Intervista a Marcello Carucci, prof. in sella2 min read

Giulia Compierchio | 03-04-2018 | Senza categoria

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La filosofia del lungo viaggio è un’arte difficile ed estremamente introspettica, fonte di inesauribile ricchezza culturale e crescita personale. Pochi dimostrano l’audacia necessaria per affrontare in solitario chilometri di sabbia, natura, città, accompagnati esclusivamente dai propri pensieri e dalle storie vissute. Marcello Carucci, volto della Honda Crosstourer si presenta come uno degli esempi più calzanti delle grandi distanze: romano acquisito, lunghi baffi da biker e la giusta dose di spontaneità che caratterizza i veri viaggiatori.

Lo incontro stanco per la quattro giorni del Motodays di Roma, senza neanche più un filo di voce; mi saluta con la sua immancabile disponibilità e si mostra pronto a sciogliere le mie curiosità. La domanda, anche se banale, sorge inevitabile: quando e perchè hai sentito la necessità di partire?

«Nasco a Pescina, in provincia dell’Aquila e la mia sorte di pellegrino comincia già con il trasferimento a Roma, città che mi ha accolto da ormai 48 anni. Il mio debutto da cavaliere motociclistico è però nel 1984, e da quel momento ho completato 50 tour tra Europa, Medio Oriente, Nord Africa e Asia. Sono trentatrè anni che continuo a mangiare chilometri e storie straordinarie, e ad ogni partenza mi sento sempre più affamato d’avventura.»

Viaggiare determina spesso la capacità di osservare noi stessi e ciò che ci circonda: hai riscontrato reali crescite nei luoghi in cui ti sei addentrato? Come hanno influito sulla tua visione dell’«altro»?

«Senza dubbio sono un uomo diverso e decisamente più consapevole dei cambiamenti che ho la possibilità di verificare su strada: paesi come Ungheria e Romania stanno progredendo considerevolmente, e allo stesso tempo ho potuto constatare la grande ospitalità delle aree arabe. Il mondo si sta muovendo, e nel mio piccolo io ne assecondo i cambiamenti.»

Figli di Viaggi è una piattaforma di storie, di momenti che rendono il viaggio parte inscindibile della nostra persona: ricordi un luogo che ti ha fatto sentire a casa, «meno solo» nella tua avventura?

«Di episodi incredibile potrei raccontarne a vagonate: ho sofferto il caldo, patito la sete nel deserto e sono stato aggredito: ciò che però portero sempre nel cuore è l’immensa bontà del popolo iraniano. Mai potrò scordare le lacrime versate insieme alle famiglie che mi ospitarono in quelle terre, il calore provato in un attimo di solidarietà nei miei giorni di solitudine straniera.»

 

La tua prossima meta: so che è una sorpresa, puoi anticiparci qualcosa? Terrai aggiornati I lettori di Figli di Viaggi?

«Ovviamente renderò partecipe la mia grande famiglia social su Facebook e sul mio sito personale. Posso dire poco della prossima destinazione, ma prometto che a breve avrete notizie, e senza dubbio informerò Figli di Viaggi sull’imperdibile rotta che traccerò.»

Saluto con grande affetto e stima Marcello, il nostro professore di educazione fisica che sgomma intrepido per il mondo intero.


Giulia Compierchio

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