LA MAREA FEMMINISTA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE2 min read

La redazione | 01-12-2018 | Attualità

immagine LA MAREA FEMMINISTA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE2 min read

E’ il 17 dicembre 1999 quando l’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione 54/134, istituisce il 25 novembre come data internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
Fu un gruppo di giovani attiviste, riunitesi a Bogotà nel 1981 ad un Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, ad imporsi affinchè l’ Assemblea Generale designasse proprio tale data. La scelta non fu casuale. Il 25 novembre 1960, infatti, le sorelle Mirabal, figure fondamentali nella resistenza al dittatore domenicano R.L.Trujillo, furono stuprate, torturate e uccise.Ciò che accadde, ma soprattutto, lo spirito rivoluzionario e la tenacia delle tre sorelle, non morì con loro. L’insegnamento fu raccolto e fatto germogliare al punto che ancora oggi le persone scendono in piazza e urlano al sistema l’esigenza di un cambiamento radicale.
A tale scopo è sorta in Argentina, nel 2015, la “marea” femminista di “Non una di Meno” la quale ha inondato e unito nelle rivendicazioni persone di ogni età, sesso e credo, e che ha portato coesione e solidarietà.
In Italia, dove, secondo dati Istat, sono 49.152 le donne che solo nel 2017 si sono rivolte ai Centri Antiviolenza, 403 mila quelle che al 2016 hanno dichiarato di aver subito,nel corso della loro vita lavorativa, molestie o ricatti sessuali sul posto di lavoro o, dove, 149 è il numero di omicidi di donne in un anno (2016), la marea di insoddisfazione e ribellione non ha potuto che trovare ampio spazio di diffusione. Ed è così che, ogni 25 novembre, “Non Una di Meno” indice uno stato di agitazione globale.

Quest’anno, a Roma, l’appuntamento è stato dato il 24 novembre in Piazza della Repubblica per il corteo e il 25 per l’assemblea nazionale in vista del prossimo sciopero dell’8 marzo.
Al grido di “Ci volete sottomesse, ricattate e sfruttate, ci avrete ribelli!”, hanno risposto diverse associazioni, centri sociali, case delle donne e di accoglienza. Le motivazioni della protesta, infatti, emergono molto chiaramente dal testo di convocazione della manifestazione diffuso dal gruppo nazionale di “Non Una di Meno”. La prima critica è al governo Salvini-Di Maio “portatore di una vera e propria guerra contro le donne, migranti e soggettività lgbt*qia+ attraverso misure e proposte di legge che insistono su un modello patriarcale e autoritario”. Segue quindi inevitabilmente l’attacco al Ddl Pillon, al Decreto Salvini e alla messa in discussione della legge 194. “La libertà di abortire non si tocca (…) il Ddl Pillon non si riforma, si blocca!”.

Così, dalle 14 di un nuvoloso 24 novembre, la Capitale è stata inondata da un fiume di persone provenienti da diverse zone d’Italia, nord e sud, ma soprattutto da tanti ragazzi e tante ragazze che, consapevoli e determinati, reclamano un cambiamento radicale, che esigono ascolto, libertà di scelta e autodeterminazione.L’ indignazione sentita da un piccolo gruppo di donne argentine è così riuscita a coinvolgere e sensibilizzare gente di tutto il mondo, a mostrare come la collaborazione tra individui sia un mezzo assolutamente necessario per la lotta e la rivendicazione di diritti universali lesi o messi in discussione.
L’insoddisfazione per la situazione attuale è ancora forte ma la sfida è agli albori. “Lo stato di agitazione permanente è appena cominciato”.

Sara Tibido’


La redazione

La redazione

Descrizione non presente.