In critica e difesa della medicina ufficiale8 min read

Daniele Papasso | 29-04-2015 | Cultura

Lo scienziato Silvio Garattini ospite a Perugia

Nella settimana del Festival Internazionale del Giornalismo, la città di Perugia riesce ad offrire anche altri incontri di elevato carattere culturale. Lospite donore è il farmacologo di fama internazionale Silvio Garattini, fondatore e direttore dellIstituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”. Ultimamente, la sua presenza in incontri pubblici è stata inopinatamente contestata da gruppetti organizzati di fanatici antiscientifici di ogni risma, giunti persino ad interrompere alcune conferenze. Venerdì 17 aprile, alla Sala delle Colonne di Palazzo Graziani, in pieno Corso Vannucci, per fortuna, non è accaduto niente di tutto ciò. A dire il vero, la sala non era così affollata, complice la carente sponsorizzazione dellevento, colpevolmente rivolta in massima parte agli addetti al settore, proprio quando sarebbe necessario combattere in ogni luogo la dilagante disinformazione antiscientifica che corre sul web e in televisione.

Il tema dellincontro, moderato dal prof. Fausto Santeusanio, docente emerito di Endocrinologia dellUniversità di Perugia, organizzato dal MEIC, in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio Perugia, era la sperimentazione umana, ma, in particolare grazie allappassionante intervento del prof. Garattini, senza nulla togliere agli altri illustri relatori, si è potuto spaziare lungo tutto il fronte di assedio che vede la medicina cosiddetta “ufficiale” attaccata da più parti.

Nel suo discorso di oltre unora, microfono alla mano, in piedi di fronte alluditorio, Garattini, dopo aver illustrato la severa disciplina che regola ogni fase della ricerca clinica, in accordo con un metodo di trasparenza e di assoluta serietà, indispensabile per raggiungere risultati che possano produrre un miglioramento significativo della terapia, ha puntato dritto alle criticità del sistema sanitario senza alcuna reticenza, ma con lautorevolezza che gli compete. 

 

3 trilioni di euro: questa è la cifra a cui ammonta il giro di affari legato alla vendita di farmaci che non seguono liter di validità a cui tutti, in primis le case farmaceutiche, dovrebbero attenersi. In altri termini, dei circa 9000 prodotti farmaceutici distribuiti in Italia, il 50-70% dovrebbero sparire dalle nostre farmacie. Perché accade ciò? Facile: per via delle enormi pressioni che le case farmaceutiche esercitano sul legislatore, trasformando così i farmaci da strumenti di salute a meri mezzi di consumo. A tal proposito, la legislazione europea si mostra carente; infatti, accanto ai criteri per lapprovazione del dossier di certificazione di un farmaco, ovvero qualità, efficacia, sicurezza, non appare il valore terapeutico aggiunto. In pratica, attualmente un nuovo farmaco può essere commercializzato anche se non è migliore di uno precedente già a disposizione. Infatti, durante la sperimentazione clinica, è sufficiente che venga superata la comparazione con un placebo affinché un farmaco possa essere messo in vendita: condizione sufficiente è che non sia peggiore di quelli esistenti. Tutto questo è ovviamente possibile grazie alla complicità di studiosi autorevoli che si prestano a redigere i dossier di presentazione per conto delle case farmaceutiche.

È, pertanto, il trionfo della logica di mercato, che punta soltanto alla creazione di nuovi consumatori a suon di spot pubblicitari. In questo modo, inoltre, si pongono ostacoli al progresso della ricerca; introdurre pazienti, nel momento della sperimentazione umana, per testare farmaci che saranno semplicemente non inferiori a quelli disponibili rappresenta uno spreco immane di risorse. Il diritto alla salute è sacrificato sullaltare del diritto allimpresa del settore, che si fa beffe dellutilità sociale che dovrebbe caratterizzare liniziativa economica privata. Questa è una delle cause, ha continuato il prof. Garattini, per cui ancora non si ha una soluzione terapeutica per le circa 7000 malattie rare.

 

Da qui discende luso smodato di farmaci, costantemente preferiti ai ben noti accorgimenti nello stile di vita oppure a terapie che tengano conto dellindividuo nella sua complessità, psiche inclusa. Un esempio è dato dalleccessivo ricorso a farmaci impiegati nel trattamento di condizioni psichiche. Nel caso della depressione, questa è molto più frequentemente riferibile a stati depressivi transitori che non necessitano delluso di antidepressivi, utili invece nel caso di una conclamata forma patologica di depressione, con riconosciute basi organiche.

 

Queste storture del sistema sanitario hanno incrinato la fiducia dei pazienti nella medicina ufficiale, alimentando unondata di dissenso, spesso dissennato, che ha stimolato, ad esempio, linteresse nei confronti della cosiddetta medicina alternativa; sintomatico è il fatto che, nella più grande libreria del centro di Perugia, lo scaffale dedicato appunto alle medicine alternative è tra volte più esteso di quello occupato da volumi di medicina (senza ulteriori attributi attraenti). Come precisato nelloccasione dal prof. Lino Conti, docente di Epistemologia e Bioetica presso lUniversità di Perugia, esiste una continua “contesa di scientificità e di specificità” da parte di queste medicine alternative, che, nonostante gli enormi progressi compiuti dalla medicina nel corso dellultimo secolo, di gran lunga superiori a quelli conseguiti nel resto dellintera storia umana, cercano di affrancarsi dalla medicina “tradizionale” e di rivendicare una propria autorevolezza pur discostandosi palesemente da ciò che è la vera caratteristica immutabile della scienza medica: la metodologia sperimentale. Infatti, benché la medicina, come tutte le altre scienze, procedano per rivoluzioni e che quindi il sapere non può mai essere considerato stabile ed immutabile, lunica costante resta il metodo scientifico.

