Lo streaming ha ucciso CD e DVD?9 min read

Umberto Olivo | 06-03-2019 | Attualità

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Fino ad una quindicina di anni fa, i CD ed i DVD erano quasi l’unico modo per poter ascoltare la musica e guardare i film e le serie TV ogni qual volta se ne percepisse la necessità: certo, c’erano concerti, proiezioni cinematografiche, radio e televisioni a soddisfare in parte queste esigenze, ma l’acquisto di un supporto fisico contenente dei file è stato a lungo un atto dovuto per poter disporre dell’intrattenimento desiderato in ogni preciso istante in cui lo si desiderasse. Questo perché concerti e visioni al cinema di un prodotto sono una volta sola nella vita (o comunque, nel caso dei concerti, un numero limitato di volte, soprattutto qualora si parli di artisti famosi e non italiani), mentre radio e TV trasmettono materiale in base ad un palinsesto che non possiamo certo controllare: concetti ben diversi, quindi, da quello di un oggetto di tua proprietà che ti permetta di visionare/ascoltare un prodotto in qualunque momento tu ne abbia voglia.

Con l’avvento di internet, però, le cose sono iniziate a cambiare: la pirateria ha permesso di acquisire i prodotti d’intrattenimento in maniera tanto illegale quanto semplice. In un primo momento c’era qualche timore da parte delle persone ad usufruirne, ma col passare del tempo il fenomeno è diventato sempre più rilevante, facendo perdere milioni di guadagni all’industria dell’intrattenimento. Da questo punto di vista, l’industria cinematografica, quella televisiva e quella videoludica hanno saputo reagire abbastanza bene al fenomeno: denunce verso chi caricava online illegalmente il loro materiale e creazione dei primi, rudimentali, abbonamenti streaming per usufruire dei loro prodotti con spese relativamente modiche sono stati i mezzi che queste industrie hanno attuato quasi subito dopo l’espansione del web, riuscendo a combattere efficacemente il problema. Lo stesso discorso, purtroppo, non può essere fatto per l’industria musicale: forte di guadagni che fino al 2006/2007 erano inquantificabili, in quel periodo essa prese una decisione disastrosa: quella di rendere disponibili quasi tutti i video musicali, e talvolta anche brani senza video, pezzi di concerti o addirittura interi album, su popolari siti d’intrattenimento audiovisivo senza richiedere in cambio pagamenti. Chi ha gestito questo delicato processo era convinto che la pubblicità online bastasse a garantire a quel punto buoni guadagni e che le persone avrebbero continuato a comprare musica: nulla di più sbagliato! In questo modo le persone hanno iniziato a considerare la musica un bene di scarso valore, che si poteva ottenere gratis e per il quale era stupido pagare, e così l’acquisto dei CD è crollato in maniera decisamente più drastica rispetto a quello dei DVD. A questo si aggiungono gli scarsamente contrastati upload illegali del materiale non reso disponibile ufficialmente, o perfino dello stesso già disponibile: un’azione che privava di views il materiale ufficiale, e generava altri danni economici.

Per assistere ai primi tentativi di contenere il fenomeno da parte dell’industria musicale bisogna aspettare almeno altri 5-6 anni: un tempo troppo lungo. Tuttora, mentre per film e serie TV tutti i servizi streaming sono a pagamento, per la musica c’è anche la versione free di Spotify, estremamente limitante da cellulare ma funzionale quel che basta da PC: anche questa scelta deriva dalla pessima eredità delle scelte fatte dall’industria musicale nello scorso decennio, ma in parte garantisce guadagni derivanti da persone che forse non sarebbero disposte a pagare nemmeno cifre irrisorie per ascoltare musica, spesso perché non si tratta di grandi appassionati ma di gente che comunque ascolta poca musica durante il tempo libero. Attualmente, lo streaming risulta essere un mezzo estremamente comodo per chi è appassionato di musica: Spotify, Apple Music e vari altri portali offrono praticamente oltre il 90% della musica che sia mai stata pubblicata, con rilasci nuovi che si susseguono di venerdì in venerdì fra canzoni ed album completamente inediti, riedizioni di album, remix di singoli ed altre tipologie di pubblicazioni, il tutto guarnito anche da materiale esclusivo rilasciato (dietro lauti compensi) soltanto su un portale a scelta. Un po’ più limitante è invece lo streaming legale di serie TV e film: Netflix, Amazon Prime Video e tutti gli altri portali di questo tipo hanno in realtà poco del materiale uscito nei cinema o trasmesso dalle televisioni nel corso dei decenni, ma sono di contro molto forti per quanto riguarda i prodotti girati in esclusiva per uno di essi, o in alternativa aventi avuto distribuzioni minime nei cinema ed essendo stati poi resi disponibili sui portali streaming e di vendita digitale: una tipologia di distribuzione comune per i docufilm, ad esempio. Da ciò deriva una situazione inversa rispetto al passato: oggi, l’industria musicale sfrutta molto bene lo streaming, riesce attraverso questo nuovo mezzo ad ottenere utili altrimenti inimmaginabili attualmente; l’industria cinematografica e delle serie TV sfrutta invece questo mezzo “benino”, ma potrebbe sicuro fare passi in avanti per migliorarsi, come garantire la presenza di tutti i film pubblicati ufficialmente nei cinema 1 o 2 anni dopo la loro prima pubblicazione: si tratterebbe di un mezzo valido per combattere la pirateria, forse dell’unico. A differenza dei siti di streaming legale, infatti, le piattaforme illegali hanno dalla loro cataloghi enormi, contenenti un sacco di film altrimenti irreperibili, o comunque reperibili soltanto attraverso l’acquisto di DVD: un mezzo comodo quanto i portali legali per gli utenti, ma un danno economico enorme per l’industria, che a questo punto dovrebbe capire che puntare sui supporti fisici è una lotta contro i mulini a vento. Questo ragionamento, ad oggi, sembra essere stato portato a termine solo dalla Disney, che infatti a breve lancerà una piattaforma streaming (il cui nome ancora non è noto) su cui sarà possibile guardare tutti i film, cartoon e serie TV che l’azienda ha prodotto nella sua storia: un progetto che profuma di grandissimo successo, e che potrebbe essere il punto di partenza per l’attuazione di qualcosa di simile su un livello più generico, non relativo soltanto ad un’unica casa di produzione.

