JULIETA, LE COSE MAI DETTE CHE ROVINANO I RAPPORTI2 min read

Fabio Calcioli | 28-05-2016 | Cultura - Locomocinema

Pedro Almodòvar torna al cinema dopo tre anni con il film drammatico “Julieta”, di cui ha curato anche la sceneggiatura. La pellicola, presentata all’ultimo Festival di Cannes, è uscita in Italia il 26 maggio scorso. Le protagoniste principali sono Emma Suarez e Adriana Ugarte, che si alternano nei diversi periodi della vita della protagonista Julieta dal 1985 al 2015.

Julieta è una professoressa cinquantacinquenne che cerca di spiegare, scrivendo, a sua figlia Antìa tutto ciò che ha messo a tacere nel corso degli ultimi trent’anni. Terminata la lettera, non sa però dove inviarla, perché sua figlia l’ha lasciata appena diciottenne e negli ultimi dodici anni Julieta non ha più avuto sue notizie. L’ha cercata con tutti i mezzi in suo potere ma la ricerca conferma che Antìa è ormai una perfetta sconosciuta. Dopo tanti anni incontra per caso un’amica di infanzia di Antìa, Beatriz, che le rivela di averla incontrata e che ha ormai una sua vita e tre figli. Inizia così un flashback che ripercorre tutta la vicenda, dall’incontro con Xoan, padre di Antìa, fino alla fuga di casa dell’adolescente. Questa volta Almodòvar mostra quello che accade quando una donna perde il controllo della sua vita e si accorge che ormai il periodo migliore accanto a sua figlia è ormai passato. Non perde di vista le tematiche a lui più care, come i sensi di colpa, l’ineluttabilità del destino, l’abbandono e la perdita delle persone che si amano di più. Questi sensi di colpa attanagliano madre e figlia, che li rigettano l’una sull’altra entrando in un vortice senza fine. Julieta cerca goffamente di ricreare le condizioni che la riportano a quel tempo verso il quale nutre molti rimpianti: un modo per sublimare il dolore per una perdita, altro tema caro al regista spagnolo. Per Almodòvar la cosa più importante è raccontare i suoi personaggi, ossia dare ragione del loro tormento. A mio avviso uno dei migliori film dell’autore spagnolo, nonostante un finale che mi ha lasciato alquanto perplesso.

 

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Fabio Calcioli

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