Intervista a Nikita5 min read

Amministratore | 26-06-2015 | Over the rainbow

 

Sarà Nikita, uno dei nomi più importanti nella scena drag del Centro Italia e non solo, a presentare Miss Drag Queen Umbria, che si svolgerà domenica 28 giugno in chiusura del Perugia Pride Village ai giardini del Frontone.
Com’è iniziata la sua avventura? Cosa devono avere le nuove drag che si apprestano ad entrare in questo universo, e cosa devono aspettarsi?
Questo e tanto altro, nella nostra intervista con lei…

Da quanti anni ti esibisci come drag queen?

Cronologicamente parlando, Nikita è nata nel 1998 quando ha conosciuto Omphalos, ed assieme al primo gruppo di amici e volontari ha cominciato a creare la componente ludica dell’associazione.
Prima di noi a Perugia non c’era nulla, e io a loro devo i miei “natali”.

Quindi l’associazione ti ha sostenuto in questa avventura?

Mi ha creato, sostenuto e fatto da madrina, aiutandomi a diventare ciò che sono oggi. È grazie ad Omphalos che sono arrivato al Mama Mia, al Gay Village, al Picador…

Cosa ricordi degli inizi?

Ho iniziato per gioco, perché allora non si trattava di essere una drag queen, ma di improvvisarsi con quattro parrucche! Arrivavamo all’Arci avendo comprato qualche parrucca di plastica e si diventava una sera le ragazze di “Non è la Rai”, un’altra Kylie Minogue o Britney Spears, le dive del momento, aiutate allora dal nostro direttore artistico, Stefano, un ragazzo con una solida preparazione teatrale.
Con la sua passione per la recitazione e la nostra voglia di fare le pazze, abbiamo creato i nostri primi spettacoli nell’allora sede dell’associazione, che riscossero un grandissimo successo in un contesto dove ancora serate come il Be Queer non esistevano in Umbria, così tanto da farci arrivare ad un certo punto a far pagare un biglietto a chi volesse assistere da spettatore, perché posti per tutti non ce n’erano abbastanza!
C’era uno spirito che adesso un po’ rimpiango: non esisteva competizione, eravamo un gruppo dove ognuno metteva a frutto il proprio talento.

C’è stato un momento nella tua carriera in cui hai sentito finalmente di “avercela fatta”?

Credo di sentire di avercela fatta ogni volta che mi trovo davanti ad un pubblico che si diverte, quando so di avere delle colleghe che mi stimano o quando percepisco il supporto incondizionato del nostro staff, che mi sostiene in qualsiasi scelta io faccia.
Diverse volte ho pensato di lasciare, che fosse per motivi di amore, di salute o di amicizia: quando vedi persone che invece ti spronano a continuare, allora dentro di te un po’ senti di aver vinto, per essere riuscita a costruire dei rapporti che, al di là dell’ambito lavorativo, si basano sull’affetto e la stima.
Oltre Nikita, c’è Michele, un uomo circondato da un gruppo che gli vuole bene e che lo sostiene: Omphalos è la mia famiglia, a loro devo tutto.

Anche quest’anno sarai la madrina (nonché presentatrice) del concorso Miss Drag Queen Umbria, che si svolgerà questa domenica a conclusione del Pride Village di Perugia. A tuo parere in questa competizione conta più il talento o la passione?

Il talento dev’essere seguito dalla passione: se il primo non è accompagnato dal secondo, quel talento non potrà mai sbocciare. Per questo dobbiamo ringraziare persone come Caroline D’La Mark (l’Art Director del Be Queer), che è riuscita tante volte a tirare fuori il talento da giovani drag queen, e con la sua passione le ha fatte innamorare di questo mestiere facendole arrivare davvero lontano, com’è accaduto con le nostre drag resident Valkyria e She Wulva e con tanti altri talenti che c’invidiano in tutta Italia…

Cosa deve avere una concorrente per vincere?
Talento, passione… ma soprattutto umiltà.
L’umiltà ci vuole nella vita, nel lavoro e anche nei nostri concorsi: l’avere una corona in testa è solo il primo passo per mostrare cos’hai da offrire al pubblico.
Molti pensano di essere già “arrivati” avendo vinto, ma se passione e talento non sono seguiti dall’umiltà, non arrivi proprio da nessuna parte.
Il non essermi mai montato la testa è qualcosa che i miei colleghi apprezzano di me, mi sono sempre visto come parte di un gruppo dove ho sempre saputo stare al mio posto: sono semplice, ma porto avanti il mio lavoro con passione, ed è grazie a questo se oggi sono la “Nikita Nazionale”.
Il sentirmi dire “Nikita, tu hai qualcosa in più degli altri” quando mi esibisco fuori da Perugia mi rende felice, ma allo stesso tempo sono sempre pronta ad apprendere qualcosa dalle altre, perché essere drag è una continua ricerca, una crescita perenne volta allo sviluppo di un personaggio, e anche per questo devo ringraziare le mie colleghe She Wulva, Valkyria e Caroline.

Il successo riscosso lo scorso anno dalla competizione di Miss Drag Queen Umbria, evento al quale hanno assistito centinaia di spettatori, incluse famiglie con bambini, a tuo parere è un segno che qualcosa stia cambiando in Italia?

Ho sempre pensato che il Pride, come situazioni analoghe, siano per noi delle finestre sul mondo.
L’ignoranza penalizza la conoscenza, e questo concorso sicuramente ci ha permesso di farci conoscere come artisti a pieno titolo…poi sta a noi di far presa sul pubblico, di farsi piacere per ciò che siamo, che sia essere drag queen o artisti.
Il pride per noi drag è l’occasione per farci conoscere come persone, per far vedere che il nostro è un lavoro, un lavoro che amiamo, dove la sola cosa che deve contare è l’ “artisticità”.
Le serate, le manifestazioni in piazza, gli eventi sono incontri tra vita, arte, cultura e sentimento.
Noi ci mettiamo il cuore in questo lavoro, ed è ciò che conta.


Amministratore

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