L’intervento integrale di Alessandro Biscarini all’inaugurazione A. A. UniPG (audio + testo)9 min read

La redazione | 19-03-2018 | UNIVERSITÀ

immagine L’intervento integrale di Alessandro Biscarini all’inaugurazione A. A. UniPG (audio + testo)9 min read

Al Magnifico Rettore, al Direttore Generale, ai Direttori di Dipartimento, a tutto il Personale Tecnico Amministrativo, alle istituzioni civili, militari e religiose, ai rettori delle altre Università e a tutti i docenti e colleghi studenti qui presenti,

porgo i miei più sentiti saluti a nome di tutta la comunità studentesca dell’Università degli Studi di Perugia, che da qualche mese ho l’onore e il piacere di rappresentare nelle vesti di Presidente del Consiglio degli Studenti. Un saluto particolare e un benvenuto va ai nostri illustri ospiti, il Professor Roberto Battiston e il Capitano Samantha Cristoforetti, che ringrazio per l’importante lavoro che svolgono su questo pianeta e anche oltre. Prima di allargare i nostri orizzonti con i preziosi contributi che seguiranno apro questo mio discorso con un tema piuttosto terreno, un valore che ho sempre condiviso con l’Ateneo, prima ancora che mi iscrivessi, anche inconsapevolmente: l’appartenenza al territorio.

Sono nato a Perugia circa 20 anni fa e ho vissuto alti e bassi della mia città e della mia regione, sviluppando nel tempo un forte legame che mi ha spinto sempre più ad interessarmi delle dinamiche che muovevano ed influenzavano l’ambiente che mi circondava. Solo con l’iscrizione all’Università, tuttavia, mi sono reso conto che fino ad allora non avevo mai capito veramente quanto fosse importante questa istituzione non solo in termini di presenza viva e attiva, ma soprattutto nel suo ruolo potenziale ed effettivo di catalizzatore di incontri tra idee, tra percorsi di vita e di ricerca. Senza questo importante tassello credo fortemente che perda di significato qualsiasi discorso che riguardi l’Umbria, la sua storia e il suo futuro.

Basterebbe anche solo osservare, posare il proprio sguardo lungo il profilo della città di Perugia: ovunque si può notare come la presenza dei Dipartimenti abbia plasmato il tessuto urbano. Potevamo seguire un percorso diverso, forse più semplice, potevamo creare una cittadella universitaria, magari in periferia, dove concentrare tutti gli studenti e i servizi. Abbiamo invece ricevuto un’eredità preziosa e ambiziosa, un percorso che vede le sue origini ideali in quell’obiettivo descritto in uno Statuto del 1285 che dice affinché la città di Perugia brilli per sapienza e in essa ci sia uno Studium. E abbiamo provato ad andare oltre, coinvolgendo un’intera regione, una regione impervia, non ricca di materie prime tradizionali, ma sicuramente arricchita da quelle che potrebbero essere, e in realtà lo sono già, le materie prime del futuro. Da studente umbro mi sento di ringraziare fortemente tutti coloro che nel tempo hanno creduto negli anni in questo forte investimento. Purtroppo, se ne sto facendo il nucleo centrale di questo mio discorso, significa che, sebbene le basi siano state poste, ancora molto c’è da fare in termini di connessione: con l’esterno e al nostro interno.

Con l’esterno, perché, e lo dico amaramente, non sono sicuro che l’Università sia percepita come una priorità assoluta dai miei concittadini e dalle persone che abitano questa regione, quando sul lungo termine mi sembra che pochi investimenti siano tanto sicuri quanto quelli sulle aule, sui laboratori, sui servizi agli studenti, sulla ricerca e innovazione. E al nostro interno, perché nell’affrontare le sfide odierne sempre più complesse c’è estrema necessità di approcci interdisciplinari, e una struttura come quella universitaria che fa delle mille sfaccettature del sapere la sua forza dovrebbe dare l’esempio in un mondo che, semplificando, tende ad isolare piuttosto che ad unire. Noi dobbiamo essere i primi a non isolarci, dobbiamo essere terra fertile d’incontro, dentro e fuori l’Università.

