Italia, anno 20xx, stanza dei bottoni6 min read

Stefano Mearini | 24-10-2017 | Nazionale - UNIVERSITÀ

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Burocrate 1 – Capo, le ho portato le stime sulle pensioni statali.
Burocrate 2 – Grazie, non ho voglia di leggerle, tanto so già che nel 2040 saranno insostenibili. Sbaglio?
Burocrate 1 – Non si sbaglia affatto. Dobbiamo trovare un modo per farli crepare prima, oppure qua salta tutto. Basterebbero tre anni in meno di pensione per continuare a far funzionare il sistema.
Burocrate 2 – Beh, tanto alzeranno l’età pensionabile, che ti preoccupi
Burocrate 1 – Capo, io ho tarato l’analisi col pensionamento a 72 anni.
Burocrate 2 – Ah.

Il FIT (acronimo per Formazione Iniziale e Tirocinio) è un percorso triennale di formazione e tirocinio ideato per l’accesso al mondo dell’insegnamento. Da questo punto di vista sostituisce il TFA (Tirocinio Formativo Attivo), di carattere biennale. Le differenze più sostanziali tra FIT e TFA sono appunto nella durata, nell’accesso e nella retribuzione. Il FIT, a differenza di quanto avveniva col TFA, è di durata triennale, l’accesso avviene tramite concorso, e chi vi accede non deve più pagare una tassa di iscrizione, ma viene retribuito.
Spiegato così, sembra un miglioramento in tutto e per tutto. In soldoni, per come viene spiegato a grandi linee, il vincitore del concorso è pagato per studiare (il primo anno), è pagato per le supplenze (il secondo anno) ed è infine inserito nel mondo del lavoro (il terzo anno)

DOVE SI TROVA L’INGHIPPO QUINDI?

Non c’è un solo inghippo. O meglio, non c’è solo un inghippo, ve ne sono molteplici. In prima istanza, l’acceso al concorso, a cui si potrà fare domanda solo dopo aver acquisito 24 crediti in tre ambiti disciplinari diversi su quattro (non previsti nei piani di studi attuali, poiché previsti all’interno del vecchio impianto del TFA), con spese a carico degli interessati (quindi, una tassa mascherata per accedere al concorso).
Nello specifico, i 24 CFU per l’accesso al concorso devono essere distribuiti secondo queste norme:

AMBITI DISCIPLINARI

    • Pedagogia, pedagogia speciale e didattica dell’inclusione (M-PED tutti i settori, CODD/04, ABST/59, ADPP/01, ISME/01 e /02, ISDC/01 e /05)
    • Psicologia (M-PSI tutti i settori, ABST/58, ISSU/03, ISME/03, ISDC/01, ADPP/01)
    • Antropologia (M-DEA/01, M-FIL/03, ABST/55, L.ART/08, CODD/06, ISSU/01 e /02, ADEA/01, /03 e /04)
    • Metodologia e tecniche didattiche (M-PED/03 e /04, e in relazione alla classe concorsuale: MAT/04, FIS/08, L-LIN/02, M-EDF/01 e /02, CODD/04, ABST/59, ADES/01 + le attività dei settori indicati dagli allegati B e C a condizione che siano declinate nei termini delle metodologie e tecnologie didattiche per gli insegnamenti compresi nelle classi concorsuali).

Vanno quindi maturati ALMENO 6 cfu per almeno tre di questi settori scientifico-disciplinari.
N.B. Chi già in possesso di tutti o alcuni dei crediti richiesti deve comunque farsi rilasciare una certificazione dall’Università in cui li ha conseguiti.

Burocrate 1 – Quindi, non possiamo alzare l’età pensionabile. A ‘sto punto, ritardiamo l’ingresso nel mondo del lavoro il più possibile, così per maturare i contributi ci mettono di più, e magari crepano nel frattempo. Da dove cominciamo?
Burocrate 2 – Ma che domande sono: la classe docente. Ritardiamo l’ingresso nel mondo dell’insegnamento, tanto quelli già si scannano da soli, e poi i giovani insegnanti non sono il futuro, sono solo un peso qua. Che vadano a fare i camerieri a Londra, con la loro bella laurea umanistica.
Burocrate 1 : Bene, ho già un’idea a riguardo. Intanto, concorso, così ne scoraggiamo un 30% e possiamo comunque truccarli a piacimento, così i politici tengono buoni i loro. Poi, possiamo introdurre un TFA triennale, li facciamo insegnare a gratis un paio d’anni con la scusa del tirocinio, e via.
Burocrate 2: eh no, a gratis no. Dobbiamo dargli un contentino, sennò questi sono giovani, ci vengono sotto il ministero e poi sai che casino se tocca manganellarli. Questi non si sono sfogati con l’Onda, questi vorranno protestare seriamente. Facciamo così: li paghiamo, meno, ma li paghiamo. Tipo da supplenti.
Burocrate 1: faccio un paio di telefonate per sentire se ci sono i fondi.

