Nel nome dellantifascismo3 min read

Amministratore | 23-04-2016 | Nazionale

di Leonardo Simonacci e Matilde Tei

“Il fascismo è lantitesi della fede politica, perché opprime tutti coloro la pensano diversamente “

Con queste parole Sandro Pertini, settimo Presidente della Repubblica italiana, descriveva il regime decaduto durante il suo periodo di militanza partigiana. È proprio con queste parole ben fisse nella propria mente che ogni membro dellAssociazione Nazionale Partigiani dItalia e cittadino antifascista italiano che si rispetti deve festeggiare il 25 aprile, la Festa della Liberazione.

Sono passati oramai 71 anni dalla caduta della dittatura retta da Benito Mussolini e dal Partito Fascista Italiano e, col passare del tempo, risulta sempre più difficile ribadire e tenere caldo il ricordo della Resistenza e delle sue lotte: lo scorrere inesorabile di questi anni che sono seguiti alla fine della Seconda guerra mondiale in tutto il mondo occidentale hanno fatto dimenticare al popolo italiano quelli che sono stati il sangue e le lacrime versati per garantire la libertà e la democrazia nel nostro Paese.
Il termine antifascismo non è più attrattivo, soprattutto tra le nuove generazioni: viene spesso percepito come obsoleto, inadatto ai tempi che corrono, simbolo di una generazione culturale e politica oramai non più in grado di rappresentare la società di oggi.
Questo contesto confuso e immemore delle tragedie che hanno segnato il nostro Paese è terreno fertile per subdoli movimenti, associazioni e partiti che mal celano dietro al velo di sostegno ai meno agiati ed alle zone più degradate delle nostre città la propria indole nostalgica, reazionaria e cameratista.

Vediamo unEuropa ed unItalia che accolgono nei propri enti di rappresentanza forze politiche che, pur non riferendosi apertamente al movimento ed al partito fascista degli anni 20, nelle loro rivendicazioni e nelle loro lotte portano il marchio indelebile di un modello culturale incentrato sulla paura e il disprezzo del diverso.
Lorigine di questa ingombrante e pericolosa presenza deriva, oltre che dalla fase di terrore in cui il nostro continente è vittima di attacchi di forze estremiste provenienti dal Medio Oriente, proprio da quella lenta e costante sparizione dei valori e delle nomee che hanno caratterizzato la nascita della nostra democrazia.
Definirsi antifascista nel 21° secolo significa farsi carico nella propria quotidianità delle idee che hanno spinto migliaia di giovani a combattere e sacrificarsi per la libertà del proprio Paese e della società tutta. Definirsi antifascista nel 21° secolo significa anche avere il coraggio di non affibbiare letichetta di “vecchio” a tutto ciò che ha rappresentato la dittatura fascista in Italia: significa essere consapevoli del costante pericolo rappresentato da movimenti di pancia guidati dalla paura e da un semplicistico egoismo, non dalla proposta costruttiva di unidea politica.
Proprio perché non si parla di una moda passeggera ma di unidea di società, è dovere di ogni cittadino essere antifascista.
È dovere salvaguardare lintegrità della democrazia e della Costituzione, ed è dovere festeggiarle nellunica giornata che ci permette di ricordare che non sempre esprimere la propria opinione è un diritto. Festeggiare il 25 aprile significa ricordare che la nostra libertà non è scontata e che le uniche opinioni che vanno escluse dalla democrazia stessa sono tutte quelle che tendono a cancellarla. In questottica, lantifascismo diviene unica garanzia di sussistenza della democraticità di un Paese.

Festeggiare il 25 aprile non significa portare avanti idee obsolete spinti da spirito nostalgico, ma celebrare e ricordare limportanza della propria libertà e del proprio ruolo attivo allinterno di una comunità.


Amministratore

Descrizione non presente.