Il substrato per favorire questo percorso esiste già parzialmente nella diffusione sempre più capillare all’interno della città di Perugia delle strutture universitarie e nel coinvolgimento strategico di altre località nella Regione. Il passo successivo dovrebbe essere quello di unire i puntini mettendo a disposizione degli studenti gli strumenti, gli spazi e le infrastrutture per integrarsi nel tessuto territoriale, per incontrare, progettare e realizzare, insomma, quello che fantasiosamente qualcuno ha definito campus diffuso. E badate bene, non sto utilizzando il termine fantasiosamente con tono dispregiativo, anzi penso sia una grande intuizione che tra le altre cose possiede il dono della sintesi, spiegando in sole due parole come da un contesto teoricamente sfavorevole si possa realizzare una macrostruttura in grado di rispondere alle esigenze della collettività. Ma per realizzare tutto ciò c’è bisogno che la dimensione città investa nell’Università, e allo stesso tempo che l’Ateneo creda per primo nella possibile integrazione con il territorio.

Come studenti, ma anche da cittadini, vorremmo viverlo questo campus diffuso a Perugia e nella Regione. Per ora possiamo solo immaginarlo, ma anche provare a contribuire alla sua effettiva realizzazione. Dal nostro punto di vista il primo tema è quello dell’inclusività: dobbiamo ampliare questa comunità a tutti coloro che ad oggi non possono farne parte, eliminando gli ostacoli che impediscono l’accesso ai gradi più alti dell’istruzione. Questo può essere fatto attraverso due approcci: uno più trasversale che riguarda l’abbattimento degli ostacoli economici, di cui la copertura totale delle borse di studio da parte della regione è già architrave portante assieme ai servizi per il diritto allo studio erogati da ADiSU. A questo abbiamo aggiunto nello scorso mandato una proficua discussione riguardo le tasse universitarie che spero, alla luce degli ultimi cambiamenti nazionali in tema di tassazione, sarà ripresa con lo stesso grado di partecipazione e condivisione degli obiettivi; il secondo approccio è invece il lavoro svolto su categorie più specifiche di studenti, categorie spesso in difficoltà, ma non in numero tale da far sentire chiaramente la loro voce. Penso in particolare agli studenti provenienti dalle aree del terremoto le cui problematiche attuali non devono essere dimenticate, studenti che richiedono dal carcere di iscriversi o alla figura dello studente lavoratore, dello studente part time i cui diritti sono stati aggiornati nello scorso mandato assieme, ad esempio, all’istituzione della carriera Alias per studenti in transizione di genere. Mi riferisco inoltre al percorso che abbiamo iniziato un mese fa per la realizzazione di speciali tutele alla figura dello studente genitore.

Una volta costruite le condizioni per la partecipazione attiva, questa deve essere poi anche favorita ed incentivata. Sarà cruciale nei prossimi anni lo sviluppo di strumenti informatici interni in grado di accelerare la condivisione di idee e progetti, nonché di supporto nella loro realizzazione, viste anche le attuali carenze a cui stiamo cercando di dare una risposta. In questa ottica non deve essere mai dimenticato quanto la presenza fisica vera e propria rimanga di assoluta predominanza rispetto alla presenza digitale. Pertanto un occhio di riguardo dovrà essere posto sulla possibilità di garantire sempre maggiore accessibilità, attraverso il trasporto pubblico che dovrà essere attrattivo per gli studenti da un punto di vista qualitativo ed economico, garante di una vera e propria libertà di circolazione e nell’utilizzo dei servizi, nonché della sostenibilità all’interno del campus. In questi mesi stiamo seguendo con estremo ottimismo ai lavori sulla Ferrovia Centrale Umbra che insieme alla tratta delle Ferrovie dello Stato potrebbe comporre un efficiente sistema di connessione. Sarebbe veramente uno spreco a fronte di tale investimento non pensare ad una forma di abbonamento integrato regionale conveniente per gli studenti con cui provare a scardinare la logica per la quale il mezzo pubblico rimane l’ultima possibilità solo per chi non ha alternative. Parlando di trasporti è obbligatorio citare la recente istituzione del servizio di autobus notturni GIMO, il cui utilizzo assolutamente in linea con la media degli utenti diurni ha evidenziato come questa esigenza, soddisfatta nella maggior parte delle città universitarie della penisola ed inspiegabilmente trascurata per anni in una città dall’assetto morfologico peculiare come Perugia, possa rappresentare una risposta alla tendenza verso il trasporto su mezzo privato nel cuore verde d’Italia, minacciata da oltre 700 veicoli ogni 1000 abitanti. Una risposta sostenibile, nata dalla collaborazione tra studenti, professori e amministrazione, che mi dà l’assist per introdurre un ulteriore concetto, fondamentale per la creazione di una vera comunità accademica unita.

