La Locomotiva è AN-TI-FA-SCI-STA.4 min read

Daniele Papasso | 22-12-2016 | Attualità

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La Locomotiva è un giornale antifascista. Il nostro antifascismo è in senso assoluto. Noi riteniamo che le organizzazioni politiche che si rifanno dichiaratamente al periodo del Ventennio non debbano godere di agibilità politica nel campo democratico. Siamo convinti che tale posizione non debba essere prerogativa di un solo schieramento, ma che debba essere accettata e condivisa da qualsiasi formazione politica che ambisca a godere di certi diritti. La nostra idea, presupposto irrinunciabile, discende semplicemente dalla tradizione liberale. Il filosofo inglese del XVII secolo, John Locke, additando i fascisti della sua epoca, ovvero i “papisti”, nel discorso sulla religione contenuto nella Lettera sulla Tolleranza, sosteneva che essi “non devono godere i benefici della tolleranza, perché, dove essi hanno il potere, si ritengono in obbligo di rifiutarla agli altri. È infatti irragionevole che abbia piena libertà […] chi non riconosce come proprio principio che nessuno debba perseguitare o danneggiare un altro perché questi dissente da lui”. Chi non rispetta le regole democratiche non merita il nostro riconoscimento.

Perché allora siamo andati ad intervistare il responsabile di CasaPound in occasione dell’inaugurazione della nuova sede ad Elce? La risposta è una sola: per curiosità. Per andare a sentire dalla viva voce di questi soggetti come intendono conciliare il loro riferimento al fascismo o alla Repubblica Sociale con il normale e legale vivere democratico nel nostro Paese, la cui Costituzione affonda le proprie radici nella Resistenza, quindi nell’antifascismo. Abbiamo posto delle domande, abbiamo raccolto delle risposte, come un giornale ha diritto di fare. L’impostazione dell’unico giornale prettamente universitario della città di Perugia, dalla ricostituzione, nel settembre 2015, di una nuova redazione e del rilancio anche sul cartaceo, è stata sempre quella dell’apertura, del dialogo, del confronto con qualsiasi realtà. Con parole ben più efficaci delle mie, cito il filosofo Zygmunt Bauman, perseguitato dagli antisemiti, prima nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, poi da quello filo-sovietico polacco nel 1968: “Il vero dialogo non è parlare con gente che la pensa come te […] Entrare in dialogo significa superare la soglia dello specchio, insegnare a imparare ad arricchirsi della diversità dell’altro […] Nel dialogo non ci sono perdenti, ma solo vincitori”.

Questa volta, però, noi abbiamo perso. La quantità di critiche che ci è piovuta addosso da parte del mondo della sinistra, ma soprattutto da parte delle nostre associazioni fondatrici (sul ruolo delle quali tornerò in seguito), ci impongono una doverosa e seria riflessione. Per quanto il nostro intento fosse squisitamente divulgativo, abbiamo dato adito, con le nostre parole, ad una serie di equivoci verbali che hanno spaccato e diviso il fronte di realtà sociali e di identità politiche cui facciamo riferimento. Secondo molti lettori, la vetrina che abbiamo involontariamente offerto ad un partito dichiaratamente neofascista ha prevalso sulle nostre (buone) intenzioni di racconto di quelle realtà, non offrendo, a quanto pare, una contrapposizione pervicace che molti si sarebbero attesi. Lungi da noi conferire legittimazione politica un gruppo come CasaPound o affini. Il “confronto” auspicato nell’articolo è da intendersi esclusivamente sul campo di battaglia delle idee per la cui realizzazione si impone, come condizione necessaria ed imprescindibile, l’abbandono e il rinnegamento di ogni legame con quel passato tragico. Abbiamo superato un limite che pensavamo non dovesse esserci.

Per questi motivi, riteniamo di dovere delle scuse. In generale a tutta la comunità antifascista di Perugia, per non essere riusciti a trasmettere un messaggio chiaro di condanna al fascismo e a chi se ne richiama. In maniera particolare alle nostre associazioni. In primis alla Sezione Studentesca ANPI Perugia; ci preme specificare come questa associazione abbia espresso da subito una netta contrarietà all’eventualità dell’intervista, pur lasciandoci piena libertà nella stesura dell’articolo. In secondo luogo all’Omphalos LGBTI, anch’essa contraria a tale scelta del nostro giornale e legittimamente perplessa circa la diffusione, non sufficientemente approfondita, di teorie pericolose. Infine alla Sinistra Universitaria – UdU Perugia che, in qualità di nostra proprietaria ed editrice, abbiamo ingenuamente esposto a critiche tanto feroci quanto ingiuste. Parimenti, solleviamo da ogni responsabilità, esprimendo il nostro rammarico per le vicissitudini di queste ore, il direttore responsabile Fabrizio Ricci, astenutosi, in questa occasione così come in passato, da qualsiasi interferenza con le nostre decisioni, pur essendo contrario alla pubblicazione dell’articolo.
Lasciare autonomia di lavoro ad una redazione non può mai essere una colpa: se qualcuno, nell’esercizio delle proprie libertà, ha commesso un errore, è il sottoscritto.

Trecentosessantaquattro articoli, quattro edizioni cartacee e decine di collaboratori. Informazione, contenuti ed approfondimenti che hanno arricchito il panorama universitario e giovanile della città di Perugia. Un mare di lavoro gratuito e disinteressato che non può e non dev’essere avvelenato da una sola goccia. Andiamo avanti ripartendo da quella che è la nostra identità: democratica, progressista, laica ed egualitaria. In una parola sola: antifascista.


Daniele Papasso

Daniele Papasso

Direttore editoriale da settembre 2015 a dicembre 2016, è studente in Medicina e Chirurgia. Calabrese, ha lanciato la rubrica Smonta la Bufala, sulle menzogne pseudoscientifiche. Da sempre appassionato di politica, ama la musica rock e indipendente, il cinema d'autore e la Juventus.