LE DUE PIAZZE DI SALVINI A PERUGIA10 min read

Daniele Papasso | 25-05-2015 | Locale

Intervista a contestatori e contestati

Nel tour italiano del segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini, non poteva mancare la tappa perugina nel pomeriggio del 15 maggio. Una Piazza del Bacio blindata ha accolto lafflusso di militanti leghisti, simpatizzanti o semplici curiosi in attesa del comizio. Invece, in Piazza Vittorio Veneto, antistante alla stazione di Fontivegge, si sono assiepate diverse persone per protestare contro larrivo nella città del Grifo del leader rampante della destra italiana. È da questo lato della barricata, in una città spaccata per un pomeriggio, che parte lintervista ai presenti.

Riconosco e saluto subito Tiziano Scricciolo, coordinatore della Sinistra Universitaria – UdU qui a Perugia. Attorno a lui, più distanti dalla cortina di fumogeni rossi e slogan rabbiosi che caratterizza le prime file dei contestatori, partiti in corteo pochi minuti prima da Via del Macello, si notano tanti altri ragazzi impegnati a distribuire volantini informativi sul pericolo neo-fascista in Italia. Alla domanda, che diventerà di rito per tutti i miei interlocutori, circa la liceità di una simile contestazione, divenuta ormai una costante ai comizi di Salvini, Tiziano risponde così: “Se è giusto che Salvini possa fare un comizio a Perugia, è anche giusto che chi si sente in dovere di contraddire un fascismo del nuovo millennio sia qui oggi. Noi abbiamo deciso di fare un volantinaggio perché riteniamo necessario fare controinformazione con dati alla mano rispetto alle false credenze diffuse dal “popolo di Facebook”, base elettorale di Salvini. Le forme di protesta violente permettono a Salvini di dire che chi lo contrasta non lo fa su basi politiche, ma ideologiche o di disagio generazionale. Bisogna piuttosto contestarlo sui contenuti. Così come succedeva ieri con lanti-berlusconismo, oggi la diatriba tra pro e contro Salvini sminuisce la portata dei temi in questione, non giova al dibattito, non permette di entrare nel merito e genera solamente confusione.” E ancora: “LUniversità per Stranieri e lUniversità di Perugia hanno fatto grande questa città. In una regione di contadini è arrivata prima tutta lItalia, poi tutto il mondo. Oggi i tempi sono cambiati; il perugino del centro vede nello straniero, studente o immigrato che sia, un pericolo. Si preferisce lo spaccio silenzioso ad una integrazione culturale.” Infine, sulla scelta simbolica, come palcoscenico dellappuntamento, di Fontivegge: “In ogni città, la stazione è simbolo di degrado. Qui è così da anni per via dellassenza di tessuto sociale, di associazioni e partiti. Qui non ci si sente sicuri nemmeno per andare a fare la spesa. Un presidio solo nel giorno del comizio di Salvini è inutile. Sarebbe più utile fare un presidio ogni mese; uniniziativa conviviale al parco di via del Macello o allOttagono riqualificherebbe il posto e Salvini non verrebbe più qui o almeno non ci sarebbe più gente ad ascoltarlo.”  

 

Nel frattempo, si avvicina spontaneamente una ragazza di passaggio, in trench crema e trolley alla mano, Giulia, studentessa di Scienze Politiche, che aggiunge:“È incredibile lo spazio che viene dato a Salvini in tv. Santoro e gli altri conduttori di talk show lo hanno eretto a fenomeno socio-politico, conferendo alle sue idee populiste una legittimazione politica solo perché, nel teatrino della politica, torna utile avere un contraltare allonnipresente Renzi.”

 

Addentrandomi nel cuore della protesta, al crescere delle urla e del frastuono, chiedo ad Alfonso, infermiere 30enne, se è giusta la natura di questa protesta: “Gli slogan, per quanto giusti, restano inascoltati, in quanto rimaniamo segregati dalle forze dellordine in questo spazio ristretto. È una cosa troppo isolata e prevedibile, sarebbe stato meglio entrare singolarmente in mezzo al pubblico leghista”.

 

Al levarsi del coro “Siamo tutti clandestini!”, viene facile individuare qualche volto più sorridente degli altri, dai tratti mediorientali, magrebini o del Corno dAfrica, come quelli di un terzetto verso il quale mi dirigo. Due sono somali e lavorano in Italia da 5 anni, laltro, occhiali leggeri e perfetta dizione, da 10. Si chiama Ismael, ha 37 anni ed è mediatore culturale. Spiega di essere qui “perché anti-razzista, anti-sessista, contro tutte le persone che vogliono spargere lodio come fa Salvini diffondendo menzogne quotidianamente. La manifestazione sarebbe potuta essere organizzata in maniera diversa, tuttavia era importante far sentire la voce della Perugia che ripudia la Lega e che non vuole Salvini.”

