La periodica psicosi del volo5 min read

Andrea Anastasi | 12-04-2015 | Internazionale

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Premessa:

periodico”: [pe-riò-di-co] agg. (pl.m. -ci, f. -che)

Che si verifica, si manifesta a intervalli regolari, prevedibili”;

Aggettivo che caratterizza lacido ossidante derivato dallo iodio (HIO4)” [ma temo non sia questa laccezione che ci interessa in questo momento, nonostante la chimica ci perseguiti periodicamente]

psicosi”: [psi-cò-si] s.f. Inv.

Malattia mentale determinata da un disturbo organico o da cause esterne”

[ma anche]Idea fissa di qualcosa; panico, forte paura, specialmente collettiva

volo”: [vó-lo] s.m.

Riferito agli animali, capacità e atto di volare”

Movimento di aeromobili o di veicoli spaziali e, per estensione, il viaggio stesso a bordo di un aeromobile

Movimento nell’aria di un corpo dovuto a slancio, spinta o alla semplice forza di gravità”

Terminologia tecnica del gioco ‘Tressette’ che indica, se pronunciata nel momento del lancio di una carta in gioco, la dichiarazione che si sta giocando l’ultima carta di quel seme”

Solo ora che abbiamo compreso i significati di questi termini possiamo cominciare ad indagare il caso appena aperto. Queste definizioni ci torneranno utili entro poche righe, ma prima capiamo da cosa ha origine l’esigenza di parlare di ciò.

Come avrete capito ci sono dei chiari riferimenti al recente disastro aereo sulle Alpi francesi. Ma tralasciando le superflue e ridondanti descrizioni dell’accaduto, è utile concentrarsi sulle ripercussioni che questo ha avuto sulla massa. Questo fatto è stato portato a livelli d’attenzione massimi dai media, ma in che modo influirà sulle nostre vite? È per caso una novità la fatalità degli incidenti aerei? E la loro frequenza invece? Neanche questa è una novità, basti pensare ai sette incidenti (con morti) del duemilaquattordici, i dieci del duemilatredici o ai tredici del duemilanove! Se pensiamo che questo è solo il secondo incidente nei quattro mesi di quest’anno, possiamo anche ritenerci fortunati. Be adesso, non poco prevedibilmente devo dire, penserete che ci sono state molte vittime rispetto ai precedenti voli, ma anche qui il senso comune è fallace. Facendo riferimento ai centocinquanta morti dell’incidente del 24 marzo scorso, notiamo come nel 2014: il 17 luglio a Doneck (Ucraina) sono morte duecentonovantotto persone (anche qui se né parlato, vero, ma andiamo avanti), l’8 marzo sono scomparse nell’Oceano Indiano duecentotrentanove persone, il 28 dicembre in Indonesia centosessantadue morti. Potrei parlare (ma non lo farò per non ammorbarvi ulteriormente con numeri e date) allo stesso modo del duemilatredici, dodici, undici, e così via per arrivare al duemilauno. Cosa successe quell’anno lo sappiamo tutti. Al netto di complottismi, stragi pilotate (scusate il gioco di parole, ma se vi viene in mente un sinonimo migliore potete tranquillamente prendere una penna, cancellare la parola e scriverne un’altra sopra) e quant’altro, è decisivo il dato che c’informa dell’aumento esponenziale della psicosi (cfr. sopra) relativa al volo in aereo. Per psicosi qui intendiamo la paura, collettiva e compulsiva, di prendere un aereo; questa paura fu probabilmente giustificata e alimentata dalla guerra che seguì l’avvenimento e quindi da nuovi possibili attacchi terroristici (ammesso siano stati realmente terroristici), da un altro incidente il 12 novembre sempre del 2001 (con molti più morti del precedente!) e da un altro l’anno dopo, ma anche e soprattutto dalle eccessive misure di sicurezza prese dagli stati affiliati agli USA. Però va affermato con forza che gli incidenti aerei dal 2001 in poi sono andati progressivamente diminuendo, mentre sono aumentati esponenzialmente il numero di voli sopra le nostre teste.

Infatti questa paura di volare scade totalmente se vista in un’ottica differente: considerando che ogni anno nel mondo ci sono quindici milioni di voli in media (circa quarantamila al giorno) e che nel 2014 (preso come riferimento perché più vicino a noi, ma anche rientrante perfettamente nella media di incidenti e morti) ci sono stati sette incidenti mortali (di cui quattro con più di cento vittime) allora significa che c’è un incidente ogni 2,1 milioni di voli. Ora invece analizziamo gli incidenti stradali con morti e/o feriti soltanto in Italia nel duemilatredici (nel 2001 erano più del doppio), che sono stati ben centottantunomiladuecentoventisette (181227), e i morti nello stesso anno per questa causa, che sono stati tremilatrecentoottantacinque (3385); se consideriamo che ogni giorno nel duemilatredici giravano per strada trentasette milioni di auto, possiamo dedurre (ammesso che tutte le auto facciano un tragitto minimo per strada ogni giorno) che c’è un incidente (solo in Italia) ogni (circa) settantacinquemila auto all’anno. Facendo un rapido confronto, anche il meno attento di noi capirà che il dato relativo agli incidenti aerei nel mondo è ridicolo rispetto a quello di incidenti stradali in Italia, infatti un viaggio in auto in Italia (a conti fatti) è ventotto (28) volte più pericoloso di un volo aereo nel mondo.

Se ancora credete che viaggiare in auto sia più sicuro che farlo in aereo, allora posso fornirvi un ulteriore, conclusivo dato. Questa psicosi non si manifesta tutti i giorni durante tutto l’anno, ovviamente, ma solo come conseguenza a questi avvenimenti, con cadenza quindi (basandoci sui dati statistici) periodica; prendendo infatti come riferimento degli articoli su siti e giornali di dubbia affidabilità sembra che ci siano casi sempre più terribili di disavventure in aereo: hostess scortesi, passeggeri che picchiano assistenti di volo e non, stormi di uccelli che danneggiano motori, jihadisti che si fanno dei pericolosissimi selfie (un’altra psicosi periodica potrebbe essere associata all’ISIS e al terrorismo, i quali ultimamente fanno tanto notizia, ma questa è un’altra storia). Sarà forse che dopo incidenti di queste proporzioni ogni nocciolina che cade dentro un aereo fa notizia? È proprio in questi casi infatti che l’informazione viene strumentalizzata e sfruttata per aumentare le vendite e/o gli ascolti. Ma di questo già ne parlò il cantautore pugliese Caparezza in Ti giri, pezzo estratto dall’album del duemilasei Habemus Capa, con i versi:

“[…] W il TG delle menzogne, con notizie nascoste come zoccole nelle fogne,

Un Maresciallo che fa il pappagallo sul giallo di Cogne,

Ma su Ustica, no, non vuole avere rogne!

TG, TG, Ti giri e t’incula, noti notizie, ma non noti nulla,

TG, TG, Ti girano, ma

Fattela da solo la verità

(Da notare anche il riferimento al giallo sul disastro aereo di Ustica, che è giunto proprio in questi giorni alla conclusione, dopo soli 35 anni)

Selezioniamo quindi ciò che ascoltiamo e leggiamo, ed evitiamo di arricchire chi manipola l’informazione per meri scopi di lucro individuali.

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Andrea Anastasi

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