L’ignoranza daltonica del web5 min read

Vito Girelli | 11-07-2019 | Cultura

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L’annuncio degli studios Disney di qualche giorno fa: “Halle Bailey interpreterà Ariel nel prossimo live action de la Sirenetta”. 

Nota youtuber gestisce un canale con la sorella, Chloe X Halle, la giovane diciannovenne è stata scelta per interpretare la sirenetta a seguito della vittoria del concorso di Radio Disney Next BIG thing. Il problema? È una ragazza con gli occhi castani, i capelli castani e la pelle nera. 

Le risposte del web si sono fatte sentire subito, spaccando immediatamente l’opinione pubblica in due fazioni: pro e contro. Come ogni scontro “mediatico” che si rispetti, a prescindere dalla propria idea a riguardo, le offese sono volate da entrambe le trincee, alimentando sterili discussioni sulla pedagogia e il rispetto del classico film d’animazione del 1989. 

Non è questo il momento di addentrarci nelle dinamiche di marketing dell’impero Disney, ma merita un pizzico d’attenzione una veloce ma attenta analisi su cosa sia esattamente un live action nella cultura americana e, non di minor importanza, il contesto artistico nel quale nascono questi progetti.

Se pensate che i live action siano una novità degli ultimi anni per continuare a fidelizzare le “vecchie” generazioni, è mio dovere smentire questa credenza. Gli studios nati nella prima metà del novecento, avevano intenzione di realizzare attraverso la storia di Alice nel paese delle meraviglie il primo live action della storia. L’idea si concretizzò nel 1923 con la realizzazione del cortometraggio Alice’s Wonderland, una bambina in carne ed ossa, (Kathryn Baumont sarà Alice invece nel 1951), interagiva con uno scenario animato. Al primo corto seguì una serie distribuita dal 1924 al 1927. La creazione di questo serie di live action permisero a Walt Disney di mettere su un gruppo di lavoro dal nome Disney Bros Studio. A seguito della nascita degli studios veri e propri l’idea di un lungometraggio su Alice fu abbandonata per far spazio a Biancaneve.

Alice non era propriamente una bambina con gli occhi azzurri, né una bambina con i capelli sottili come fili d’oro. Alice è una bambina dalla fervida immaginazione che non riesce a stare ferma, questo interessava al pubblico, questa la caratteristica topica del personaggio che i registi avevano intenzione di mettere in luce. Perchè oggi dobbiamo sorprenderci se Ariel ha la pelle nera? Dovrebbe sorprenderci di più se Ariel non sapesse cantare o non fosse una sirena stanca della vita in fondo al mare. Lo scopo puramente cinematografico di un live action è di dare una forma differente alla fantasia, di creare una nuova realtà, lasciando intatte quelle che sono le caratteristiche principali del personaggio. La storia e la trama possono subire delle modifiche dettate da scelte registiche e di sceneggiatura.

Nella cultura americana un altro modo in cui Disney riesce ad imporre la sua firma e il suo marchio sono i musical, Da Broadway al West end. Gli spettacoli teatrali basati sui personaggi e le storie degli studios sono ancora oggi tra i campioni d’incassi al botteghino. Per quanto questo sia un mondo a noi italiani abbastanza sconosciuto, bisogna palesare il legame che vi è tra Film d’animazione, musical e live action. In America non sono considerati prodotti differenti, ma semplicemente un modo diverso di interpretare la stessa e identica storia. Fatta eccezione per Hercules, tutti i grandi “classici” Disney sono stati reinterpretati a teatro. 

Ciò che accade in teatro potrebbe sembrare, a noi caucasici che non conosciamo il mondo oltre i polveroni e le polemiche del web, molto anomalo, eppure non è inusuale trovare attori e cantanti con la pelle nera che interpretano personaggi che nel film d’animazione hanno tratti occidentali. Uno degli ultimi casi è Kristoff, il biondo e muscoloso operaio del ghiaccio, che ruba il cuore di Anna, principessa di Arendelle. Non credo siano giunte voci riguardo polemiche sul personaggio di Kristoff.

La conditio sine qua non è l’abilità artistica nell’interpretare un personaggio dal cuore d’oro, abilità che non è inibita dal colore della pelle. Ovviamente questo non esclude gli americani dalla polemica, ma basta informarsi per vedere quanto l’epicentro di questa problematica sia l’Europa.  In teatro, di fatto, sono innumerevoli gli attori che negli anni si avvicendano nello stesso ruolo e molte volte sono persone di differenti nazionalità. Nel noto musical Wicked, la strega dell’Ovest Elphaba è stata interpretata da donne asiatiche, mulatte e anche nere, così come in altri casi. 

Il legame che vige tra questi prodotti targati Disney dovrebbe far capire quanto il web sia uno spazio ancestrale nel quale tutto ciò che ha un reale peso viene eliminato, di fatto, per far spazio non solo a questioni inutili ma soprattutto alimentate da notizie false e culturalmente decentrate. Senza considerare il fatto che tutte queste storie sono la reinterpretazione, a loro volta, di fiabe e racconti mitologici, frutto di una lunga tradizione orale; probabilmente non molti di voi sapranno che in alcune versioni a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo de La bella e la bestia, Belle fosse una fata e la bestia un mostro con le squame e la proboscide, dovremmo gridare allo scandalo per la mancanza di coerenza, oppure essere grati per aver dato dignità ad una donna capace di leggere e scrivere in secoli bui? 

Non si tratta di una scelta giusta o sbagliata, di cattivo gusto o meravigliosa, qui si tratta di giudicare una attrice in base alla sua bravura e al suo talento, se capace o meno di dare vita a delle emozioni che abbiamo provato guardando per la prima volta la scena sulle note de “In fondo al mar”. Una scelta esageratamente politically correct? Forse sì o forse no, questo lo diranno gli effetti sul pubblico, per adesso evitiamo di alimentare discussioni con una base di razzismo inaudita e spostiamoci leggermente in un’ottica culturalmente più azzeccata, dove, senza ombra di dubbio, il talento non ha colore della pelle. 

Sento già dall’altro lato della “Stanza” polemiche riguardo Mulan e la mancata presenza di numerosi personaggi, ma allora e solo allora, inizieremo a parlare di quanto tutti quei personaggi siano invenzioni maschiliste per oscurare la luce di una protagonista donna che aveva troppo da raccontare. 


Vito Girelli

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