 

Il nostro bel dialogo viene interrotto da un giovane ragazzo, ansioso di dire la sua, pur precisando di voler rimanere anonimo. È uno studente perugino allultimo anno delle superiori, di più non è dato sapersi: “Più forte e violenta è la protesta, meglio è. Per lui eravamo tutti terroni, non dovrebbe avere diritto di spostarsi oltre i suoi confini (padani). Quando va in giro con la felpa con la scritta Sicilia, dimostra soltanto di essere un venduto.”

 

Arrivo finalmente in prima linea, dove diventa molto difficile scambiare due parole per via degli incessanti cori; tra questi, uno inneggia a Piazzale Loreto e, da lontano, ben transennati e protetti in cima alle scale che conducono in Piazza del Bacio, si scorge, tra le bandiere leghiste, qualche braccio teso che non avrei voluto vedere, gesto che indigna e scalda ulteriormente gli animi dei manifestanti. Dopo qualche rifiuto ad interloquire, strappo le ultime parole a Francesca, 22 anni, studentessa di Scienze dellEducazione: “Salvini è m***a, fascista, razzista, appoggiato da Casa Pound, che però, guarda caso, a livello locale, per calcoli politici, presenta una lista separata dalla Lega, che invece appoggia il sindaco di Assisi, Ricci. Questa forma di protesta è proporzionata allodio che diffonde Salvini: è quello che si merita.”

 

Decido che è giunta lora di passare dallaltra parte e di raccogliere qualche voce tra il pubblico leghista. Dopo aver trovato un passaggio, sempre presidiato da agenti in assetto anti-sommossa e Digos, e dopo un doveroso, sebbene prolungato, controllo di documenti, riesco ad accedere nel fortino. Se i contestatori non raggiungevano la tripla cifra, devo dire che neanche qui la piazza pullula di gente. A sorpresa, non sento il “Va, pensiero”, bensì “I feel fine” dei Beatles: rimango più volentieri.

 

Mi accosto ad un gruppetto di ragazzi, mi risponde senza esitazioni Filippo, studente del liceo classico: “Sono qui per curiosità, pur appartenendo ad un altro partito. Seguo Salvini da questinverno; mi piace perché porta avanti concetti di destra con parole accessibili a tutti. Ammiro anche Giorgia Meloni e Iannone di Casa Pound, però Salvini appare ancora più vicino alla gente” Chiedo quale sia, oltre le capacità di comunicatore, uno dei concetti, di cui ha parlato, che gli piace particolarmente. Risponde “la spontaneità”, al che insisto chiedendo una proposta che lo trova daccordo:“No allimmigrazione clandestina. È il vero problema qui a Perugia, basta guardarsi intorno.” Sulla legittimità di chi manifesta contro: “Chi protesta è m***a, non dovrebbero avere diritto di protestare… anzi, sì, però almeno non così, non tanto per i modi, quanto per i contenuti. Inneggiare a Piazzale Loreto 70 anni dopo andando a risvegliare la memoria storica di un morto è una vergogna.” Capisco e vado avanti.

Aggancio un militante, alto e fiero in prima fila con in mano la bandiera della Lega. Si chiama Virginio, 33enne, programmatore web: “Matteo Salvini riscuote successo per il suo pensiero semplice, non banale, e diretto. Trovo strano che chi protesta difenda anche i partigiani e la Costituzione proprio quando i partigiani sono morti per la Costituzione che riconosce il diritto di libera manifestazione, senza parlar del fatto che queste proteste costano alle tasche di tutti, visto il dispiego massiccio di forze dellordine (solo lindomani, il Ministro Alfano, alle lamentele di Salvini per la scarsa sicurezza garantita alla sua persona nelle uscite pubbliche come questa, ha puntualizzato che finora sono stati impiegati ben 8465 agenti proprio per assicurare lincolumità e la piena agibilità politica del leader leghista).” Riguardo alle accuse di fascismo e razzismo, la sua risposta è stata: “Milito da 7 anni e sono amministratore, posso garantire che al 99% i leghisti sono gente pragmatica e non razzista, al netto di poche mele marce. Ho amici americani, altri di colore, che concordano sul fatto che non si possa far entrare tutti, ma questo non significa discriminare. Chi lavora qui, è giusto che rimanga. Chi scappa dalle guerre, è giusto che venga accolto.” Sullabbandono della narrazione secessionista a favore di posizioni nazionaliste, invece: “La Lega indipendentista piace ancora, anche senza lUmbria, non è questo limportante. È lo spirito di autonomia dallassistenzialismo statale. Né gli umbri, né i siciliani dovrebbero dipendere da Roma, dovrebbero autogovernarsi. Il federalismo è la soluzione” e, allobiezione circa il moltiplicarsi di rimborsi e sprechi proprio in seguito al maggiore potere di spesa accordato alle regioni, in riferimento anche ai casi Bossi Jr. e Cota, “È vero, ma soltanto perché finora il federalismo non è stato applicato fino in fondo. È il grande rimpianto di noi della Lega che, pur essendo stati al governo, non siamo riusciti a realizzarlo per bene.”

