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Filippo Alunno Rossetti | 12-07-2019 | Attualità

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Giovedi 27 giugno, a Roma, è stato fatto un annuncio, passato alquanto in sordina, ma importante: Gainluca Iannone, presidente di Casapuond Italia, ha deciso di porre fine all’esperimento del partito più identitario, sovranista e neofascista della compagine politica del nostro paese. Complice, a detta del presidente, sarebbe stato lo scarsissimo risultato elettorale conseguito alle ultime elezioni europee, lo 0,3% dei consensi. Forse per sfortunata coincidenza, quello stesso giorno la sindaca Virginia Raggi intimava la rimozione della scritta del partito dalla facciata della “storica” sede di Casapound Italia, in via Napoleone III. Sembrerebbe un doppio colpo al cuore all’Italia Nera. Ma per quanto questi due avvenimenti siano sicuramente una buona notizia per l’Italia democratica, essi sono molto lontani dall’indicare una risoluzione ad un problema che oggi è sempre più allarmante: il potere l’influenza che i movimenti e le ideologie di estrema destra e di derivazione fascista esercitano sulla scena politica del nostro paese.

Togliere quella scritta è stato sicuramente un gesto importante, ma è un gesto che non restituisce l’immobile occupato da un movimento dichiaratamente neofascista, che non elimina il centro nevralgico delle sue azioni. È importante che un partito apertamente antidemocratico come Casapound sia fuori dal circuito elettorale nazionale, ma ciò conta relativamente se esso continuerà, in mutata veste, a essere presente e ad agire nel territorio, perpetrando le sue ideologie e il suo modus operandi. Lo stesso Iannone, infatti, ci tiene ad affermare che il partito è ben lungi dallo sparire, che esso d’ora in poi concentrerà ogni suo sforzo, come movimento, al perseguimento dei suoi storici principi, al radicamento nei territori del nostro paese e al dialogo con “tutte le forze sovraniste e antiglobaliste”. È in queste parole, e non nella sconfitta elettorale alle europee che bisogna forse cercare, i reali motivi per cui Casapound non è più un partito. Non è un gesto romantico di sconfitta, ma un’oculata strategia politica. In primo luogo, la forza, e per certi versi anche il merito, di Casapound (ma anche di tutti i movimenti assimilabili ad esso) è sempre stata la forte territorialità: come partito nazionale ha sempre conseguito risultati molto modesti (nonostante una relativa impennata alle ultime elezioni politiche), ma nel territorio è sempre stato presente e, soprattutto, influente, tanto che in alcuni comuni si sono rivelati fondamentali per creare una maggioranza di governo. Inoltre, le loro iniziative “di quartiere”, quali collette alimentari o le famose ronde, per quanto strumentalili rendono molto popolari fra le fasce di popolazione meno abbienti, dando l’immagine di un movimento che va a coprire ogni spazio sociale abbandonato dalle istituzioni e da altre forze politiche. Va da sé dunque come quello delle tornate elettorali, soprattutto europee, sia un abbandono che non intacca realmente la base solida che il movimento si è costruito negli anni, e che anzi aumenta sempre di più in un clima come quello in cui viviamo, di odio e di sfiducia verso le istituzioni democratiche. In secondo luogo, sebbene ora i voti di Casapound e affini non finiscano più nello stesso partito, sono comunque forze politiche che nelle tornate elettorali si sposteranno da qualche parte. Quale parte? La risposta è semplice: la Lega. Ciò per due ragioni: da una parte sono noti da tempo i rapporti tra il leader della Lega ed esponenti di movimenti di estrema destra, basti ricordare le foto che l’attuale ministro degli interni si è fatto con i dirigenti di Casapound, o ancora la volta in cui si è visto indossare la felpa della Pivert, nota casa produttrice di abbigliamento per tali movimenti, o ancora che il suo libro autobiografico sia stato pubblicato dalla casa editrice Altaforte, ancora vicina ai suddetti soggetti e diretta da un uomo che nel 2008 è stato arrestato per aggressione ai danni di studenti che protestavano contro la riforma Gelmini; dall’altra, l’erosione elettorale dei voti di Casapound è presumibilmente opera della stessa Lega, in quanto come partito ha condiviso  in realtà molta retorica in origine attribuibile alla destra più estrema, ma, potremmo dire, ingentilita ed edulcorata da una struttura di pensiero e di azione molto più semplice e “pulita”. A dimostrazione di ciò Luca Marsella che nel novembre 2017 ha permesso a Casapound di raggiungere il 9% dei consensi nel comune di Ostia ha dichiarato: “Noi non abbiamo mai trovato il consenso elettorale, ma abbiamo trovato quello politico. Le nostre proposte sono tutte state votate dagli italiani. Soltanto, sono state dette e fatte da qualcun altro”. Ad esempio, “La parola ‘sovranità’ tanto cara a Salvini l’abbiamo inventata noi”. C’è dunque da aspettarsi che sebbene non più eletti con Casapound, soggetti di questo calibro troveranno comunque spazio nella vita politica del paese, e forse molto di più, con l’appoggio di un partito più grande e dalla faccia apparentemente più innocente, ma che comunque condivide con tali persone molte posizioni e crea un clima prolifico per le ideologie sovraniste e xenofobe.

Infine, è opportuno ricordare il lato più buio della costante presenza di tali movimenti nel territorio: gli episodi di criminalità violenta e apologia del fascismo che sono sempre più frequenti e “normalizzati” agli occhi dell’opinione pubblica. In 5 anni i “fascisti del terzo millennio” di Casapound hanno collezionato 20 arresti e 359 denunce. Riportiamo di seguito alcuni degli episodi più eclatanti: l’aggressione ai danni dei membri del Cinema America di Roma; i presidi violenti di Torre Maura e Casalbruciato; lo stupro di una ragazza, nel 2017; ragazzi della studentesca vicina a Casapound Blocco Studentesco che picchiano due ragazzi fino a mandarli all’ospedale; il 7 gennaio 2009, l’aggressione ai danni dei giornalisti de l’Espresso alla commemorazione di Acca Laurentia; da ultimo, forse il caso più eclatante, le vicende di Macerata e Luca Traini, soggetto proveniente dall’estrema destra e candidato con la Lega. Questi, e tanti altri episodi, quali le varie commemorazioni del periodo fascista e dei suoi personaggi, ci dimostrano come il clima che si è creato intorno a questi soggetti politici, cultori della violenza verso tutto ciò che è diverso, sia più favorevole che mai, ed ora che Casapound non sarà più costretta nelle maglie della competizione elettorale e dalla forma di “partito”, avrà ancora più liberta di movimento e flessibilità negli accordi politici, più energie per radicare e intraprendere iniziative nel territorio. Sarà ancora più difficile contrastare la loro azione politica in un paese dove le ideologie sovraniste prendono sempre più piede, grazie ad un Ministro che utilizza le istituzioni democratiche per la loro propaganda. Ancora una volta il fascismo non muore, ma cambia solo volto.  


Filippo Alunno Rossetti

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