Sto parlando della cura del rapporto studenti-docenti, nell’ambito prettamente didattico così come nelle rivendicazioni politiche che interessano il nostro mondo. Divisi rimaniamo deboli ed inascoltati e inasprire il conflitto tra le parti non fa che allontanarci, disgregando questa comunità, dove nessuno dovrebbe essere considerato un semplice utente di servizio. Rivendicazioni giuste rischiano così di non essere comprese se a rimetterci saranno ancora una volta coloro che sono stati colpiti in primis dal sistema che ci ha condotti in questa situazione. Solo una comunità unita può infine permettersi di determinare il suo futuro, compreso quello dei suoi studenti perennemente alla ricerca di certezze, ma anche per tutte quelle entità che beneficiano della presenza e interlocuzione di una siffatta comunità. Per questo dobbiamo ambire ad un’Università che sia, davvero, per tutti.

Se questo è il luogo dove valutiamo il raggiungimento di traguardi passati e stabiliamo i nostri prossimi obiettivi, penso che non esista impegno più importante nei confronti degli studenti presenti e futuri che affermare il ruolo di assoluta preponderanza dell’Università in vista del complesso rompicapo amministrativo che nei mesi a venire coinvolgerà tutte le forze politiche attive sul territorio. Se alla politica manca una visione noi dobbiamo essere i primi ad offrirne una, perché il vuoto non rimarrà tale a lungo. Non possiamo abdicare al ruolo di portatori del metodo scientifico nel mondo, l’obiettivo deve sempre rimanere quello di ipotizzare, discutere, promuovere o confutare visioni della realtà. Anche questo significa far brillare per sapienza, utilizzare i propri strumenti per dare un orientamento nella propria città e nel proprio territorio, qualunque sia l’entità percepita di quest’ultimo: dai confini di una regione, fino ai limiti di un’orbita planetaria.

Tutto questo per esprimere un concetto semplice ma allo stesso tempo profondo: abbiamo un bisogno vitale di sintesi. Sintesi tra consapevolezza della propria storia e visione per il futuro, da far coesistere nel presente delle nostre azioni; sintesi tra territorio e spazio, concepito come le infinite possibilità cui un luogo può proiettare; sintesi tra studenti e docenti in una sinergia fondamentale per l’essenza stessa del mondo in cui viviamo. Citando Aldo Capitini, del quale commemoriamo in quest’anno i cinquant’anni dalla scomparsa, pensatore fondamentale per la storia del nostro territorio e del nostro pianeta, capace di coniugare i micro ambiti alle macro strutture, proprio come dovremmo fare noi oggi: Non isoliamoci, non cerchiamo di affrontare e risolvere i problemi importanti da isolati. Da isolati non si risolvono che problemi di benessere ad un livello angusto.

Nelle sue parole e nel suo ricordo torno simbolicamente al concetto di appartenenza al territorio da cui sono partito, e con queste vi ringrazio per la cortese attenzione e auguro alla nostra comunità un buon Anno Accademico.


La redazione

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