IL CONCORSO
Per accedere al mondo dell’insegnamento non ci sarà un solo concorso, ma vi saranno almeno due tranche. Il primo verrà bandito solo per gli abilitati con già tre anni di insegnamento alle spalle, si parla di gennaio/febbraio 2018, il secondo è stimato per l’autunno 2018 e sarà per i FIT veri e propri, dividendosi in tre classi di concorso:
– per la scuola secondaria di primo e secondo grado;
– insegnante tecnico-pratico per la scuola secondaria
– posti di sostegno
LE PROVE E LE GRADUATORIE
Due scritti a carattere nazionale, un orale in cui si attesterà il livello di una lingua europea al livello B2, e una prova scritta aggiuntiva per i candidati al posto di sostegno.
Le graduatorie sono agevolate per i posti da insegnante di sostegno, che prevedono solo un 30% del punteggio influenzato dalle prime tre prove e un 70% dalla quarta; per i posti da insegnante tecnico-pratico e per la scuola secondaria di primo e secondo grado si entrerà in graduatoria col raggiungimento di un punteggio minimo, risultato delle tre prove.
LA RETRIBUZIONE E I TRE ANNI
Superato il concorso, verrà stipulato un contratto triennale.
Primo anno, formazione: 400€ NETTI al mese per dieci mesi, all’incirca la retribuzione del servizio civile. Si accederà al secondo anno superando un esame finale, che terrà conto di: 10 CFU diretto nelle scuole; 6 CFU di tirocinio indiretto; lezioni, laboratori e seminari nel campo della didattica delle discipline afferenti alla classe di concorso; più altre attività formative opzionali per l’acquisizione di competenze linguistiche.
Secondo anno, supplenze: sempre 400€ al mese, più la retribuzione delle supplenze. Alla fine del secondo anno l’insegnante sarà soggetto ad una valutazione.
Terzo anno, passaggio a insegnante di ruolo: retribuzione pari a quella percepita attualmente da un insegnante supplente, al termine del terzo anno e solo dopo una valutazione positiva, i tirocinanti saranno assunti a tempo indeterminato.
Ci troviamo quindi davanti ad un abbassamento della retribuzione degli insegnanti mascherato da attività formativa ma non solo: non è detto che alla fine dei tre anni si possa passare ad insegnare, poiché non è garantita l’abilitazione al termine del terzo anno. In caso di esito negativo del FIT, infatti, il percorso non sarà abilitante e si dovranno ripetere gli ultimi due anni.

Burocrate 1 : capo, qui ci sono i fondi solo per due anni, non tre.
Burocrate 2 : ok, vediamo, fammi pensare. Allora, i primi due anni non possiamo pagarli come un servizio civile, sennò si incazzano. EUREKA! I primi sei mesi li facciamo studiare, così si sentono pure fortunati.
Burocrate 1: Capo, lei è un genio.
Burocrate 2: È ovvio, altrimenti non deciderei le sorti di questi poveracci.

CONCLUSIONI
Abbiamo di fronte una perdita di garanzie rispetto al meccanismo precedente, non solo in merito alla retribuzione o al passaggio di ruolo, ma anche, come già accennato, di assorbimento di laureati nel mondo della scuola. Cosa faranno coloro che si iscriveranno al concorso che non verranno ammessi? Proveranno la strada delle private? E chi alla fine dei tre anni risulterà non idoneo, secondo quali criteri verrà giudicato, per dover poi dover nuovamente fare richiesta per un concorso che hanno già vinto? Si legittima, con queste condizioni, una legislazione che prevede una maggiore presenza del precariato all’interno del mondo della scuola. Non è da dimenticare anche l’ulteriore allungamento del percorso di studi.


Stefano Mearini

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