L’antifascismo del 21° secolo4 min read

ANPI - Sez. Studentesca di Perugia | 22-12-2016 | Attualità - Locale

immagine L’antifascismo del 21° secolo4 min read

Perché, nel 2016, è importante manifestare contro i fascismi.

Sono passati oramai 72 anni dalla liberazione del nostro paese dal nazi-fascismo. Un periodo che la storia ha condannato in più sedi, e a cui tutt’ora si guarda, giustamente, con timore. Gli atti di squadrismo, l’imposizione di un regime dittatoriale fondato sulla paura del diverso e sulla venerazione di un mondo ed un modello che imponevano il protagonismo del fiero combattente che schiacciava i suoi (fin troppo polivalenti) nemici e la nostalgia reverenziale ed ossessiva per un’epoca passata sono stati per anni il pane quotidiano delle generazioni che ci hanno preceduto, e fu possibile superare tutto questo solo grazie all’impegno di tutti coloro che, riconoscendo la gravità della situazione, agirono di conseguenza.
Questa stessa storia viene, in questi anni più che mai, messa in discussione. Bisogna a questo punto domandarsi quali sono le motivazioni che possano spingere i membri di una società democratica a rivalutare forze sociali che inneggiano con orgoglio italico a quel macabro periodo e, in fin troppi casi, a farne parte, oltre che trovare risposte di sistema per combatterle. Ma prima di tutto, cerchiamo di analizzare i soggetti in questione.
Possiamo inquadrare il logo di questi movimenti di “fascisti del terzo millennio”, come amano definirsi i nostri amici camerati, nell’ambito del presunto sostegno alle classi più disagiate della società. Queste forze sociali tendono a piazzare in bella vista le loro sedi nelle aree più degradate ed abbandonate delle città del nostro paese, spesso vicino ai quartieri popolati da extracomunitari. Forniscono aiuti ai cittadini ed alle famiglie italiane, principalmente tramite collette alimentari. Questo è il merito che rivendicano, per poi adempiere ad atti violenti contro le comunità locali e le forze politiche ed associazionistiche diverse dal loro pensiero. Nello specifico di questo, in virtù di un’esperienza personale che non augurerei a nessuno, mi piacerebbe prendere ad esempio l’aggressione subita nel 2014 a Firenze dai membri del sindacato studentesco Rete degli Studenti Medi: in questo specifico caso, quattro camerati, armati di svastiche tatuate sul petto e tanta simpatia ebbero la brillante idea di aggredire un gruppo composto principalmente da minori, studenti liceali che, presenti sul luogo per via delle scuole di formazione della sopracitata associazione, non facevano altro che dirigersi verso la palestra che li ospitava. Dopo il lancio di un bicchiere, seguirono le bastonate. E questo è solo uno degli svariati episodi che coronano la violenza tipica di questi fanboys di Ezra Pound.
Si presentano con nomi diversi rispetto all’associazione neofascista di cui fanno parte così da non rendersi inizialmente riconoscibili (esempi classici sono “La Salamandra” e “La Foresta che Avanza”), criticano la politica locale e nazionale forti di argomentazioni che non originano da una qualsivoglia visione politica, ma da un misto di rabbia e frustrazione derivata dalle condizioni di disagio cui la politica “tradizionale” non sa spesso dare risposta. Peccato che una risposta, figlia della rabbia e dell’odio, e non di lucide analisi, si traduca fin troppo spesso in impeti di violenza gratuita e strumentale al disprezzo che sta all’origine di questa associazione. La loro forza nasce, principalmente, da risposte semplici e d’impatto, scevre da piattaforme ed analisi scaturite da percorsi partecipativi. In questa fase, in cui queste forze subdole tendono a legittimarsi ed a prendere piede nei luoghi dimenticati e degradati della nostra società, come devono comportarsi tutti coloro che si definiscono antifascisti? Quale funzione svolgono tutti i cittadini e le forze sociali e politiche che, fiere della loro indole democratica, ripudiano questo tipo di fenomeni?

La risposta, per quanto possa risultare banale, è a nostro avviso piuttosto semplice, e si ritrova in una parola: la piazza. Queste forze, come già detto, tendono ad accreditarsi perché si presentano nei luoghi più isolati e poveri delle città. Si insinuano nel tessuto sociale con abilità, pronte a lavarsi le mani delle responsabilità che accompagnano gli episodi di cameratismo di cui sono protagonisti.
Ripudiano la politica (la solita formula, “né di destra né di sinistra”) e chiunque tenda ad avere posizioni antitetiche alle loro, ma si dipingono da vittime, perché escluse da dibattito democratico che loro stessi disprezzano. L’antifascismo esiste per combattere tutto questo: tenere viva la memoria dei partigiani morti per garantire la libertà del nostro paese e saper reinterpretare i loro valori e la loro volontà. Se il fascismo si afferma in periodi di crisi, in cui dominano la disperazione e le risposte populiste, l’antifascismo ha il dovere di convocare in piazza tutti coloro che, in cuor loro, non posso accettare queste risposte. La politica deve ritornare ad essere attrattiva, deve riprendersi quegli spazi fisici e politici ottenuti dalla morte di tanti giovani sotto il regime mussoliniano. Ed una politica che non ha il coraggio o la consapevolezza di definirsi antifascista non potrà mai recuperare tutti coloro che, delusi ed indeboliti dalla crisi, tendono ad avvicinarsi a chi da risposte facili.
Il nostro dovere, come Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, è quello di tenere vivo il ricordo di quelle battaglie e di mantenere vivo il progetto culturale rappresentato dall’antifascismo stesso. Scendere in piazza contro i fascismi vuol dire riappropriarsi di uno spazio che rappresenta il cuore stesso delle città in cui abitiamo. Se le loro risposte sono facili, noi scegliamo il percorso più complesso: quello derivato da un dibattito, un’analisi ed una elaborazione finalizzata a trovare risposte strutturate. Noi scegliamo il dibattito politico, voi la chiusura e la paura.

È sempre il 25 aprile.

ANPI – Sez. Studentesca di Perugia


ANPI - Sez. Studentesca di Perugia

ANPI - Sez. Studentesca di Perugia

Descrizione non presente.