LOGAN, IL SUPERHERO MOVIE CHE NON È UN SUPERHERO MOVIE4 min read

Lorenzo Dall'Osso | 15-03-2017 | Cultura - Locomocinema

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LA RECENSIONE (Spoiler free)

Se stavate pensando di andare al cinema con il vostro partner per passare una serata alternativa ma siete così indecisi su che film scegliere che finite per guardare il Cinepanettone a marzo, non preoccupatevi, la Locomotiva ha scelto il film per voi e ve lo ha pure recensito.
Il film in questione è Logan, ultima fatica del regista James Mangold (che aveva già diretto il prequel “Wolverine” nel 2013) e degli sceneggiatori Scott Frank e Michael Green, distribuito nelle sale italiane da 20th Century Fox dal 1 marzo 2017.

Siamo nel 2029, i mutanti sono quasi totalmente estinti e non si rileva la nascita di un bambino mutante da 25 anni.
Nel frattempo Logan, meglio conosciuto come Wolverine, passa le sue giornate nascosto all’interno di un capannone dismesso al confine tra il Texas ed il Messico guadagnandosi da vivere come chauffeur. Con lui vivono il mutante Calibano ed il Professor X che, ormai novantenne, viene tenuto rinchiuso in una cripta di metallo a causa di una malattia degenerativa al cervello che lo affligge da diverso tempo e lo rende particolarmente pericoloso.
Logan è invecchiato rapidamente ed è diventato debole e cagionevole a causa dell’Adamantio nelle sue ossa che sta deteriorando il suo corpo, si trova a fare i conti con il proprio passato ed il proprio futuro quando incontra una bambina fuggita da un laboratorio di ricerca genetica a Città del Messico.

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Sebbene la trama non rappresenti nulla di nuovo nel panorama cinematografico contemporaneo, ci si accorge subito che la vera forza del film risiede nel modo in cui la storia viene raccontata, diverso rispetto al suo genere di appartenenza. In altre parole, lo scenario in cui la trama si svolge è completamente diverso da quanto siamo stati abituati a vedere finora, il classico svolgimento tipico del superhero movie fatto di protagonisti sovrumani che compiono gesta portentose viene messo da parte a favore di una rappresentazione meno “ad effetto” ma più umana, emotiva ed empatica.
La ragione di tutto ciò può essere ricondotta al fatto che questo sarà l’ultimo film per un più che impeccabile Hugh Jackman nei panni di Wolverine, così come per Patrick Stewart nei panni del Professor X. È dunque probabile che i produttori del film abbiano deciso di dare un tono più malinconico e spettacolare alla storia, probabilmente per evitare un finale che altrimenti rischierebbe di risultare banale e prevedibile, nonché irrispettoso nei confronti di due personaggi che per ben 17 anni hanno fatto parte della saga.

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La produzione ha inoltre deciso di aumentare le scene di violenza all’interno del film (che è infatti r-rated in molti paesi) e di utilizzare un gergo molto più scurrile nei dialoghi, probabilmente per slegarsi da un target più infantile e spostarsi verso un audience più adulta. Tale scelta stilistica però contribuisce anche a rafforzare la componente di negatività e rassegnazione che sta alla base del film, permettendoci di osservare i personaggi da una prospettiva completamente nuova.
La potenza del film, infatti, risiede nella sua capacità di mostrarci un Logan inedito, più debole, vulnerabile, spaventato, che si prende cura di un Professor X ormai in preda alla demenza senile che fugge all’interno di una scenografia da film western più che da vero e proprio film di fantascienza.
La componente umana diventa la colonna portante sui cui tutto il film poggia ed i protagonisti perdono l’onnipotenza che li aveva fino ad oggi caratterizzati, abbracciando un atteggiamento più remissivo, nostalgico e razionale.
I paesaggi desertici del New Mexico e del Texas, nonché le scene di inseguimento con mezzi di trasporto futuristici, si ricollegano in parte agli scenari raccontati da George Miller in Mad Max, ma anche al famoso videogioco The last of us.
Quello che si percepisce durante la visione è un forte senso di empatia e di angoscia verso i personaggi, che sono ormai rassegnati dinanzi a quello che accade intorno a loro ma che accettano il loro destino ed il loro passato abbracciando l’inesorabilità della morte e dei cambiamenti.

Logan è un film nuovo, uno spartiacque tra la vecchia e la nuova scuola meno politically correct (vedi Deadpool), più diretta, non meno interessante ma sicuramente molto più coinvolgente.
Logan è un film di supereroi dove paradossalmente mancano i supereroi perché il protagonista è più umano e vicino allo spettatore, pur sempre hero ma meno super.


Lorenzo Dall'Osso

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