 

Proprio nellambito della metodologia medica per la ricerca clinica, uno dei punti fermi è rappresentato dallo step della sperimentazione animale o “in vivo”, che segue quello “in silico”, ovvero al computer tramite sistemi di simulazione matematica, e quello “in vitro”, su colture di cellule. È, come afferma Garattini, tuttora impossibile ricreare la complessità dei sistemi biologici di un organismo vivente attraverso metodi alternativi; possono aumentare i metodi complementari, per ridurre sempre più il momento della sperimentazione “in vivo”, ma non è pensabile, allo stato attuale, una sua sostituzione prima di giungere, con un grado di “ragionevole probabilità”, alla sperimentazione umana. Eppure, interi gruppi parlamentari sostengono apertamente labolizione della sperimentazione animale pur non avendo alcuna idea di come venga condotta una ricerca biomedica.

 

Altro capitolo dedicato ai vaccini. Essi sono farmaci ideali, poiché, mediante ununica somministrazione, garantiscono effetti duraturi e, se estesi a tutta la popolazione, possono add
irittura eradicare una malattia, come già avvenuto con successo negli ultimi decenni. Tuttavia sono crescenti i movimenti di dissennato dissenso nei confronti delle vaccinazioni, soprattutto pediatriche, alimentati da false credenze basate su falsi studi che vorrebbero denigrare i vantaggi delle vaccinazioni, creando ad arte correlazioni tra patologie dalleziologia ancor non ben nota e vaccinazioni. È il caso della ampiamente smentita correlazione tra autismo e vaccino trivalente MPR, supportata da uno studio manipolato di fine anni 90 firmato da un tale dottor Wakefield, attualmente radiato dallordine dei medici britannici per via del suo studio fraudolento.

 

Perché un numero sempre crescente di persone si rivolge alla cosiddetta medicina alternativa? Le risposte fornite durante levento sono state molteplici.

Secondo il prof. Conti, allaumento delle aspettative di vita, dovuto in buona parte ai progressi in campo medico, non è coinciso un aumento della felicità, per via della persistenza di malattie prive di cura, di cicliche epidemie e dallaumentata incidenza di altre patologie, in realtà spesso collaterali al non salutare stile di vita occidentale, che hanno tradito le promesse di cura, in senso lato, della medicina moderna. La prospettiva disattesa di felicità ha generato malcontento e spinto molti individui a rivolgersi verso sistemi terapeutici più rassicuranti, come lomeopatia, più prossima alla fede che alla scienza, vista la completa assenza di basi scientifiche e di efficacia comprovata.

A detta del prof. Garattini, il motivo è da ricercare a monte, vale a dire nella decrescente importanza della ricerca scientifica nelle agende politiche, poco lungimiranti e spesso inconsapevoli dellenorme mole di lavoro sottesa ad uno studio scientifico.

Altra ragione è la preponderanza della cultura umanistica nel nostro sistema scolastico; si inorridisce (giustamente) se qualcuno cita erroneamente una massima latina, mentre si tollera a cuor leggero se vengono confuse, ad esempio, molecole con atomi oppure diverse unità di grandezza. Questo è chiaramente dovuto allassenza dellinsegnamento della metodologia scientifica; è inutile laccumulo nozionistico, se non sorretto da una solida struttura che permetta di interpretare la realtà secondo strumenti logici adeguati, anche semplicemente relativi a rapporti di causa-effetto, per nulla chiari a gran parte della popolazione che preferisce sostenere, dimpeto e senza giudizio, terapie mediche alternative di fatto inconsistenti, similmente a quanto avvenuto per il caso del metodo Di Bella per la cura dei tumori o del più recente metodo Stamina nella cura indiscriminata di malattie rare, come ricordato durante il convegno dal dott. Lucio Patoia, dirigente medico presso lOspedale di Perugia. Pratiche infondate e senza efficacia, spesso addirittura pericolose, ma dai contenuti miracolistici che hanno fatto presa, con la compiacenza dei media, su larga parte dellopinione pubblica.

Lincapacità di sfruttare opportunamente i nuovi canali di informazione è stata, secondo Garattini, unaltra causa del distacco tra mondo scientifico (spesso rinchiuso nella torre davorio accademica), e società civile, sempre più soggetta allinfluenza di fonti eterodosse e pseudoscientifiche, ma vincenti per il semplice fatto di saper utilizzare meglio i mezzi di informazione con le tecniche accattivanti di stampo pubblicitario, più consone al marketing virale che non ad una corretta divulgazione scientifica.

 

In ultima analisi, il rischio più grave che può correre la nostra società è quello di incanalare la propria insoddisfazione e voglia di cambiamento in una scriteriata contestazione al sapere scientifico, autentico patrimonio sociale e di progresso in grado di migliorare concretamente le condizioni di vita di milioni di persone, a patto di essere indipendente e svincolato da interessi puramente pecuniari, piuttosto che in una legittima, anzi doverosa, critica al sistema di gestione sanitaria, pericolosamente assoggettato alle logiche di profitto, che regola ingiustamente laccesso alle cure mediche di avanguardia e che tende a sperperare le risorse intellettuali e finanziarie a disposizione.


Daniele Papasso

Daniele Papasso

Direttore editoriale da settembre 2015 a dicembre 2016, è studente in Medicina e Chirurgia. Calabrese, ha lanciato la rubrica Smonta la Bufala, sulle menzogne pseudoscientifiche. Da sempre appassionato di politica, ama la musica rock e indipendente, il cinema d'autore e la Juventus.