INTERVISTA A LABADESSA3 min read

Micaela Chiagano | 16-12-2016 | Cultura

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“Spesso credono che io sia una donna. Non so, forse è il cognome che trae in inganno o magari sono le linee regolari delle vignette. E invece no, sono un uomo”.
A parlare è Mattia Labadessa, celebre vignettista partenopeo, impostosi all’attenzione del grande pubblico per mezzo della sua pagina Facebook (Labadessa, per l’appunto) nata come vetrina per i suoi lavori e trasformatasi poi in un’incredibile rampa di lancio.
Conserva gentilezza e simpatia anche dopo un interminabile “incontro con l’autore” presso la fumetteria “Funside” nel cuore di Perugia; sono state tantissime le persone giunte sul posto per poter acquistare una copia autografata del suo primo lavoro, “Le cose così”, edito da Shockdom.
“Sono felice che tante persone si siano interessate al mio libro”, confessa Mattia, prima di rilasciare un’intervista esclusiva per noi de La Locomotiva.

Passare da studente ad artista di successo: come sono cambiati la tua vita e i tuoi progetti per il futuro? In sostanza, come si immaginava il Mattia “pre uomo-uccello”?
In verità ho sempre sperato di poter vivere disegnando. È vero, sono insicuro praticamente su tutto nella mia vita, eccetto che sul mio lavoro. Quando si parla di disegno, sono sempre stato abbastanza certo della qualità dei miei “mezzi”. Mi sento quindi di dire che i piani non sono cambiati di molto, ma è cambiata la consapevolezza di ciò che è in gioco. Adesso che il progetto ha preso piede, temo di non essere in grado di gestirlo a dovere, nonostante abbia anche accantonato l’università per dare ulteriore solidità al mio lavoro.

Una curiosità riguardo al personaggio, questo mitico “uomo-uccello”: in perugino, quando si dà dell’ “ucello” a qualcuno è per dirgli in modo affettuoso che è un po’ “tonto” forse troppo “sognatore”. Quanto di questa descrizione coincide con il personaggio a cui hai dato vita?
L’uomo-uccello è sicuramente un po’ sognatore, un aspetto questo che si accompagna in modo curioso anche alla disillusione che aleggia intorno al personaggio, che in fondo percepisce la vita come priva di senso; questo è un po’ il leitmotiv dell’opera, la vita e le sue “cose così”, il giallo da intendersi come il superfluo che ruota attorno all’essenza. A volte sì, è anche un po’ tonto, specialmente nel modo in cui approccia le cose… spesso potrebbe semplicemente vivere senza troppe ansie e paure, però purtroppo si lascia fregare da tutte le storture e sovrastrutture della mente umana.

Ultima domanda. Qual è il tuo rapporto con la musica? Basta dare un’occhiata al libro o alla tua pagina Facebook per capire che esercita una forte influenza su di te.
La musica è fondamentale per me. Quando lavoro non posso farne a meno, ascolto soprattutto ambient, chill-out, dubstep, ossia musica d’atmosfera; il fatto che non ci sia un “testo”mi permette di lavorare sulle sensazioni, senza che vi siano altre “influenze”. Certo, per quanto riguarda il lavoro sulla pagina la faccenda è un po’ diversa, lì parto già con un’idea che poi tendo a sviluppare graficamente, ma come illustratore (che è la definizione che do di me, più che fumettista) necessito della musica per esprimermi. Se dovessi fare dei nomi di artisti, ti direi sicuramente Burial, un artista londinese che adoro e seguo da quattro anni circa, ma non disdegno la musica italiana: Rino Gaetano, Cocciante… so’ forti!


Micaela Chiagano

Micaela Chiagano

Inizia come collaboratrice con la rubrica “Tipi Umani” e diventa co-caporedattrice nel Gennaio 2017. Originaria di Eboli, oltre a condividere la terra natia con Cristo, studia Medicina ed è appassionata di letteratura e disegno.