Kind of Blue1 min read

Amministratore | 30-11-2014 | Cultura

Un tocco di note jazz, direttamente dalla penna di un anonimo scrittore musicista. 

 

 

17.08.1959

1959, calda sera dagosto e il signor C. sedeva stanco sulla sua poltroncina di pelle ingiallita, mentre il sole salutava le vette dei grattacieli; su di un tavolo, tra cenere e stuzzicadenti, un disco, un uomo, un principe, il principe delle tenebre, così lo chiamavano.

Fotografato in tutto il suo mistero, soffiava aggressivo nella tromba.

Miles Davis, Kind of Blue; queste le scritte sulla copertina buia, buia e vuota, il disco aveva già iniziato il suo viaggio, e mentre girava e girava, dalle casse, come vapori mistici, fuoriuscivano suoni, escursioni, escursioni Evansiane che annunciavano la notte. Notte newyorkese, notte melanconica, notte dissonante, notte flamenca nel ricordo e nella ricerca di uno spirito perduto ma da poco ritrovato nelle modalità mediterranee, tra le dita di Bill, tra le labbra di Miles, nel gonfiarsi di una sordina.


Amministratore

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