nel timore di esporsi a ulteriori discriminazioni. Per questo è indispensabile prevedere un luogo sicuro con personale qualificato e specializzato.
Anche la previsione degli interventi delle ASL va nel senso di fornire la possibilità di accedere a un percorso informativo e di consulenza rivolto alle persone e alle famiglie. Molte famiglie hanno infatti la necessità di avere strumenti per accedere a informazioni scientifiche in merito ai temi dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere per sostenere al meglio la figlia o il figlio nel suo percorso di coming out.
Misure specifiche sono previste per il mondo dell’istruzione in cui la regione si propone di supportare percorsi formativi per dare strumenti alla comunità scolastica al fine di prevenire e superare il fenomeno del bullismo coinvolgendo in primo luogo genitori e insegnanti.
Un altro settore di intervento specifico è quello delle politiche del lavoro. I dati dimostrano che la discriminazione nell’accesso al lavoro delle persone LGBT, soprattutto nel caso delle persone trans, sia a livelli intollerabili per un paese civile. La regione promuove la parità di accesso ai percorsi professionali, il supporto delle vittime di omotransfobia con misure di inserimento lavorativo e il supporto alle politiche di non discriminazione nelle aziende favorendo l’adozione di modelli di responsabilità sociale di standard europeo che garantiscono la valorizzazione e lo sviluppo delle risorse umane senza discriminazioni.
Nel settore amministrativo è prevista l’attivazione di formazioni per un trattamento antidiscriminatorio a vantaggio sia dei dipendenti che dell’utenza. Inoltre è importante il ruolo dell’amministrazione regionale nel promuovere protocolli di intesa con gli enti locali per la rimozione di prassi discriminatorie e la previsione di garanzie di uguaglianza. Una di queste è prevista nel settore della sanità in cui si prevede il diritto di accesso all’assistenza del partner (a prescindere dal sesso) in caso di degenza in strutture sanitarie, rimuovendo dai regolamenti tutti quegli ostacoli che rendono ancora oggi difficoltoso l’esercizio di un diritto sancito dalla legge Cirinnà (L.76/2016) rispetto alle unioni civili e alle convivenze di fatto. Ulteriori interventi della regione sono orientati alla tutela di tutte le famiglie indipendentemente dal vincolo giuridico su cui si fondano (matrimonio, unione civile, o convivenza) nell’accesso ai servizi sia pubblici che privati.
La regione riconosce che la cultura della non discriminazione sia un’attività da supportare al fine di una convivenza civile per garantire a tutte le persone di vivere in un contesto sociale accogliente, promuovendo eventi culturali e di sensibilizzazione.

La legge è molto articolata e prevede norme che possono essere subito applicate, in altri casi invece sancisce dei principi generali che vanno attuati dal governo della regione.
Al fine di vigilare sull’applicazione della legge e di monitorare il fenomeno dell’omotransfobia in Umbria viene istituito un osservatorio regionale senza oneri finanziari per la regione. L’osservatorio è un tavolo di lavoro tra esperti di varia estrazione (associazioni, operatori sociali, professori universitari) che raccolgono dati e monitorano i fenomeni di discriminazione e violenza omotransfobica sul territorio regionale, avvalendosi della collaborazione delle istituzioni regionali e degli enti locali. Attraverso il monitoraggio, l’osservatorio può raccogliere ed elaborare le buone prassi antidiscriminatorie adottate nel settore pubblico e privato collaborando con istituzioni, esperti, e professionisti, al fine di fornire strumenti per contrastare i fenomeni omotransfobici.
Un ulteriore compito dell’osservatorio è inviare segnalazioni di atti discriminatori attinenti specificamente alla sfera della sicurezza all’OSCAD, l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori istituito presso il Ministero dell’Interno.

A livello nazionale non esiste una normativa organica sull’omotransfobia che è ferma in Parlamento da anni, esiste però una strategia di contrasto promossa dalla Presidenza del Consiglio (http://www.unar.it/unar/portal/wp-content/uploads/2014/02/LGBT-strategia-unar-17×24.pdf) frutto di un’importante raccomandazione del Consiglio d’Europa del 2010 (http://www.comune.torino.it/politichedigenere/bm~doc/raccomandazionecmrec20105.pdf). Per una panoramica generale sulla normativa italiana di prevenzione contro omofobia, transfobia e bullismo è di interesse lo studio “DisOrientamenti. Discriminazione ed esclusione sociale delle persone LGBT in Italia” (consultabile online http://www.unar.it/unar/portal/wp-content/uploads/2013/11/n.-4-DisOrientamenti-C.-D-Ippoliti-e-A.Schuster.pdf)
Mentre il Parlamento nazionale continua nel suo pervicace silenzio, molte istituzioni regionali, più prossime alle esigenze sociali della collettività, hanno iniziato a muoversi da oltre un decennio.
Numerose sono le leggi regionali che prevedono norme di contrasto alle discriminazioni e alle violenze basate su orientamento sessuale e identità di genere, la prima regione ad approvare una legge fu la Toscana nel 2004, seguita poi nel 2009 da Liguria ed Emilia Romagna, e successivamente da Marche (2010), Campania (2011), Friuli Venezia Giulia (2014), Sicilia (2015), e Piemonte (2016).
L’Umbria può essere la prossima.


Riccardo Strappaghetti

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