Le Giornate del Lavoro: la Lectio Magistralis di Stefano Rodotà ed il rigurgito pseudo fascista contro gli studenti.4 min read

Amministratore | 16-06-2015 | Nazionale

Si sono aperte il 12 giugno a Firenze le tre Giornate del Lavoro organizzate dalla CGIL. Un momento di formazione e di confronto con le istituzioni. Tre giorni di dibattiti ed iniziative con lo scopo di porre all’attenzione del Governo il lavoro ed i lavoratori. Un’opportunità per giovani e studenti di comprendere come la società sta cambiando.

Parliamo subito di chi non ci ha delusi: Stefano Rodotà. Il costituzionalista ha tenuto una lectio magistralis il cui titolo era “Democrazia e società”. Uno dei grandi temi che attraversano la vita non solo della società italiana, una società che deve ritrovare la sua forma democratica, che deve essere improntata sulla partecipazione e sulla rappresentanza. Con l’“aiuto” di Bobbio e della Thatcher, ha costruito un discorso onnicomprensivo che è andato a toccare tutte le criticità del nostro tempo/governo. In particolare voglio soffermarmi sulle parole su cui Rodotà fonda il suo ragionamento sul rapporto tra società e democrazia: “Sono tante le condizioni che rendono effettiva una democrazia: il livello di istruzione dei cittadini, la salute di cui godono, il lavoro: senza lavoro si è ricattabili e il voto non è del tutto libero. Insomma, sono fondamentali quei diritti sociali frutto delle conquiste delle lotte del movimento operaio”. “Proprio i due paesi europei sconfitti nella seconda guerra mondiale, Italia e Germania, hanno capito che la democrazia procedurale, dopo tutti gli orrori, non bastava più. Da qui il primo articolo della nostra Costituzione che fonda la nostra democrazia sul lavoro”. I diritti sociali diventano dunque fondamentali, la società immaginata dai nostri costituenti non è fatta solo di individui con le loro prerogative fondamentali, ma anche di corpi e di legami sociali, “come è evidente nellarticolo 2 della Costituzione che si riferisce al diritto delle persone di appartenere a organizzazioni sociali, come partiti e sindacati. Quando Renzi, a proposito della scuola, dice che parlerà solo con genitori, studenti e professori, nega uno dei diritti fondamentali della Costituzione. Non si può, insomma, avere una democrazia senza società”.

Rodotà ha chiuso il suo intervento dicendo che oggi, per la salute della nostra democrazia e della coesione sociale, il tema del lavoro è fondamentale: “Non abbiamo ancora i testi definitivi, ma il fatto di voler scardinare le tutele previste dallo Statuto dei lavoratori per il controllo a distanza dei dipendenti è grave. Non è in gioco “solo” la difesa della privacy, ma la libertà delle persone”. “Bisogna riflettere sul lavoro non in maniera regressiva. Larticolo 1 della Costituzione è tornato di grande attualità, paradossalmente proprio nel momento in cui la repubblica, con i suoi tre milioni di poveri in più, si separa dal lavoro. Quando cadono le garanzie del lavoro, si aprono abissi e voragini ed è ancora una volta la politica ad avere un compito cruciale: tenere insieme democrazia e società”.

E parlando di democrazia e società, apriamo una parentesi su un avvenimento quanto mai grave. In seguito all’evento conclusivo delle tre giornate, ovvero l’intervista di Roberto Napoletano a Susanna Camusso, i ragazzi della Rete degli Studenti Medi e dell’Unione degli Universitari sono stati aggrediti da un gruppo di uomini sulla quarantina, verbalmente e fisicamente. “Sporchi rossi”, gli hanno urlato contro. Non so nemmeno da dove potrei iniziare a commentare l’accaduto. Fatto sta che uomini adulti, con delle svastiche tatuate, hanno aggredito degli studenti, alcuni dei quali minorenni, perché “la Resistenza è morta” ed “Il 68 è finito”. Fino a che punto arriveremo? Se non posso avere il mio libero pensiero, se non posso partecipare a delle manifestazioni politiche e culturali senza temere per la mia incolumità, se devo rischiare il peggio per salvaguardare i diritti anche di chi mi è contrario e non la pensa come me, se non posso essere me stesso, allora che senso ha parlare di democrazia? Dovè questa società civile di cui tanto ci vantiamo?
L’articolo 21 della nostra Costituzione dichiara apertamente: “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”. “La mia libertà finisce dove inizia quella dell’altro” ha scritto Martin Luter King. Questo è il massimo precetto, sia etico che morale: tu puoi fare quello che vuoi, se non danneggi qualcuno in alcuna maniera. Anzi, le leggi sono a favore della libertà, affinché però non si manifesti in modo violento e aggressivo, come invece è successo. Con la violenza non si arriva da nessuna parte e le idee, se valide e fondate, camminano da sole. Al contrario, le loro, hanno bisogno della violenza per stare in piedi.

 

A chi, nonostante tutto, ancora crede nella rappresentanza e ne fa un mezzo per costruire il futuro, a chi non ha paura di avere un proprio pensiero, a chi ha la volontà , il coraggio ed il buonsenso di aprirsi al confronto, dedico queste parole:

«In questa notte scura, qualcuno di noi, nel suo piccolo, è come quei “lampadieri” che, camminando innanzi, tengono la pertica rivolta all’indietro, appoggiata sulla spalla, con il lume in cima. Così, il “lampadiere” vede poco davanti a sé, ma consente ai viaggiatori di camminare più sicuri. Qualcuno ci prova. Non per eroismo o narcisismo, ma per sentirsi dalla parte buona della vita. Per quello che si è. Credi.»


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