NUOVE MISURE ANTI-TERRORISMO IN FRANCIA. PARIGI SI PREPARA AL POST-DAESH3 min read

Francesco Pisanò | 05-11-2017 | Attualità

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La caduta dello Stato Islamico premette nuove problematiche alla sicurezza per la Repubblica Francese e l’Europa

Parigi ha da poco annunciato l’avvio di nuove misure antiterrorismo, con lo scopo principale di proteggere la popolazione francese.

La caduta di Mosul, Raqqa e Deir Ezzor[1] ha portato ad una sola costatazione, lo Stato Islamico non ha più uno Stato. Fatta eccezione per un paio di case e qualche agglomerato, il Califfato ha perso anche le sue ultime roccaforti che lo rendevano ancora influente nella regione. Questa situazione però, premette nuove ondate di violenze e di attacchi in Europa, considerando le migliaia di foreign fighters con passaporto italiano che in questi giorni si stanno disperdendo tra i vari stati confinanti.

La Francia sicuramente è stata una delle nazioni più colpite dal fenomeno di Daesh. Se l’Italia, da una parte, ha evitato fino ad adesso situazioni come quelle del Bataclan (questo grazie anche ai nostri ottimi servizi di intelligence), dall’altra Parigi ha subito forti attacchi terroristici, come quelli nella capitale nel 2015, o a Nizza o Marsiglia. Fu la Francia stessa ad invocare l’articolo 42 del TUE (Trattato sull’Unione Europea) sulla clausola di mutua assistenza. Questo principalmente perché l’establishment francese ha considerato gli attentati terroristici del Novembre 2015 come atti di guerra, richiedendo supporto ed aiuto agli altri Stati Membri. In poche parole, rivisitando l’ articolo 5 della NATO in chiave europea.

Parigi si prepara dunque ai nuovi avvenimenti geopolitici, inasprendo le misure di sicurezza e concedendo più potere a forze armate. I provvedimenti che erano stati presi per lo Stato d’Emergenza diventeranno legge, ma saranno limitati al contesto della lotta al terrorismo[2]. Tra questi, anche una chiusura di moschee incriminate o che, secondo le forze dell’ordine, siano portatori di odio. Questa sicuramente sarà una delle misure più contestate, considerando che le statistiche e i casi hanno già dimostrato che a poco centrano i luoghi di culto e di preghiera della fede islamica. Gli estremisti trovano radicalizzazione soprattutto nelle prigioni e online.

Questo apre un nuovo fronte interno di dibattito tra coloro a favore e contro, dimostrando ancora una volta la difficile situazione domestica della République. L’opinione pubblica nazionale è spaccata in due. Mentre il 57% vedono con favore le nuove misure, il 62% le considerano una restrizione delle libertà personali[3].

Ciò che comunque questa situazione aiuta a comprendere è che la Francia non ha abbassato la guardia dopo la caduta di Daesh. Anzi, ha rafforzato ancora di più il fronte interno di difesa. Questo dovrebbe essere monito per tutti. Il fatto che Roma, Milano, Firenze o Napoli non siano stati bersagli di attacchi terroristici (quanto meno riusciti) finora, non giustifica nessuno a cullarsi su false speranze e convinzioni. La lotta al terrorismo e all’estremismo ideologico e religioso non si ferma con il Califfato né si limita all’Islam, ma è un fenomeno serio che deve essere combattuto e di cui difficilmente si intravede la fine, per lo meno nel breve-medio periodo.


[1] Bongiorni. R, Cade anche Deir Ezzor: Lo Stato Islamico non ha più uno Stato, Il Sole24Ore
[2] Via libera dell’Assemblea nazionale francese alla nuova legge antiterrorismo, TPI [https://www.tpi.it/2017/10/03/francia-nuova-legge-antiterrorismo/#r]
[3] Mericka, J, New Anti-terror law comes into force in France, ESJ


Francesco Pisanò

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