Il punto focale, dunque, è uno: lo streaming dà all’ascoltatore ed allo spettatore un catalogo enorme di prodotti a disposizione attraverso un unico dispositivo; CD e DVD danno invece un unico prodotto a testa per supporto, necessitando inoltre di ulteriori dispositivi per poter essere utilizzati. La lotta è decisamente impari, ed i dischi diventano quindi meri oggetti da collezione, non più supporti utili alle masse ma bene quasi di lusso che soltanto chi segue in maniera molto accorata determinati ambiti dell’intrattenimento è disposto ad acquistare. A ciò bisogna sommare che, spesso, il costo di un singolo CD/DVD è pari o addirittura superiore a quello di un mese di abbonamento presso una singola piattaforma: per tale motivo Il mercato dei dischi è ormai cambiato, e le aziende produttrici fanno ormai una fatica estrema a produrre ottenendo abbastanza utili per sopravvivere. Il problema è talmente ingente che perfino l’ultima grande azienda produttrice di CD rimasta attiva sul suolo americano ha annunciato, qualche mese fa, la sua prossima chiusura. Dunque, a breve, le etichette americane dovrebbero ordinare i CD da altri continenti, affrontando quindi spese ben maggiori, da sommare poi a quelle necessarie per produrre la musica, creare booklet, copertine e tutto ciò che concerne l’aspetto grafico degli album musicali, distribuire questi prodotti nei negozi di tutto il mondo ed organizzare (nel caso di artisti non eccessivamente noti) firmacopie: un gioco che non vale più la candela. Un discorso pressoché identico può essere sostenuto anche per i DVD, le cui vendite sono iniziate a crollare dopo rispetto a quelle dei CD, ma ad una velocità decisamente maggiore, ed anche se per ora il grosso problema nella produzione relativo alla chiusura delle grandi fabbriche esiste solo per gli americani (che comunque posseggono la principale azienda di intrattenimento mondiale) il progressivo assottigliarsi del settore renderà presto la produzione pressoché assente anche in Europa, e non solo. A questo va infine a sommarsi il discorso ecologico: produrre 1kg di CD/DVD inquina molto, secondo alcuni studi condotti negli ultimi anni i dischi sono proprio fra gli oggetti la cui produzione è più inquinante in assoluto, per cui a guadagnare dalla loro progressiva eliminazione sarà anche l’ambiente.

A questo punto, se questi supporti fisici sono ormai meri oggetti da collezione, i DVD potrebbero avere ancora una vita di media lunghezza, ma per i CD la fine è davvero imminente: a questo punto, se è solo di collezione che si tratta, tanto vale che le case discografiche producano solo vinili per la distribuzione fisica, dato che la qualità della musica presente in questi supporti è infinitamente superiore a quella dei CD, e che la maggiore comodità relativa a questi ultimi di sicuro non è una condizione che ai collezionisti interessa: interessava semmai agli utilizzatori pratici, la clientela che ormai il CD non ha più. Per i film e per le serie TV un supporto fisico che equivalga al vinile musicale non esiste, e dunque questo discorso non li riguarda allo stesso modo, ma comunque prima o poi saranno davvero pochissimi gli appassionati disposti a spendere decine o centinaia di euro l’anno su DVD nel momento in cui esistono modi, si spera presto legali al 100%, per fruire degli stessi prodotti spendendo molto meno, ottenendo prodotti aventi la stessa qualità e vivendo poi esperienze d’utilizzo simili a quelle del DVD, se non migliori: un DVD può anche rovinarsi col tempo, il materiale in streaming no! È impossibile capire quanto durerà ancora la fase finale della vita di questi oggetti: quel che è certo è che ormai l’unico attaccamento ad essi che si può avere è quello romantico, il quale ci porta ad amare tutto ciò che simboleggia la nostra infanzia, ma nella pratica lo streaming conviene a noi tutti. Conviene infine anche agli artisti che chi di dovere sfrutti bene questo mezzo per evitare che eventuali negligenze aprano ancora spiragli all’illegalità.

In fin dei conti ormai la scelta non è più fra i guadagni enormi derivanti dalla vendita di CD e DVD che si avevano fino al 2005/2006 e quelli più contenuti che derivano dallo streaming: ormai la scelta è sul guadagnarci tramite lo streaming legale o permettere allo streaming/download illegale di mangiare introiti. Questo discorso può inoltre essere steso anche all’editoria: probabilmente presto sarà bene che perfino per i fumetti nascano abbonamenti online di questo tipo, dato che la disponibilità di questi prodotti nel mondo della pirateria sta già mangiando gran parte dei possibili guadagni anche in questo settore. L’unico prodotto artistico d’intrattenimento che può resistere ancora con le vendite sul pezzo singolo, che sia esso fisico o digitale, è il libro, strumento che ormai da anni sopravvive purtroppo perlopiù grazie ad appassionati e non grazie al pubblico generico, e che quindi ha affrontato simili diatribe già in tempi non sospetti.


Umberto Olivo

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