 

Staccano i Beatles e iniziano a parlare, in ordine crescente di importanza, i vari dirigenti locali della Lega. Spunta anche il già citato candidato Ricci. Sono tutti assiepati in cima alla scalinata che un tempo conduceva allUpim, poi sostituito da un grande magazzino cinese, ora chiuso. Bella parabola discendente, metafora dei nostri tempi. Trovo una signora attempata, curata e con una bella parlantina (ammetterà più tardi di essere stata opinionista in studio per 8 mesi ad Agorà), casalinga originaria di Varese: “Prima di tutto via i rom, che rubano e vivono da parassiti”, anche quelli cittadini italiani? “Beh, se sono rom… (“tutti, tutti!” strilla unaltra signora con gli occhiali scuri) No, forse solo quelli che vivono nei campi nomadi. Ma non è giusto solo quel che dice sui rom; ad esempio sugli esodati, è lunico che abbia detto qualcosa.” Sul nuovo abito nazionalista, invece: “I temi ormai sono di interesse nazionale, Bossi ha chiuso, rappresenta il passato, anche se (e le brillano un po gli occhi) il sogno della secessione, ma in generale dellindipendenza di tutte le regioni, resta sempre.”

Latmosfera diventa più pesante. Alcuni manifestanti cercano di avvicinarsi allentrata, i “celerini” si dispongono in formazione, pronti ad accoglierli a braccia aperte. Dal palco, tanto per alleggerire il clima, un esponente leghista non meglio identificato sbraita dal microfono contro le “zecche rosse” che vorrebbero invadere la zona rossa, anzi verde. Trovo un volto conosciuto sui social network nel corso di polemiche politiche. È Simone, impiegato 22enne: “Si può dissentire, ma non distruggendo le cose, sputando in faccia, oltre che ad una persona, ad unistituzione, come accaduto stamattina a Marsciano. Preferirei Giorgia Meloni come premier, ma vedrei bene Salvini nel prossimo governo, magari in qualità di Ministro dellInterno (risatina, forse di pudore)! Ha dato una svolta giovanile, cosa che Maroni non aveva fatto, facendo rinascere la Lega. Lui e la Meloni sono gli unici che combattono i poteri forti.” Chi sarebbero? “Chi comanda, la stampa, ma soprattutto lEuropa, dei banchieri e non dei popoli, la stessa che propiziò la caduta di Berlusconi.”

 

Il leader sta arrivando, è questione di momenti. Io mi allontano, attraverso lo stradone a tre corsie, con gli autisti, alcuni inferociti, altri inconsapevoli, imprigionati da chissà quanto tempo nei loro abitacoli nel traffico completamente bloccato.Le urla dei contestatori e quelle dei contestati si fanno più distanti e quasi si confondono tra loro. Alla fermata del minimetro, trovo però ancora un ragazzone barbuto che, con fare cordiale, si avvicina a sconosciuti seduti in attesa di qualche autobus. Ha in mano gli stessi volantini che ho visto circolare unora prima e cerca, con calma, di spiegare le ragioni della protesta, quella pacifica. Sorrido, ben lieto di perdermi le parole dellastro nascente della politica nostrana, sicuro che, anche questa volta, non saranno queste a determinare i titoli dei giornali, ma gli eventuali sputi, sassi o insulti daltro tipo che ingigantiranno la figura delleroe multifelpa, lo stesso che nel 1999 venne condannato alla reclusione di 30 giorni per oltraggio a pubblico ufficiale per un lancio di uova a Massimo DAlema.


Daniele Papasso

Daniele Papasso

Direttore editoriale da settembre 2015 a dicembre 2016, è studente in Medicina e Chirurgia. Calabrese, ha lanciato la rubrica Smonta la Bufala, sulle menzogne pseudoscientifiche. Da sempre appassionato di politica, ama la musica rock e indipendente, il cinema d'autore e la Juventus.